Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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Passato, presente, futuro

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Mons. Vincenzo De Gregorio al “Giubileo dei Cori” del 21 ottobre 2016. Estratto della relazione:

La Liturgia non è mai stata operazione archeologica. La tradizione che ci viene consegnata da questa lunghissima storia di canto, è una storia di continua innovazione. La miseria di tante produzioni contemporanee del presente, repertori che non avrebbero accoglienza da nessuna parte ma che sono inserite nelle liturgie di oggi, ci ricordano che il canto della Chiesa non è mai stato banale e brutto, soprattutto non é mai stato tecnicamente povero. Dal passato di questa storia di canto, abbiamo possibilità di elaborare una condizione di equilibrio tra canto liturgico del passato e del presente, canto religioso popolare, canto degli specialisti e canto di tutti.

Siamo entrati nella riforma liturgica che ci ha consegnato il Vaticano II da popolo a-musicale. Ne abbiamo sofferto pertanto le conseguenze in termini di assimilazione difficilissimi: come italiani, da cittadini, non siamo formati al canto corale, ancor meno alla musica strumentale.

Dalla impreparazione musicale da Italiani è derivata la impreparazione musicale per la liturgia in lingua corrente: lo dimostra ampiamente la incapacità o la disattenzione che la Chiesa in Italia ha dato per alcuni decenni, alla cura del repertorio dei canti per la Liturgia. Non é significativo che la stragrande maggioranza dei sussidi per il canto nelle comunità e nelle parrocchie siano con i soli testi e senza neanche una nota su un rigo musicale? Il confronto con l’impegno profuso da altre Chiese nelle lingue nazionali, è impietoso: il nostro Repertorio Nazionale è datato a pochi anni fa. Per molti, troppi, anni il canto della Liturgia è stato gestito da improvvisati cantautori, da case editrici, da fondatori e capi carismatici di movimenti ecclesiali autopromossi compositori di testi e di melodie. E’ significativa, in questo ambito, la distrazione della Pastorale per la catechesi dell’iniziazione cristiana: nuovi bellissimi testi per il catechismo in preparazione alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana e neanche un accenno ad accompagnare questo percorso con un repertorio di canti adeguati che in quella fase avrebbero creato con facilità e quasi spontaneità un popolo di adulti che sapesse cantare una pur minima parte delle celebrazioni, soprattutto dell’Eucaristia.

Scarica l’intera relazione.

Sul canto liturgico: è necessario più dialogo?

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Sabato 22 c’è stata l’udienza giubilare, e come da programma erano presenti tutti i pellegrini aderenti al Giubileo delle Corali. Io ero curioso di sapere se Papa Francesco dicesse qualcosa in merito al canto liturgico, e cosa.

Nulla.

Il Papa non ha neppure avuto qualche parola particolare per i partecipanti, quando sono stati salutati in coda all’udienza, dopo i pellegrini dall’Umbria e l’Associazione Medici Cattolici; e quasi quasi è stato più caloroso nei confronti di un gruppetto di sbandieratori. Che Papa Francesco non si sia soffermato sul Giubileo delle Corali, però, non mi ha sorpreso più di tanto poiché l’udienza non era affatto dedicata a questo evento. Tuttavia ciò che ha detto, è ben applicabile anche a noi, quando dobbiamo parlare e confrontarci sul tema della musica e del canto liturgico. Ecco una sintesi:

Un aspetto della misericordia è il dialogo. Il dialogo è un segno di grande rispetto perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore. Molte volte non incontriamo veramente i fratelli, soprattutto quando vogliamo far prevalere le nostre posizioni: quante volte stiamo ascoltando uno e lo fermiamo, non lasciamo che finisca di spiegare quello che vuol dire: non è dialogo, questo, ma aggressione.
Il vero dialogo necessita di momenti di silenzio in cui cogliere il dono straordinario della presenza di Dio nel fratello. Il dialogo aiuta ad umanizzare i rapporti e superare le incomprensioni. Come si risolverebbero più facilmente le incomprensioni se ci si ascoltasse. Di dialogo vive anche la Chiesa: il dialogo abbatte il muro delle incomprensioni.
Non dimenticatevi: dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così, la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro andranno meglio: ma se incomincio ad urlare, non avrà buon fine questo rapporto tra noi. Ascoltare, spiegare, mitezza: non abbaiare all’altro, non urlare, avere il cuore aperto!

