Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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Papa Francesco: no alla mediocrità, sì alla formazione musicale

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Il discorso di Papa Francesco ai partecipanti al Convegno Internazionale sulla Musica Sacra (4 marzo 2017).

Mezzo secolo dopo l’Istruzione Musicam Sacram, il convegno ha voluto approfondire, in un’ottica interdisciplinare ed ecumenica, il rapporto attuale tra la musica sacra e la cultura contemporanea, tra il repertorio musicale adottato e usato dalla comunità cristiana e le tendenze musicali prevalenti. Di grande rilievo è stata anche la riflessione sulla formazione estetica e musicale sia del clero e dei religiosi sia dei laici impegnati nella vita pastorale, e più direttamente nelle scholae cantorum.
Il primo documento emanato dal Concilio Vaticano II fu proprio la Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium. I Padri Conciliari ben avvertivano la difficoltà dei fedeli nel partecipare a una liturgia di cui non comprendevano più pienamente il linguaggio, le parole e i segni. Per concretizzare le linee fondamentali tracciate dalla Costituzione, furono emanate delle Istruzioni, tra cui, appunto, quella sulla musica sacra. Da allora, pur non essendo stati prodotti nuovi documenti del Magistero sull’argomento, vi sono stati diversi e significativi interventi pontifici che hanno orientato la riflessione e l’impegno pastorale.
È tuttora di grande attualità la premessa della menzionata Istruzione: «L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando è celebrata in canto, con i ministri di ogni grado che svolgono il proprio ufficio, e con la partecipazione del popolo. In questa forma, infatti, la celebrazione acquista un’espressione più gioiosa, il mistero della sacra Liturgia e la sua natura gerarchica e comunitaria vengono manifestati più chiaramente, l’unità dei cuori è resa più profonda dall’unità delle voci, gli animi si innalzano più facilmente alle cose celesti per mezzo dello splendore delle cose sacre, e tutta la celebrazione prefigura più chiaramente la liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste» (n. 5).
Più volte il Documento, seguendo le indicazioni conciliari, evidenzia l’importanza della partecipazione di tutta l’assemblea dei fedeli, definita «attiva, consapevole, piena», e sottolinea anche molto chiaramente che la «vera solennità di un’azione liturgica non dipende tanto dalla forma più ricca del canto e dall’apparato più fastoso delle cerimonie, quanto piuttosto dal modo degno e religioso della celebrazione» (n. 11). Si tratta, perciò, innanzitutto, di partecipare intensamente al Mistero di Dio, alla “teofania” che si compie in ogni celebrazione eucaristica, in cui il Signore si fa presente in mezzo al suo popolo, chiamato a partecipare realmente alla salvezza attuata da Cristo morto e risorto. La partecipazione attiva e consapevole consiste, dunque, nel saper entrare profondamente in tale mistero, nel saperlo contemplare, adorare e accogliere, nel percepirne il senso, grazie in particolare al religioso silenzio e alla «musicalità del linguaggio con cui il Signore ci parla» (Omelia a S. Marta, 12 dicembre 2013). È in questa prospettiva che si muove la riflessione sul rinnovamento della musica sacra e sul suo prezioso apporto.
Al riguardo, emerge una duplice missione che la Chiesa è chiamata a perseguire, specialmente attraverso quanti a vario titolo operano in questo settore. Si tratta, per un verso, di salvaguardare e valorizzare il ricco e multiforme patrimonio ereditato dal passato, utilizzandolo con equilibrio nel presente ed evitando il rischio di una visione nostalgica o “archeologica”. D’altra parte, è necessario fare in modo che la musica sacra e il canto liturgico siano pienamente “inculturati” nei linguaggi artistici e musicali dell’attualità; sappiano, cioè, incarnare e tradurre la Parola di Dio in canti, suoni, armonie che facciano vibrare il cuore dei nostri contemporanei, creando anche un opportuno clima emotivo, che disponga alla fede e susciti l’accoglienza e la piena partecipazione al mistero che si celebra. Certamente l’incontro con la modernità e l’introduzione delle lingue parlate nella Liturgia ha sollecitato tanti problemi: di linguaggi, di forme e di generi musicali. Talvolta è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche. Per questo i vari protagonisti di questo ambito, musicisti e compositori, direttori e coristi di scholae cantorum, animatori della liturgia, possono dare un prezioso contributo al rinnovamento, soprattutto qualitativo, della musica sacra e del canto liturgico. Per favorire questo percorso, occorre promuovere un’adeguata formazione musicale, anche in quanti si preparano a diventare sacerdoti, nel dialogo con le correnti musicali del nostro tempo, con le istanze delle diverse aree culturali, e in atteggiamento ecumenico.
Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio ancora per il vostro impegno nell’ambito della musica sacra. Vi accompagni la Vergine Maria, che nel Magnificat ha cantato la santità misericordiosa di Dio. Vi incoraggio a non perdere di vista questo importante obiettivo: aiutare l’assemblea liturgica e il popolo di Dio a percepire e partecipare, con tutti i sensi, fisici e spirituali, al mistero di Dio. La musica sacra e il canto liturgico hanno il compito di donarci il senso della gloria di Dio, della sua bellezza, della sua santità che ci avvolge come una “nube luminosa”.

