Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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L’organo è metafora dell’assemblea liturgica

Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, il 6 settembre ha preso la parola ad un concerto d’organo. Condivido il video, anche se l’audio è penalizzato dal riverbero, e offro uno stralcio del suo intervento a braccio.

Io non so che idea avete dell’organo. Forse qualcuno pensa che siano strumenti e suoni per alti livelli, che non vadano bene per i nostri linguaggi e per le nostre orecchie. Se fosse così saremmo un po’ nei guai. L’organo è la metafora dell’assemblea liturgica, perché ci sono tutte le voci: raccoglie le voci bianche e le voci adulte maschili e femminili, e tutte le voci dell’orchestra. Se l’organo è la metafora dell’assemblea liturgica, tutti gli altri strumenti per quanto possano essere vicini alla sensibilità nostra – chitarre, percussioni – devono rispettare una grammatica e una sintassi, ma lo strumento che più riesce a sintonizzarsi con l’assemblea liturgica è indubbiamente l’organo con la sua ricchezza di espressioni e di colori. Con l’organo si fa tutto. Il maestro concertista suona da solo e risponde a sé, punto e basta. Il maestro accompagnatore deve avere un feeling con chi canta, con un’avvertenza che ormai dalle nostre chiese è scomparsa – e io che le giro tutte ne sento di tutti colori – e cioè che gli strumenti non devono essere prevaricatori sulle voci. L’organo è una struttura pedagogica che ci dice tante cose: finezza, varietà, proporzione. Ci da il contesto necessario per la celebrazione, la lode e la preghiera. In musica ci sono mille espressioni: si va dal pianissimo al fortissimo. Nelle nostre celebrazioni ormai è tutto fortissimo, con qualunque assemblea, che canti un solista, che canti il coro. Sul piano musicale molte nostre celebrazioni sono piatte o sciatte. E’ questo quello che noi diamo a Dio per rendergli il vero culto? Forse è il tempo che dedichiamo una attenzione maggiore alla qualità, non tanto per le nostre orecchie quanto perché la nostra lode a Dio sia degna della sua maestà.

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