Spero che il Giubileo delle Corali sia stata un’esperienza bella e significativa per chi vi ha partecipato. Personalmente non ne sono stato entusiasta, poiché non mi è sembrato un giubileo all’insegna del dialogo, appunto: per esempio, su 65 canti in programma, se ne sono contati ben 36 dello stesso autore (Mons. Frisina) e solo 9 di altri autori contemporanei (in questo caso però si è trattato di brani molto molto popolari, quindi proposte non proprio di rilievo). La restante parte: Missa de Angelis, poco altro di canto gregoriano, e Arcadelt, Bach, Mozart, Haendel (anche qui brani molto conosciuti). Ho sentito affermare che siccome il Giubileo delle Corali è stato organizzato dal Coro della Diocesi di Roma è ovvio che vi sia stata una preponderanza delle composizioni di Frisina. Obietto facendo notare che il canto liturgico non è di proprietà privata; altrimenti sarebbe stato più consono denominarlo Giubileo delle corali affiliate al Coro della Diocesi di Roma alias Marco Frisina!
Neppure mi è sembrato un giubileo scaturito dal dialogo: per esempio l’Ufficio Liturgico Nazionale, mentre sul proprio sito ha già pubblicato la notizia di un importante convegno su Musicam Sacram che si terrà nel marzo 2017, non ha mai fatto il minimo cenno al Giubileo delle Corali, neanche al suo approssimarsi.

Chiedo venia per questi pensieri, che tuttavia prendono l’avvio da fatti oggettivi: non ho intenzione di offendere nessuno. Ascoltare, spiegare, mitezza: ne abbiamo bisogno!

La Missa Ioannis Pauli II di Botor alla GMG 2016 di Cracovia: ecco gli spartiti!

messa Botor Cracovia

La Missa Ioannis Pauli II composta da Henryk Jan Botor per la celebrazione conclusiva della GMG 2016 di Cracovia presieduta da Papa Francesco al Campus Misericordiae, è stata definita dal card. Stanisław Dziwisz come un “regalo della Chiesa di Cracovia alla Chiesa universale”. La composizione ha destato parecchio interesse, ma gli spartiti sembrano irreperibili. Li state cercando anche voi? Potete trovarli qui.

Youtube (video della Messa)
Soundcloud (audio dei canti)

La Messa finale della GMG 2016 a Cracovia. L’avete vista?

messa gmg cracovia

Qualche considerazione sull’aspetto musicale della Messa finale della GMG a Cracovia, presieduta da Papa Francesco al Campus Misericordiae. Una celebrazione che ha la caratteristica della straordinarietà per via dell’assemblea formata pressoché da giovani, per il numero dei partecipanti (2.000.000 di persone?) e per il vastissimo spazio all’aperto necessario a contenere tutti. Progettare questa celebrazione, in modo tale da offrire la possibilità di una partecipazione attiva ai convenuti, è una bella sfida. Da quanto ho potuto osservare dall’esterno, mi pare che il programma musicale abbia dimostrato di essere in sintonia con l’aspetto festoso tipico di ogni GMG, ma senza concessioni a banalità o esagerazioni. Ad esempio, si può notare un uso abbondante di strumenti a percussione, non a sproposito, quanto piuttosto ad evidenziare l’aspetto ritmico delle composizioni, ma anche l’utilizzo della lingua latina nelle parti cantate e non della Messa (i giovani erano supportati da un libretto per la partecipazione alla GMG), come è ravvisabile nel Messale preparato per la GMG oltre che dal video di Youtube. I canti si possono ascoltare anche su Soundcloud. Nella celebrazione è stata eseguita la Missa Ioannis Pauli II composta da H. J. Botor, definita dal card. Stanisław Dziwisz come un “regalo della Chiesa di Cracovia alla Chiesa universale”. Il gigantesco coro e l’orchestra – entrambi giovanili, evidentemente – hanno dimostrano di essersi preparati bene all’evento, e gli organizzatori hanno colto l’occasione per offrire ai musicisti una ricca esperienza di crescita. Tutto ben lontano dalle italiche chitarre fai-da-te a cui i nostri giovani sono tanto abituati, non per colpa loro, quanto piuttosto per l’inesistente impegno della pastorale – non solo giovanile – nel campo della formazione liturgico-musicale. Speriamo che anche su questo versante la GMG 2016 possa essere di esempio e portare qualche frutto.