Musicam Sacram a 50 anni dalla pubblicazione: approfondimenti

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Il prossimo 5 marzo ricorrerà il 50° anno dalla pubblicazione di Musicam Sacram, l’Istruzione del “Consilium” e della Congregazione dei Riti inerente l’applicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II in materia di musica sacra. Spero che tale ricorrenza sia colta come un’occasione di formazione da non lasciarsi sfuggire, a nessun livello.

Inizio il 2017 anche sul blog, dunque, con il proposito di dedicarmi settimanalmente a questa Istruzione, da qui al suo anniversario, osservando come le istanze di Sacrosanctum Concilium siano state recepite nell’immediato post-concilio e quali soggetti nella comunità celebrante siano stati particolarmente chiamati in causa al fine di promuovere la «partecipazione attiva» per mezzo del linguaggio musicale. Scopriremo un documento che un po’ risente dei suoi anni e per questo potremmo talvolta “sentirlo” distante dalle attuali prassi celebrative, ma che soprattutto risente dell’epoca nella quale fu redatto – i primissimi anni della riforma liturgica – e dei problemi che allora dovette affrontare: si trattava di mettere a punto le giuste modalità partecipative dei fedeli al riparo dalle sperimentazioni più spericolate, e nello stesso tempo sostenere la causa conciliare rispetto a posizioni intransigenti, che ritenevano minacciato il patrimonio della musica sacra. D’altro canto Musicam Sacram, in ambito liturgico-musicale, è il documento post-conciliare tutt’ora più completo, che non manca di essere portatore d’istanze ancora oggi irrisolte e che, al fine della «partecipazione attiva» invocata da Sacrosanctum Concilium, attendono attuazione.

Sul canto liturgico: è necessario più dialogo?

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Sabato 22 c’è stata l’udienza giubilare, e come da programma erano presenti tutti i pellegrini aderenti al Giubileo delle Corali. Io ero curioso di sapere se Papa Francesco dicesse qualcosa in merito al canto liturgico, e cosa.

Nulla.

Il Papa non ha neppure avuto qualche parola particolare per i partecipanti, quando sono stati salutati in coda all’udienza, dopo i pellegrini dall’Umbria e l’Associazione Medici Cattolici; e quasi quasi è stato più caloroso nei confronti di un gruppetto di sbandieratori. Che Papa Francesco non si sia soffermato sul Giubileo delle Corali, però, non mi ha sorpreso più di tanto poiché l’udienza non era affatto dedicata a questo evento. Tuttavia ciò che ha detto, è ben applicabile anche a noi, quando dobbiamo parlare e confrontarci sul tema della musica e del canto liturgico. Ecco una sintesi:

Un aspetto della misericordia è il dialogo. Il dialogo è un segno di grande rispetto perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore. Molte volte non incontriamo veramente i fratelli, soprattutto quando vogliamo far prevalere le nostre posizioni: quante volte stiamo ascoltando uno e lo fermiamo, non lasciamo che finisca di spiegare quello che vuol dire: non è dialogo, questo, ma aggressione.
Il vero dialogo necessita di momenti di silenzio in cui cogliere il dono straordinario della presenza di Dio nel fratello. Il dialogo aiuta ad umanizzare i rapporti e superare le incomprensioni. Come si risolverebbero più facilmente le incomprensioni se ci si ascoltasse. Di dialogo vive anche la Chiesa: il dialogo abbatte il muro delle incomprensioni.
Non dimenticatevi: dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così, la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro andranno meglio: ma se incomincio ad urlare, non avrà buon fine questo rapporto tra noi. Ascoltare, spiegare, mitezza: non abbaiare all’altro, non urlare, avere il cuore aperto!

