Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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Nel ’66 la Messa beat. E oggi?

beat

Dentro musica, battimani e scene isteriche. Fuori una calca di giovani, con le forze dell’ordine in stato di assedio a blindare l’ingresso. È il 27 aprile 1966 e non è un concerto dei Beatles, ma la prima esecuzione della Messa dei Giovani di Marcello Giombini: la celebre “messa beat”… E la Chiesa elettrizzata e anche sconvolta dagli esiti della costituzione Sacrosanctum Concilium che, ammettendo la lingua volgare nel rito, genera in alcuni una sorta di liberazione rispetto al passato, in altri una sensazione di profondo smarrimento. Questo fatto produce una terra di nessuno in cui diversi attori liturgico-musicali fanno la loro comparsa. E, naturalmente, gli uni contro gli altri… A 50 anni di distanza, quella “litigiosità” sulla musica nella liturgia non sembra venire a patti. Difficile trovare un argomento ecclesiastico su cui le discussioni siano più roventi.

Leggi l’intero articolo su Avvenire.

Aggiungo solo un veloce pensiero a margine. Probabilmente bisognava passare da lì e forse quegli esperimenti erano necessari: non mi sento di condannare e non mi straccio le vesti. In ogni caso, la questione odierna non è ciò che è stato. Il cammino che oggi deve essere decisamente intrapreso, è quello che conduce a mettere a tema la musica, e quindi il canto, come linguaggio della liturgia. Solo così sarà possibile superare la crisi della musica liturgica. E’ necessario far maturare quei punti di vista che, anche con scelte operative paradossalmente di segno opposto, riducono la musica liturgica a musica e canto nella liturgia o per la liturgia, dove le preposizioni dicono di due elementi pensati in modo estrinseco, che condividono unicamente la simultaneità dell’esecuzione, liturgica e musicale.

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Perché l’organo e non la chitarra?

chitarra

E’ sbagliato vedere l’Organo e la Chitarra in termini di “o, o”. Entrambi sono egualmente validi e dipende dalle circostanze nelle quali sono usati. La mia unica riserva è che debbano essere suonati bene e in modo sensibile. Le chitarre strimpellate non hanno posto nella liturgia e organi suonati in malo modo possono essere un disastro liturgico. La Chiesa deve educare i suoi musicisti ai più alti livelli e mai permettere standard penosi. La musica liturgica deve condurre a Dio. Non deve far infuriare le persone e condurle sull’orlo dell’inferno. Sarà un grande giorno quando la Chiesa  insisterà su una musica che sia trascendente e guidi i fedeli alle porte del paradiso.

Fonte: M° Colin Mawby in Il Naufrago / Castaway

Condivido. Non si costruisce nulla con i giudizi a priori e le posizioni assunte per partito preso. Ogni dialogo è destinato a naufragare se parte da opposizioni tipo “organo sì, chitarra no”, oppure “questo canto mi piace, questo no”.

Condivido, inoltre, che la questione della chitarra nelle azioni liturgiche sia legata in primo luogo non allo strumento, ma alla poca preparazione musicale di chi la utilizza. Posso ipotizzare, infatti, che colui che “strimpella” – per riprendere l’espressione di Mawby – la chitarra, possieda con molta probabilità una scarsa cultura e sensibilità musicale, e che sia inclinato ad apprezzare maggiormente un certo tipo di repertorio – poco impegnativo, leggero, spesso scadente anche nei testi – piuttosto che un repertorio di qualità, consono alla celebrazione liturgica? Credo di si. A questa situazione non si pone rimedio con gli aut aut o le pubbliche lamentele. È meglio creare le condizioni per un dialogo franco e pacato, senza illudersi di raccogliere frutti nell’immediato: Tu che suoni in chiesa, ne hai le capacità? In quale misura conosci la musica e la liturgia? Ti sei mai preoccupato di verificare le tue competenze e di cercare il confronto con una persona preparata?

Bene, ognuno si assuma le sue responsabilità, faccia quanto gli è possibile (e non ciò che gli è più comodo), e magari metta in conto di frequentare un bel corso formativo per un servizio liturgico sempre più degno del mistero che celebra.

Organo?