Riti di introduzione

Prima dell’ingresso del Santo Padre il coro ha proposto Niech Pan udzieli mocy swemu ludowi (C. Paciorek) – Il Signore dia forza al suo popolo -,  un canto ostinato, fresco e gioioso, dal testo molto breve, nell’intento – presumo – di aiutare la massa di giovani a sintonizzarsi con l’imminente inizio della celebrazione. A tal fine si sono anche adoperati due commentatori, in varie lingue. Durante la processione d’ingresso, invece, si canta l’Inno del Giubileo Straordinario della Misericordia, Misericordes sicut Pater! (Inwood).  Dopo l’atto penitenziale viene il Kyrie eleison (Botor). La composizione rispetta bene e valorizza con la giusta sobrietà la forma litanica: ogni proposta ripete due volte “Kyrie-Christe” all’unisono, mentre la risposta è prevista in polifonia (ma la parte principale, Soprani e Assemblea, riprende la stessa melodia della proposta). Il Gloria (Botor), assai brioso, viene intonato da un solista, e prosegue festoso all’unisono, ma anche a cori alterni, sia uomini/donne che unisono/polifonia. La composizione è anche breve (poco più di 2′): in tal modo non appesantisce i riti di introduzione.

Liturgia della Parola

La prima lettura viene proclamata in italiano e la seconda lettura in portoghese ma in entrambi i casi si conclude cantando Verbum  Domini – Deo gratias sulla melodia gregoriana. Il salmo responsoriale è cantato in polacco, accompagnato dal solo suono dell’organo: le strofe ricalcano un modulo gregoriano, il ritornello è semplice e viene cantato anche dal coro ad una voce. L’acclamazione al Vangelo utilizza un Alleluia (Botor) che si protrae abbondantemente (circa 2′) e tuttavia per il tempo giusto data la circostanza, in modo molto vivace: manca però il versetto. Il Vangelo viene cantato in polacco ma il saluto e l’annuncio con relative risposte (Dominus vobiscum. Et cum spiritu tuo. Lectio sancti Evangelii secundum Lucam. Gloria tibi Domine) vengono cantati in gregoriano, così come la conclusione (Verbum Domini. Laus tibi Christe). A questo punto segue la proclamazione del Vangelo in paleoslavo: al canto del diacono risponde un coro femminile. Per la professione di fede si canta il Credo III gregoriano. La preghiera dei fedeli è ben curata e valorizzata con interventi appropriati dei diversi ministri: viene introdotta dal Santo Padre in latino; a questi segue un diacono che con melodia gregoriana esorta l’assemblea a pregare secondo le intenzioni proposte, che vengono lette da alcuni fedeli in diverse lingue; ad ognuna di esse segue l’invocazione del cantore e la preghiera dell’assemblea con il ritornello Kyrie eleison (Kyrie 10 dal repertorio di Taizé).