Spero che il Giubileo delle Corali sia stata un’esperienza bella e significativa per chi vi ha partecipato. Personalmente non ne sono stato entusiasta, poiché non mi è sembrato un giubileo all’insegna del dialogo, appunto: per esempio, su 65 canti in programma, se ne sono contati ben 36 dello stesso autore (Mons. Frisina) e solo 9 di altri autori contemporanei (in questo caso però si è trattato di brani molto molto popolari, quindi proposte non proprio di rilievo). La restante parte: Missa de Angelis, poco altro di canto gregoriano, e Arcadelt, Bach, Mozart, Haendel (anche qui brani molto conosciuti). Ho sentito affermare che siccome il Giubileo delle Corali è stato organizzato dal Coro della Diocesi di Roma è ovvio che vi sia stata una preponderanza delle composizioni di Frisina. Obietto facendo notare che il canto liturgico non è di proprietà privata; altrimenti sarebbe stato più consono denominarlo Giubileo delle corali affiliate al Coro della Diocesi di Roma alias Marco Frisina!
Neppure mi è sembrato un giubileo scaturito dal dialogo: per esempio l’Ufficio Liturgico Nazionale, mentre sul proprio sito ha già pubblicato la notizia di un importante convegno su Musicam Sacram che si terrà nel marzo 2017, non ha mai fatto il minimo cenno al Giubileo delle Corali, neanche al suo approssimarsi.

Chiedo venia per questi pensieri, che tuttavia prendono l’avvio da fatti oggettivi: non ho intenzione di offendere nessuno. Ascoltare, spiegare, mitezza: ne abbiamo bisogno!

Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram

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Il 2017 segnerà il cinquantesimo anno dalla pubblicazione dell’Istruzione Musicam sacram. Spero, quindi, che vi possano essere varie occasioni di studio e riflessione sulla nostra attuale prassi liturgico-musicale.

La prima che segnalo è quella del Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con la Congregazione per l’Educazione Cattolica, la Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, il Pontificio Istituto Liturgico del Pontificio Ateneo S. Anselmo e il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Si tratta di un Convegno Internazionale su “Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram” che si terrà a Roma, presso il Centro Congressi Augustinianum, dal 2 al 4 marzo 2017. Il Convegno si rivolge ai rappresentati delle Conferenze Episcopali e degli Ordini religiosi, ai musicisti, ai curatori della  musica liturgica per associazioni e movimenti. Il Convegno si propone di stimolare una riflessione profonda – a livello musicale, liturgico, teologico e fenomenologico – che, oltre le polemiche sterili, possa essere una proposta positiva per un culto cristiano, espressione di lode a Dio, piacevole all’udito nella diversità dei modelli culturali.

Per maggiori informazioni consultate la pagina dedicata all’evento sul sito del Pontificio Consiglio della Cultura.

Messa del Buon Pastore

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Condivido con tutti il fatto che la Diocesi di Asti, nella celebrazione del Congresso Eucaristico (10-17 aprile 2016) convocato dal suo vescovo Francesco Ravinale con il motto “Pane del Cammino, Dono di Misericordia, Centro di Unità”, in vista della celebrazione conclusiva ha pensato ad una composizione che contenesse i canti del “Proprio”, tratti dal Graduale Romano e in lingua italiana: da qui il lavoro del M° Daniele Ferretti, la Messa del Buon Pastore per Assemblea, Coro a 4 voci, Ottoni e Organo, pubblicato dalle Edizioni Carrara di Bergamo. Nella quarta domenica di Pasqua la figura dominante è il Buon Pastore: l’immagine evocata nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10, da cui ogni anno è tratta la pericope evangelica, ha ben collocato la celebrazione del Congresso Eucaristico di Asti nell’alveo del Giubileo Straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco.

