Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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Un canto anche per il diacono, il lettore e il salmista? Sì, ma…

diacono-lettore-salmista

Continuiamo la nostra lettura di Musicam Sacram (=MS). Viene detto qualcosa a proposito del canto di questi ministri? Poche cose, diciamo subito, anche perché ai tempi di MS la riforma dei ministeri doveva ancora venire, con la conseguenza di una situazione che si presentava fluttuante.

MS non accenna al ministero del diacono. Brevemente, si può dire che al canto liturgico del diacono è applicabile quello che appartiene al canto del ministro che presiede, al netto di ciò che fa riferimento alla presidenza di una celebrazione eucaristica. Più nello specifico, il canto del diacono si attua per svolgere tre funzioni. Innanzitutto per invitare ed esortare i fedeli a prestare attenzione, ad assumere determinati atteggiamenti o compiere alcuni gesti. In secondo luogo per guidare la preghiera dei fedeli, sostenendo una parte da solista nel canto delle intenzioni, alle quali tutti risponderanno con una supplica. A lui infine, spetta di proclamare il brano evangelico: per ciò che concerne il suo canto, vale quanto verrà detto qui di seguito a proposito delle altre letture.

Del ministero dei lettori, MS ne parla solamente due volte: nell’elenco dato al paragrafo 13 per affermarne la particolare importanza, e in MS 26 affinché «proferiscano le parti loro assegnate in modo ben intelligibile». I termini di “lettore” o “lettura” non devono trarre in inganno: leggere nella liturgia, non è una qualunque pronuncia di un testo, ma una proclamazione pubblica della Sacra Scrittura che nella tradizione cristiana come in quella ebraica viene di regola cantillata. Insegna il Gelineau: «La cantillazione si presenta come un recitativo ritmico-melodico che si avvale di formule semplici e stereotipe adatte alle intonazioni, agli accenti importanti e soprattutto alla interpunzione e alle cadenze delle frasi». Come il ministro che presiede e il diacono, neppure il lettore è un virtuoso del canto. Egli trasmette un testo sacro a cui si sforza, con la musica, di conferire tutta la sua potenza misteriosa. Siccome la Sacra Scrittura non è il “suo” canto, la liturgia gli impone formule di cantillazione sobrie e tradizionali. Tuttavia, non sono poche le perplessità in merito al canto delle letture bibliche, spesso sconsigliato con motivazioni anche superficiali. Bisogna dire, tuttavia, che nel corpus delle nuove melodie del 1983 (poste in appendice al Messale) non esiste alcun schema melodico per le letture – che invece esiste per il Vangelo – se non l’intonazione per terminare acclamando. Si vuole forse escludere definitivamente la cantillazione? Si diffida della possibilità di un annuncio cantato, che apparirebbe troppo sacrale? Oppure si dubita (realisticamente) della capacità esecutiva, essendo invalsa l’abitudine di scegliere all’ultimo momento delle persone per le letture? Anche se si è imposto l’uso di non cantare le letture, resta il fatto che questa scelta non è certamente apportatrice di una prassi idilliaca. La questione rimane pertanto aperta.

MS non fa parola neppure per il canto del salmista, ma al paragrafo 16 inserisce «le antifone, i salmi, i versetti intercalari o ritornelli» tra le parti che prima di tutte manifestano la partecipazione attiva di tutto il popolo. Nella celebrazione eucaristica il salmo responsoriale viene demandato ad una figura particolare. Una maggior consapevolezza biblica ha aiutato a distinguerlo dalle altre letture, ma ancora troppo spesso a questo canto viene fatta mancare la melodia, magari anche al ritornello.

Allego nuovamente la Prima melodia della Messa e l’audio per ascoltarne le melodie.

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Il Salmo responsoriale

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Il salmo responsoriale di norma si proclami in canto. Vi sono due modi per cantare il salmo dopo la prima lettura: il modo responsoriale e il modo diretto. Nel modo responsoriale che, per quanto possibile, è da preferirsi, il salmista o cantore del salmo proclama i versetti, e tutta l’assemblea partecipa con il ritornello. Nel modo diretto, il salmo, senza ritornello da parte dell’assemblea, è cantato dal solo salmista o cantore del salmo, o da tutti insieme.

Il canto del salmo o anche del solo ritornello è un mezzo assai efficace per approfondire il senso spirituale del salmo stesso e favorirne la meditazione. In ogni singola cultura si devono usare tutti quei mezzi che possano incoraggiare il canto dell’assemblea, ivi compreso, in modo particolare l’uso delle facoltà previste a questo scopo nell’Ordinamento delle letture della Messa circa i ritornelli da usare nei vari tempi liturgici.

Per il canto o la recita del salmo responsoriale il salmista o il cantore stanno all’ambone

Così si esprime l’Ordinamento generale del Lezionario Romano ai nn. 20-22. Invito di cuore i direttori di coro a considerare di poter dedicare del tempo per insegnare a cantare questo brano della Sacra Scrittura. I salmi hanno la loro origine dal canto di autori ispirati dallo Spirito. Il salmo responsoriale è un canto. Quando non lo cantiamo, ci priviamo di una cosa bella. Pensiamo, ad esempio, alla festa di un amico: possiamo anche solo ipotizzare di augurargli buon compleanno recitando anziché cantando “Tanti auguri a te”? Assurdo, perché toglieremmo alle parole l’euforia tipica di quei momenti. Qui la forma è sostanza.  Ciò è vero anche per il Salmo responsoriale, e per tutti gli altri canti della Messa: se alle parole non uniamo la musica, togliamo loro il senso della gioia o della supplica, del ringraziamento o dell’invocazione, ecc… a favore di un appiattimento generale sui contenuti, che diventeranno poco o nulla espressivi. Dunque la musica non è un “di più” non importante.

Mi permetto di suggerire, a questo punto, un paio di sussidi che possono essere di aiuto: Diocesi di Trento e Treviso (a cura di), I salmi responsoriali domenicali e festivi, Elledici, 2009; e V. Tassani, I Salmi Responsoriali, EDB, 2010. Entrambi contengono gli spartiti con le parti del canto (ritornello e strofe) e dell’organo.

Inoltre, i vescovi italiani, per facilitare almeno il canto del ritornello da parte di tutta l’assemblea, hanno scelto dei testi comuni che si possono utilizzare al posto di quelli riportati nel Lezionario, e si trovano nel libro Nella casa del Padre.

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