Liturgia eucaristica

Una preghiera dei fedeli così ben posta apre significativamente alla liturgia eucaristica. La processione dei doni è accompagnata dal canto in lingua polacca Jezu Ufam Tobie (Klamarz-Botor) – Gesù confido in te: le strofe sono destinate ad un solista, mentre il ritornello è facilmente cantabile da tutti. Il prefazio non è cantato, viste le note difficoltà di Papa Francesco. Il Sanctus (Botor) è una composizione brillante: l’esecuzione si caratterizza per un hosanna in excelsis insistentemente ripetuto e coinvolgente, anche con un cambio di tonalità. L’acclamazione Misterium fidei, la dossologia Per ipsum e il Pater noster sono cantati in gregoriano, ma non viene cantato il Quia tuum est regnum. Il diacono invita allo scambio della pace cantando Offerte vobis pacem con melodia gregoriana. Segue l’Agnus Dei (Botor), con melodia distesa e serena; la prima proposta viene cantata dalle donne, la seconda dagli uomini, la terza insieme sempre all’unisono; la risposta (miserere nobis e dona nobis pacem) è cantata dal coro in polifonia, tuttavia è bene intendibile la parte destinata all’Assemblea, semplice e ripetuta sempre due volte. Il canto alla comunione, anch’esso in lingua polacca, è Oto są baranki młode (Gałuszka) e, a seguire, Adoro te devote (gregoriano). Dopo il silenzio e il raccoglimento, la scelta è quella di proporre il canto Jesus Christe you are my life (Frisina) in stile decisamente più pop.

Riti di conclusione

Dopo l’orazione si canta Abba ojcze (Gora) inno della GMG 1991 di Czestochowa, che accompagna la consegna missionaria delle lampade a giovani rappresentanti dei vari continenti. Dopo l’Angelus e l’allocuzione conclusiva del Santo Padre, viene cantato Beati i misericordiosi! (Blycharz) inno della GMG 2016 di Cracovia.

Video della celebrazione su Youtube
Canti della GMG su Soundcloud
Messale della GMG
Libretto dei partecipanti della GMG (in inglese)

Ancora sul Giubileo dei ragazzi e delle ragazze

papa francesco giubileo ragazzi

Questa mattina ho chiesto ad una ragazza quattordicenne, partecipante alle giornate del recente Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, quale cosa più di tutte le fosse piaciuta. Immediatamente mi dice: “La Messa in piazza San Pietro!”. Vista la spontaneità della risposta, rilancio su che cosa l’abbia più colpita di quella Messa. Risposta: “Tutto!”. La sollecito ancora un paio di volte a cercare qualcosa in particolare, ma tra i suoi ricordi non riesce a conferire ad alcuni elementi più importanza che ad altri. Ci sarebbe troppo da raccontare. E questa è una buona cosa, a mio avviso, nel senso che una celebrazione deve coinvolgere a vari livelli e sotto diversi profili, senza che qualche aspetto travalichi gli altri. Allora le chiedo dell’omelia del papa, se ricorda qualche sua parola. Lei annuisce: “Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!”. Infine, il mio interesse mi spinge ad interpellarla sui canti. Lei non si scompone: “Sono abituata – mi dice – sono canti che conoscevo perché li ho già sentiti qui in parrocchia e in cattedrale”.

Riporto questa breve esperienza, poiché ancora una volta ne conseguo che i ragazzi non abbiano bisogno di “canti-per-ragazzi” ma di educazione al canto di tutti.