Canto d’Introito: celebra il Signore che si rende presente nell’assemblea riunita nel suo nome, mutuando le strofe e la prima parte del ritornello dal Salmo 32, il quale si presenta come un inno di lode alla provvidenza di Dio, che in questa domenica trova la sua concretizzazione nell’immagine del Buon Pastore. Per introdurre meglio i fedeli al mistero celebrato, poi, la seconda parte del ritornello, aggiunge un invito esortativo: “Ascoltiamo la voce del Buon Pastore, seguiamo con fede il Signore della vita”.
Salmo responsoriale: è tratto dal Salmo 99, il quale invita tutti i popoli a lodare con gioia il Signore. Il motivo della lode emerge nel versetto 3: “Siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo” e il ritornello evidenzia questa consapevolezza dell’assemblea orante.
Canto al Vangelo: il versetto alleluiatico (Gv 10, 14) riprende il tema del conoscere: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.
Canto alla presentazione dei doni: è tratto dal Salmo 62 e accompagna la carità dei fedeli che, offrendo con gioia il pane e il vino, non dimenticano coloro che ne sono sprovvisti, e cercano Dio come la terra arida cerca l’acqua. Con fede sicura, nell’io collettivo del salmista, cantano la fiducia di essere esauditi: “Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca”.
Canto alla Comunione: abbina l’Antifona propria di Comunione “Io sono il buon pastore e offro la vita per le mie pecore” (Gv 10, 14-15) al Salmo 22 (nella notissima versione De Marzi – Turoldo). In tal modo si è voluto lasciare spazio al canto religioso popolare, debitamente valorizzato nell’armonizzazione di Ferretti.

La Messa del Buon Pastore di Daniele Ferretti non cade nel fraintendimento ingenuo di una musica liturgica fruibile immediatamente, come quelle melodie che si cantano quasi da sole. Neppure qui si ricerca l’arte per l’arte: la parte dell’Assemblea è realmente alla portata delle capacità medie dei fedeli e consiste in brevi e opportuni interventi partecipativi, mentre complessivamente, si è dato vita ad una musica “contemporanea” per la liturgia di oggi: una musica per un servizio ecclesiale specifico – quello dei cantori – fatto di sacrificio e di passione. Pochi al servizio di molti, è l’immagine della ministerialità ecclesiale che si è tenuta presente elaborando questa Messa, nella convinzione che quello del coro, sia un ruolo specifico: come quello di chi presiede la celebrazione, del diacono o del lettore.

Vai al catalogo delle Edizioni Carrara.

La Messa di Ennio Morricone

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Lo scorso 11 giugno nella chiesa del SS. Nome di Gesù a Roma, Ennio Morricone ha diretto la sua Missa Papae Francisci, Anno ducentesimo a Societate Iesu restituta, per doppio coro e orchestra, da lui composta in occasione del bicentenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù e dedicata a Papa Francesco, trasmessa da Rai 5. Un evento mondiale.

Inserisco qui un paio di link: l’esecuzione della Missa dal sito di Rai 5, e un’intervista rilasciata da Morricone a Radio Vaticana in merito al suo lavoro.

Ho rinvenuto su internet molti siti che hanno dato notizia dell’evento e diversi commenti entusiasti; tuttavia pochissime recensioni. Tra queste, l’articolista Mario Dal Bello, su Città Nuova.it, scrive: “Diciamolo subito: è davvero bella. Non so se sarà “liturgica” – manca il Credo – ma di certo c’è un’anima grande, l’anima del nostro tempo che cerca la pace e con essa Dio”.

Non sono un critico musicale: pertanto non mi addentro nell’analisi della composizione e nei suoi aspetti estetici. Di sicuro, il fatto che manchi il Credo, è l’ultimo dei problemi quanto alla liturgicità di questa composizione e anzi, da questo versante non è per nulla un problema. Piuttosto è evidente che la composizione non rispetta le forme liturgiche dei testi. Soprattutto rilevo che: il Kyrie e l’Agnus Dei non hanno una forma litanica e – in quest’ultimo – sono incomprensibili le parole, l’Alleluia non è un’acclamazione, il Sanctus non è affatto cantabile dal popolo; il testo dell’introito è costituito da un vociare informe; il pezzo finale è un omaggio alla colonna sonora di Mission. Senza contare che per essere eseguita occorre un organico di quasi 150 elementi e una buona mezz’ora.

Se ciò che Dal Bello rileva nel suo articolo è condivisibile, allora dobbiamo ritenere che questa composizione di Morricone sia animata da spirito romantico: soggettiva ricerca del divino, intima apertura all’infinito? Ma la musica liturgica è qualcosa di più e di diverso. Purtroppo la Missa Papae Francisci non è un contributo alla causa e credo che neppure intendesse esserlo.

Misericordias Domini

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Quale canto per il Giubileo?