Cercando alcune immagini su internet, mi sono imbattuto in una fotografia scattata ad una signora – che proponeva se stessa per servizi musicali in occasione di matrimoni – intenta a suonare una tastiera elettronica. Sullo sfondo, il magnifico organo della basilica superiore del Colle don Bosco: mi è venuto il dubbio che alla signora, tale strumento potesse servire solo da coreografia… Un’immagine simbolica di una situazione liturgica, quella musicale, tutt’altro che rara. Per carità, potrebbero averle ingiustamente negato l’uso dell’organo – succede anche questo! – ma, nel caso specifico, ne dubito.
Nel campo della musica liturgica, si lascia intendere che le buone intenzioni bastano, anche senza la competenza. A mio avviso, in questo campo le buone intenzioni non bastano mai, perché quello musicale è un ministero liturgico che dev’essere dignitoso. E siamo poi così sicuri che ci siano sempre “buone intenzioni”? Provate a far l’esperienza di contraddire nelle proprie convinzioni, anche con motivati argomenti, certi pii suonatori liturgici o direttori di coro!

In questi giorni, un folto gruppo di turisti svizzeri in soggiorno ad Asti accompagnati dal loro anziano parroco, mi hanno chiesto di poter essere ospitati nella chiesa parrocchiale e poter celebrare la Messa. Mentre si preparavano, ho notato la distribuzione a tutti i presenti di alcuni fogli dei canti (spartiti!), e ho domandato se con loro c’era un organista. L’organizzatrice mi ha risposto di no, con imbarazzo e quasi con vergogna, neanche avessero commesso un grave peccato; questo la dice lunga sulle loro consuetudini, che ho constatato durante la liturgia, dove tutti cantavano i loro inni riempiendo la chiesa con loro voce.
Sapessero cosa succede da noi!

La chitarra

chitarra-classica

Diciamolo chiaramente: la chitarra è uno strumento nobilissimo. Pagine bellissime le sono state dedicate nelle tradizione della musica classica occidentale ed insigni musicisti si sono dedicati a questo strumento con attenzione e competenza. Detto questo bisogna anche dire: la chitarra non è impiegata nella liturgia, nel 99% dei casi, esaltando le sue capacità espressive ma come strumento di accompagnamento e questo non le fa bene. Infatti, è strumento che in paragone all’organo non ha quella forza sonora per sostenere un’assemblea (a mio parere quando è amplificata la chitarra non rende bene), in paragone all’organo non ha quel senso liturgico che viene da secoli di tradizione che non va dimenticata ma a cui va data la giusta importanza, in paragone all’organo non è sonoramente variegata. Come si vede io non ne faccio una questione di fede ma di opportunità e mi spiego perché la Chiesa abbia sempre raccomandato l’organo come strumento liturgico per eccellenza. Purtroppo quando le orecchie non vogliono sentire, proprio non sentono (Aurelio Porfiri, in Liturgia Opus Trinitatis, blog di Matias Augé).

Alle giuste e pertinenti osservazioni di Porfiri, mi permetto di allegare due pensieri riguardanti il chi utilizza la chitarra e il che cosa viene eseguito in quel “99% dei casi”.

1) Come mai la chitarra viene così diffusamente impiegata nella liturgia come strumento di accompagnamento? Perché è comunemente ritenuto uno strumento “facile”. Perché con appena qualche settimana di esercizio si riesce ad accompagnare qualche canzone di musica leggera – tipo Sapore di sale di Gino Paoli o Canzone del sole di Battisti – e con qualche esercizio in più, senza conoscere nulla di musica, si accompagna qualche canto nella liturgia. Non si offendano i “chitarristi fai-da-te”, ai quali va anche la mia simpatia, ma sono convinto di non allontanarmi molto dalla realtà. Dan Crary, uno dei pionieri della chitarra acustica, diceva che “la chitarra è lo strumento più facile da suonare male, e più difficile da suonare bene”. E dunque, se per imparare a suonare decentemente questo strumento, ci vogliono anni di studio con metodo, quali risultati si ottengono in pochi mesi? Ciò corrisponde alla dignità della liturgia?

2) L’utilizzo della chitarra nella liturgia come strumento di accompagnamento, implica obbligatoriamente un certo tipo di repertorio che, per stile, andamento melodico e costruzione armonica si avvicina parecchio alla musica leggera e al genere “canzone”. Questo repertorio, forse accettabile in assemblee esclusivamente giovanili, va esaminato con prudenza, poiché alcuni “compositori” non hanno ben chiara la differenza di significato tra il facile, il semplice e il banale. Vi si trovano, pertanto, anche composizioni davvero scadenti, con testi solo genericamente religiosi, sdolcinati, superficiali.

Guardando un po’ meno alle necessità immediate e un po’ di più a lungo termine, sarebbe opportuno indirizzare le persone di buona volontà ad uno studio più serio della musica perché possano svolgere in modo migliore il loro servizio. Toccherebbe al clero fare da guida in quest’ambito? Si, se in questi ultimi due o tre decenni vi fosse stata un’adeguata educazione musicale in seminario. Forse i preti di oggi sentirebbero maggiormente questa necessità.

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