Papa Francesco: la felicità non è un’App, e neppure la Messa

francesco ragazzi

La Messa presieduta da Papa Francesco per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze il 24 aprile era da me attesa con una certa curiosità, lo confesso, soprattutto in riferimento al programma musicale della celebrazione. Ma, a giudicare dai commenti sui social, credo di non essere stato affatto il solo, anzi. Di sicuro il Santo Padre non entra nel merito delle singole scelte, ci mancherebbe, ma qualche suo input almeno di orientamento generale, immagino che venga richiesto e che arrivi. Dunque, poteva giungere da piazza San Pietro qualche sorpresa? Un “Alleluia-clap-clap”, ad esempio, che in qualunque Messa celebrata con i ragazzi nelle nostre diocesi e parrocchie viene piazzato? Direi che questa sarebbe stata un’aspettativa ingenua; ma qualche canto stile pop, o “moderno” come alcuni dicono, in molti se lo attendevano. Magari accompagnati da chitarre, batteria e bonghi. E ciò sarebbe stato accolto come un’ulteriore apertura di Papa Francesco, sempre attento alle esigenze del popolo. Invece, nulla di tutto questo. Ha cantato la Cappella Sistina “aggiustando” per l’occasione le consuete proposte (vedi più sotto). Un prete della mia Diocesi mi ha riferito che per alcuni ragazzi la Messa è stata un po’ pesante, ma che ci sono anche stati momenti di silenzio bello e orante. Certo, ci sta tutto che un ragazzo o una ragazza dai 13 ai 16 anni – al terzo giorno di permanenza a Roma, che a seguito di giornate impegnative ha dormito (?) nel sacco a pelo – che alle ore 7.30 di domenica si trova già in Piazza San Pietro per la Messa delle 10.30, possa essere un po’ “fuso”. E quindi? Questa Messa ci suggerisce l’idea che il canto liturgico non è ricreazione, e che non va usato, anzi, abusato in tal senso. Inoltre certe idee che si fondano unicamente su preconcetti di certi adulti, devono cadere. Per esempio che il canto gregoriano non sia adatto ai ragazzi. Assolutamente falso: io stesso, che un tempo ero scettico, ho visto che non è così. Certo che se vedono noi storcere il naso appena sentiamo una parola di latino, è finita… Ma questa è pura ignoranza. “Non accontentatevi della mediocrità! (Papa Francesco).

Programma canoro della celebrazione

Canto d’inizio: Inno del Giubileo della Misericordia
Atto penitenziale: Kyrie gregoriano semplice
Gloria (de angelis)
Alleluia gregoriano
Canto di offertorio: Passa questo mondo
Santo (G. M. Rossi)
Padre nostro gregoriano in italiano
Canti di comunione: Beati quorum via integra est;
Sei tu Signore il pane; Il Signore è il mio pastore
Regina coeli.

Altri interventi cantati tra cui la proclamazione del Vangelo.

Libretto delle celebrazione
Youtube

Giubileo sì o Giubileo no?

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Il Giubileo delle Corali e degli Animatori liturgici è ufficialmente a calendario: l’organizzazione è a cura del Coro della Diocesi di Roma (qui il sito) e ormai manca poco più di un mese al termine delle iscrizioni. In molti, compreso il sottoscritto, a suo tempo auspicarono l’evento e c’è da complimentarsi con il coro diretto da Mons. Frisina per essersene fatto carico, anche se personalmente qualche perplessità ce l’ho. Su tutto balza all’occhio la non internazionalità dell’evento: questo mi dispiace, soprattutto perché il Giubileo delle Corali rischia di essere il frutto di dinamiche tutte italiane – o perlomeno può esserne condizionato – che non fanno molto bene alla Chiesa, anzi. Prendo atto che, a tutt’oggi, l’Ufficio Liturgico Nazionale non ne fa neanche un cenno: come mai? O che l’Associazione Italiana Santa Cecilia ha un suo evento a Milano appena la settimana prima (programmato da tempo). Sia ben chiaro non ce l’ho con nessuno e neppure voglio attribuire ragioni o torti, ci mancherebbe. Resta il fatto che una bella espressione di comunanza d’intenti non c’è. E se ciò non accade nelle realtà ecclesiali più significative e rappresentative, come può essere diverso nelle nostre diocesi e parrocchie?

Il Giubileo delle Corali sarà dal 21 al 23 ottobre

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Dopo che su questo blog in anteprima è stata data la notizia del Giubileo delle corali, sono seguite richieste di informazioni alle quali non è stato possibile rispondere poiché nessun ulteriore dettaglio è trapelato fino a pochi giorni fa, quando si è saputo che la data è stata posticipata al 21-23 ottobre e che ad assumersi l’onere dell’organizzatore sarebbe stato il Coro della Diocesi di Roma. La cosa ha destato in molti un grande entusiasmo ma anche qualche perplessità e, personalmente, qualche interrogativo: riuscirà l’organizzazione a non creare un evento, mi si passi l’espressione, “Frisina-centrico”? Saranno capaci di rispettare e valorizzare le tante anime della musica sacra liturgica? Per esempio, mi riferisco ad Universa Laus, all’Associazione Santa Cecilia, al Pontificio Istituto di Musica Sacra e agli Istituti di Musica Sacra diocesani. E dato che il Giubileo è un evento di cattolico, occorrerà tenere in debito conto anche le validissime realtà estere. Certamente è un grande impegno e un bel servizio: auguro agli organizzatori di poterlo svolgere per il meglio.