Papa Francesco ha annunciato ieri, 13 marzo 2015, nella Basilica di San Pietro la celebrazione di un Anno Santo straordinario. Questo Giubileo della Misericordia avrà inizio con l’apertura della Porta Santa in San Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015  e si concluderà il 20 novembre 2016 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Nel Giubileo, durante le domeniche del tempo ordinario si leggerà il Vangelo di Luca. Sono molto conosciute le “parabole della misericordia” presenti nel suo racconto: la pecora smarrita, la dramma perduta, il padre misericordioso. L’annuncio ufficiale e solenne dell’Anno Santo avverrà con la lettura e pubblicazione presso la Porta Santa della Bolla nella Domenica della Divina Misericordia, festa istituita da San Giovanni Paolo II che viene celebrata la domenica dopo Pasqua.

Vi propongo un bellissimo canto alla misericordia divina del compositore polacco Henryk Jan Borot: “Misericordias Domini”. La sua forma responsoriale lo rende adatto come canto d’ingresso nelle varie celebrazione del Giubileo, ma anche ad esempio, nella Seconda domenica di Pasqua. Il ritornello, dal Salmo 82, è scritto per coro a quattro voci miste, ma i cori più piccoli potrebbero cantarlo anche all’unisono utilizzando la parte dei soprani. Le strofe possono essere cantate da un solista, o da un gruppo di uomini o di donne, o da un coretto misto, e sono tratte dal Salmo 135. Il tutto è accompagnato da una corposa parte organistica che richiede una certa competenza.

Concludo, invitandovi a leggere lo spartito  di “Misericordias Domini” e ad ascoltarne un’esecuzione su Youtube.

Cori e Chiesa

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Sabato 22 novembre ore 21 in Cattedrale, la patrona della musica Santa Cecilia sarà onorata con il canto dei cori parrocchiali nella concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Vescovo. La proposta rientra nell’ambito di attività dell’Istituto Diocesano Liturgico-Musicale e vuole in particolar modo essere segno di attenzione alle realtà corali locali, cercando di curare le relazioni fra coloro che nelle parrocchie operano nel settore musicale della liturgia, e offrendo stimoli per un canto sempre più adatto alla celebrazione.

Le due prove canto a cui ho partecipato nei giorni scorsi, hanno testimoniato buona adesione e passione. Molti cori dimostrano di essere realtà di una Chiesa viva, e lo si vede nell’impegno entusiasta con cui hanno aderito all’iniziativa. E complimenti davvero a tutti coloro che sono stati capaci di mettersi in gioco!

Ho intravisto anche qualche segnale di fatica, sui quali ho provato a formulare un’ipotesi: i diversi problemi che finora ho riscontrato nelle realtà corali e i motivi che hanno portato a non partecipare alla Messa di Santa Cecilia, potrebbero avere come comune denominatore un deficit di ecclesialità? Con questo termine intendo: avere consapevolezza di cosa sia la Chiesa, amarla, sentirsene parte, impegnarsi in e per essa. Vediamo:

Repertori diversi. Il programma canoro scelto per la Messa di Santa Cecilia è tratto da Nella Casa del Padre e dal Repertorio Nazionale dei canti nella Liturgia. Si può discutere quanto si vuole circa qualità e difetti di tali repertori, ma di certo: sono frutto di un lavoro attento di musicisti e liturgisti, guardano alle nostre normali assemblee, sono molto diffusi e utilizzati sul territorio nazionale (almeno il primo), e soprattutto sono consegnati dai vescovi italiani alle comunità cristiane. Perché ignorarli?

Impegni concomitanti. La Messa in onore di Santa Cecilia è celebrata ormai da tre anni consecutivi, ed è l’unica occasione che i coristi dei tanti cori parrocchiali della diocesi hanno per cantare una messa tutti insieme: la scelta di preferire ad esso altri impegni corali è senz’altro lecita, ma mi viene da domandare se non si possa fare diversamente.

Cessata attività. Se un direttore di un coro parrocchiale, oberato di impegni, non riesce più a “tirare la carretta”, il coro smette di esistere o per lo meno di svolgere regolarmente la sua attività. Le difficoltà del direttore potrebbero non essere spuntate all’improvviso, oppure sì. Un coro, soprattutto se numeroso e di una grande parrocchia, è una realtà ecclesiale importante: è necessario aspettare di essere in estrema emergenza per cambiare qualcosa, sollecitare qualche collaborazione, avviare alla formazione un giovane direttore? L’Istituto che dirigo ha un corso per organisti: neanche un allievo che provenga da una grossa parrocchia di città.

