Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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San Pio X, papa

pio x

Oggi, se non fosse domenica, sarebbe la memoria liturgica di San Pio X: con l’occasione ricordo questo grande pastore riprendendo, con molta sintesi, il suo insegnamento nel campo della musica liturgica.

Il cardinale Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, divenne papa il 4 agosto 1903. Parlando dei suoi atti si è talvolta utilizzata la parola “rivoluzionario”, per indicare, magari con una punta di esagerazione, l’audacia di molte delle sue riforme. Non si fa per nulla attendere il suo Motu proprio Tra le sollecitudini, emanato il 22 novembre 1903; da convinto ceciliano qual era, riprende non solo gran parte dei convincimenti già espressi a Venezia, ma fa qui confluire le idee migliori e più esigenti dei ceciliani dell’Ottocento, riuscendo a far sì che il documento costituisse il punto di arrivo e il coronamento dell’impegno di tutto il movimento liturgico-musicale, assai sviluppato in Europa, ma osteggiato in Italia. Le difficoltà non si attenuano negli anni a venire, ma con il suo Motu proprio, Pio X offre un radicale impulso per un’autentica riforma in ambito musicale, diventando punto di riferimento per il cammino ecclesiale fino al Concilio Vaticano II.

La musica è per la liturgia, la liturgia è per il popolo, l’assemblea liturgica è per la lode di Dio: Pio X ristabilisce l’ordine giusto fra musica, liturgia, assemblea, Dio. Inoltre precisa le caratteristiche della musica sacra nei termini di: santità, bontà delle forme/artisticità, universalità. In particolare si esige l’esclusione di ogni profanità. Pertanto la musica, nella sua forma, deve aderire alle funzioni dei diversi gesti rituali e non abusare per ampiezza affinché per mezzo suo i fedeli “siano più facilmente eccitati alla devozione”, e i testi cantati devono sempre essere comprensibili ad essi che ascoltano. Viene riconosciuta una identità ministeriale ai cantori, i quali svolgono un “vero ufficio liturgico”, ma ne sono tuttavia escluse le donne. E’ comunque da sottolineare l’attenzione data al popolo, la cui partecipazione, per attingere alla fonte dello spirito cristiano, deve essere “attiva”: l’espressione fa qui la sua felice comparsa in un documento ufficiale, per essere d’ora in poi costantemente ripresa e specialmente approfondita dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium. Notiamo i termini che nel pensiero del papa sottolineano l’importanza della liturgia vissuta dai fedeli, la quale è intesa come “partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa”; come tale la liturgia è la sorgente dello spirito cristiano, anzi “sua sorgente prima e indispensabile e che “la musica è parte integrande della liturgia”.

Ma queste parole non furono davvero comprese, almeno in un primo tempo. Non ci meravigliamo di questa difficoltà, visto che lo stesso insegnamento del magistero, in materia liturgica, non era poi così univoco. Inoltre, la locuzione “partecipazione attiva” compare un’unica volta non solo nel documento in oggetto, ma nell’intero magistero di Pio X. Ci voleva tempo. Ciò che è certo, è che neanche nella basiliche romane, si era molto prossimi all’ideale liturgico e musicale espresso da Pio X nel suo Motu Proprio, se lui stesso ebbe modo di lamentarsene con il cardinale vicario: “Alla devota salmodia del clero, alla quale partecipava anche il popolo, si sono sostituite interminabili composizioni musicali sulle parole dei salmi, tutte foggiate alla maniera delle vecchie opere teatrali e per lo più di sì meschino valore d’arte, che non si tollererebbero neppure nei concerti profani di minor conto”.

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