Dunque, nella Memoria Liturgica di San Giovanni Paolo II si terrà il Giubileo delle Corali e degli Animatori Liturgici, rivolto a tutti i Laici, Sacerdoti, Direttori degli Uffici Liturgici, Direttori di Coro, Musicisti, Coristi, Organisti, Scuole di Musica Sacra, Cappelle Musicali, Corali Diocesane e Parrocchiali, Bande musicali a servizio della Liturgia e della pietà popolare e a quanti, loro familiari e amici, vorranno partecipare. Dal sito del Giubileo si evince il seguente programma:

Venerdì 21 ottobre 2016

Ore 08:00 Accesso in Aula Paolo VI da Piazza del Sant’Uffizio (Cancello del Petriano).
Ore 09:00 Inizio del Convegno “La Musica nella Liturgia per l’Evangelizzazione”.
Ore 13:00 Pausa pranzo (libero).
Ore 14:30 Continuazione del Convegno.
Ore 19:00 Termine dei lavori.

Sabato 22 ottobre 2016

Ore 07:45 Ritrovo dei partecipanti in Via della Conciliazione.
Ore 08:00 Accesso in Piazza San Pietro in un settore dedicato.
Ore 10:00 Udienza Giubilare di Papa Francesco.
Ore 16:00 Ingresso in Aula Paolo VI da Piazza del Sant’Uffizio (Cancello Petriano).
Ore 18:00 Concerto del Coro della Diocesi di Roma e dell’Orchestra Sinfonica, diretti da Mons. Marco Frisina, con la partecipazione di tutte le Corali intervenute.

Domenica 23 ottobre 2016

Basilica di S. Pietro – Pellegrinaggio alla Porta Santa – Santa Messa.
Ore 08:00 Ritrovo dei partecipanti presso il gazebo bianco a Castel Sant’Angelo e inizio pellegrinaggio verso la Porta Santa di San Pietro.
Ore 10:00 Sistemazione nella Basilica di S. Pietro nei posti assegnati (divisi per voce di canto) e prove di canto.
Ore 10:30 Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pont. Cons. della Nuova Evangelizzazione, e animata dal Coro della Diocesi di Roma insieme a tutte le Corali intervenute.
Piazza San Pietro – Angelus del Santo Padre.
Ore 12:00 Angelus.

Iscrizioni ed ulteriori informazioni sul sito www.giubileocorali.com

Scarica la locandina

 

Kyrie eleison: la litania del Signore misericordioso

kyrie eleison

Nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia mi pare importante che gli operatori musicali della liturgia considerino meglio ed approfondiscano il significato e l’uso liturgico della litania Kyrie eleison, tradotto in italiano, impoverendone la portata, con “Signore pietà”.

Nel linguaggio comune, infatti, si identifica la misericordia con il perdono: ciò non è sbagliato ma non rende piena ragione della ricchezza che il termine possiede nell’Antico Testamento, in virtù dell’esperienza d’Israele. Per esso, “misericordia” è compassione e fedeltà. Il primo termine, in ebraico raḥamîm, esprime l’attaccamento istintivo di una persona ad un’altra: secondo i semiti questo sentimento ha sede nel grembo materno, nelle viscere paterne. E’ la tenerezza che si traduce in atti: in compassione, pazienza, perdono, comprensione. Il secondo termine, ḥesed, designa la relazione che unisce due persone ed implica fedeltà. Pertanto la misericordia ha una base solida: non solo eco di un istinto di bontà, che può ingannarsi, ma anche bontà cosciente e voluta, fedele a se stessa. Entrambi i termini ebraici vengono molto spesso tradotti in greco con una parola che nel Nuovo Testamento significa anch’essa misericordia: èleos, da cui deriva la supplica liturgica Kyrie eleison. Nelle varie lingue parlate i termini raḥamîm, ḥesed, èleos, subiscono traduzioni che oscillano dalla misericordia all’amore, passando per la tenerezza, la pietà, la compassione, la clemenza, la bontà, e perfino la grazia di Dio. Per queste ragioni occorre valutare se per la litania dei riti di introito non sia più opportuno utilizzare l’acclamazione in greco, rispetto alla sua traduzione italiana – lecita ma limitativa – così come avviene per altri termini quali amen, alleluia, osanna (mantenuti in ebraico) e come fanno le liturgie che dai greci hanno preso la formula, come ad esempio la liturgia copta e la liturgia etiopica.