Ordinaria amministrazione. Partecipare alla Messa di Santa Cecilia, vuol dire imparare canti nuovi e mettere in conto prove supplementari. Un coro, invece, potrebbe accontentarsi di gestire senza troppo impegno la propria attività domenicale, e non essere sollecitato da attività extra.

Evitare il confronto. Dover ascoltare le convinzioni altrui, specie se fondate e supportate da argomentazioni valide, può risultare fastidioso. Alcune persone infatti, possono trovare gratificazione solo se la loro attività rimane chiusa in se stessa, o aperta a chi dà loro ragione.

“Canto e musica nella Chiesa italiana”. Convegno nazionale.

Proprio non molti giorni fa stavo pensando al fatto che anche dalla CEI, da molto tempo non arrivano inviti alla riflessione. Tener viva l’attenzione sulla situazione della musica liturgica è più che mai importante, in mancanza di indicazioni magisteriali recenti e in una realtà come quella italiana, su questo aspetto più che mai variegata, al limite dell’intollerabile.
Ed ecco che arriva notizia del VI Convegno nazionale di musica per la liturgia, Canto e musica nella Chiesa italiana negli anni della riforma liturgica, che si terrà a Salerno il 7 e 8 maggio di quest’anno. L’ultimo risaliva al 2003, Fidei canora confessio. La musica liturgica a 40 anni dalla Sacrosanctum Concilium. L’avviso dice che “i contributi che verranno offerti intendono stilare un bilancio del lavoro svolto in ambito liturgico-musicale negli ultimi cinquant’anni e contribuire, con riflessioni e idee, a progettare le tappe future della musica liturgica in Italia”. Speriamo!

4 dicembre 1963

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Lo scorso 4 dicembre è stato il 50° anniversario dell’approvazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II: un documento di così grande respiro e così accogliente delle istanze del Movimento liturgico, che nessuna operazione a tavolino avrebbe potuto creare. Durante il Concilio davvero soffiò lo Spirito, scombinando i calcoli prudenti della curia romana, e facendo velocemente camminare la Chiesa. Non mi dilungo oltre, perché è impossibile circoscrivere in poche righe la portata di un evento del genere.

Tanti sono stati gli eventi commemorativi organizzati. Ma molti di più sono stati coloro che se ne sono dimenticati: mi chiedo in quante Diocesi si sia organizzato qualcosa. Mentre ci penso, mi domando anche a quando risalga, per molti preti, l’ultima occasione di studio e aggiornamento circa qualche tematica liturgica. E dire che la maggior parte del clero ha vissuto direttamente gli anni del Concilio e dell’immediato post-Concilio. Si sarà smarrito l’entusiasmo degli inizi? Forse si, ma è anche normale che accada.

In mancanza di un qualche documento pontificio per il 50° di Sacrosanctum Concilium, può tornare utile rileggersi quel che Giovanni Paolo II suggerì per il 40° anniversario nella Lettera Apostolica Spiritus et Sponsa  laddove indica ormai necessario un passaggio “dal rinnovamento all’approfondimento”.

La liturgia, immutata per secoli, finì in passato per essere ritenuta intoccabile; ora riformata per volere del Concilio (e da chi ne aveva la competenza), continua a subire riforme: da un vescovo in una celebrazione, dal punto di vista di un parroco, dalle decisioni di un gruppo liturgico. Tutti mettono mano alla loro riforma. Pare, dunque, che non si riesca ad uscire dal periodo del rinnovamento. Invece, dobbiamo diventare capaci di dire: la liturgia è stata riformata, ora tocca a noi lasciarci riformare dalla liturgia. Ma questo implica una comprensione profonda dei riti liturgici.

Il ragionamento è applicabile anche dal punto di vista musicale: dal post-concilio ad oggi si è prodotta una valanga di nuove composizioni! Ma adesso occorre “approfondire”. Quale idea di liturgia traspare da questa o quella composizione? Quale immagine di Chiesa? A quale aspetto liturgico vorrebbero riferirsi? Riescono ad unirsi al momento rituale? Esprimono la preghiera? Favoriscono l’unanimità e la partecipazione attiva dell’assemblea? Posseggono la qualità dell’arte? Nei canti, la musica si lega alle parole o le utilizza senza rispetto a proprio piacimento? I testi sono presi dalle Sacre Scritture ed esprimono concetti teologicamente esatti, oppure sono solo genericamente religiosi?

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