Per San Tommaso d’Acquino misericordia in latino è miserum cor, cuore rattristato, ricordando che San Giovanni Damasceno ravvisa nella misericordia una forma di tristezza: è il con-rattristarsi del Cristo che nella sua carne attua il grande amore del Padre: “Vedendo le folle ne sentì misericordia perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (Mt 9,36); “sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì misericordia per loro” (Mt 14,14); “essendoci di nuovo molta folla, disse: Sento misericordia per questa folla (Mc 8,2). Sentì misericordia, cioè visse con loro la tristezza nel loro vivere. “Kyrie eleison… essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti” (OGMR 52). Ma nel Kyrie eleison non si disgiunga l’acclamare il Signore dall’implorare la sua misericordia, così come il Messale pare che appena giustapponga l’acclamazione e l’implorazione. Commenta Cabasilas:

Misericordia è che mentre eravamo ancora peccatori (Rm 5,6-11), il Padre, ricco di misericordia per il grande amore con il quale ci ha amati (Ef 2,4), ha donato il suo Unigenito (Gv 3,16); il quale non soltanto ha avuto misericordia della nostra situazione ma se ne è fatto socio e partecipe essendo stato egli stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi (Eb 4,15). Quando si è manifestata la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati per sua misericordia (Tt3,4-5). Così, chiama misericordia la carne che ha assunta.

Misericordia è il farsi carne del Figlio Unigenito. Misericordia è il Signore, o come dice papa Francesco in altro contesto: “Il nome di Dio è misericordia”. A tal riguardo, interessantissimo a mio parere è il fatto che nei manoscritti antichi, il testo sia scritto in una sola parola kyrieleison e che la musica gregoriana abbia rispettato questo elemento di filologia sviluppando a volte un melisma considerevole sulla e che garantisce il legame delle due parole Kyrie ed eleison. 

Uso

Oltre a quanto detto sopra, riporto per intero quanto scrive l’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 52:

Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto penitenziale. Essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore.
Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente due volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore, in considerazione dell’indole delle diverse lingue o della composizione musicale o di circostanze particolari. Quando il Kyrie eleison viene cantato come parte dell’atto penitenziale, alle singole acclamazioni si fa precedere un «tropo».

Dunque, il Kyrie eleison è un canto che si omette solo se ha fatto parte dell’atto penitenziale qualora sia stata utilizzata la terza formula: Kyrie-Christe con “tropo”, cioè aggettivazioni del Cristo, illustrazioni della persona del Signore. Diversamente la litania non fa parte dell’atto penitenziale, ma lo segue. L’attuale rito della Messa prevede sei invocazioni (due Kyrie, due Christe, due Kyrie) alternate: tre come proposta e tre corrispondenti, come risposta e si lascia libertà di aumentare il numero delle acclamazioni, secondo l’opportunità. Tuttavia mai venga sottratta all’assemblea la sua implorazione e si valuti con attenzione l’utilizzo dei Kyrie polifonici, poiché solo in qualche caso viene rispettata la forma e la funzionalità litanica.

Io sono la porta

io sono la porta

Qualche tempo fa avevo segnalato la composizione del M° Di Lenola, il quale aveva musicato l’antifona Io sono la porta, per l’apertura della Porta Santa. Una sua registrazione è ora ascoltabile su Youtube seguendo questo link.

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