Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “febbraio, 2017”

Un canto anche per il diacono, il lettore e il salmista? Sì, ma…

diacono-lettore-salmista

Continuiamo la nostra lettura di Musicam Sacram (=MS). Viene detto qualcosa a proposito del canto di questi ministri? Poche cose, diciamo subito, anche perché ai tempi di MS la riforma dei ministeri doveva ancora venire, con la conseguenza di una situazione che si presentava fluttuante.

MS non accenna al ministero del diacono. Brevemente, si può dire che al canto liturgico del diacono è applicabile quello che appartiene al canto del ministro che presiede, al netto di ciò che fa riferimento alla presidenza di una celebrazione eucaristica. Più nello specifico, il canto del diacono si attua per svolgere tre funzioni. Innanzitutto per invitare ed esortare i fedeli a prestare attenzione, ad assumere determinati atteggiamenti o compiere alcuni gesti. In secondo luogo per guidare la preghiera dei fedeli, sostenendo una parte da solista nel canto delle intenzioni, alle quali tutti risponderanno con una supplica. A lui infine, spetta di proclamare il brano evangelico: per ciò che concerne il suo canto, vale quanto verrà detto qui di seguito a proposito delle altre letture.

Del ministero dei lettori, MS ne parla solamente due volte: nell’elenco dato al paragrafo 13 per affermarne la particolare importanza, e in MS 26 affinché «proferiscano le parti loro assegnate in modo ben intelligibile». I termini di “lettore” o “lettura” non devono trarre in inganno: leggere nella liturgia, non è una qualunque pronuncia di un testo, ma una proclamazione pubblica della Sacra Scrittura che nella tradizione cristiana come in quella ebraica viene di regola cantillata. Insegna il Gelineau: «La cantillazione si presenta come un recitativo ritmico-melodico che si avvale di formule semplici e stereotipe adatte alle intonazioni, agli accenti importanti e soprattutto alla interpunzione e alle cadenze delle frasi». Come il ministro che presiede e il diacono, neppure il lettore è un virtuoso del canto. Egli trasmette un testo sacro a cui si sforza, con la musica, di conferire tutta la sua potenza misteriosa. Siccome la Sacra Scrittura non è il “suo” canto, la liturgia gli impone formule di cantillazione sobrie e tradizionali. Tuttavia, non sono poche le perplessità in merito al canto delle letture bibliche, spesso sconsigliato con motivazioni anche superficiali. Bisogna dire, tuttavia, che nel corpus delle nuove melodie del 1983 (poste in appendice al Messale) non esiste alcun schema melodico per le letture – che invece esiste per il Vangelo – se non l’intonazione per terminare acclamando. Si vuole forse escludere definitivamente la cantillazione? Si diffida della possibilità di un annuncio cantato, che apparirebbe troppo sacrale? Oppure si dubita (realisticamente) della capacità esecutiva, essendo invalsa l’abitudine di scegliere all’ultimo momento delle persone per le letture? Anche se si è imposto l’uso di non cantare le letture, resta il fatto che questa scelta non è certamente apportatrice di una prassi idilliaca. La questione rimane pertanto aperta.

MS non fa parola neppure per il canto del salmista, ma al paragrafo 16 inserisce «le antifone, i salmi, i versetti intercalari o ritornelli» tra le parti che prima di tutte manifestano la partecipazione attiva di tutto il popolo. Nella celebrazione eucaristica il salmo responsoriale viene demandato ad una figura particolare. Una maggior consapevolezza biblica ha aiutato a distinguerlo dalle altre letture, ma ancora troppo spesso a questo canto viene fatta mancare la melodia, magari anche al ritornello.

Allego nuovamente la Prima melodia della Messa e l’audio per ascoltarne le melodie.

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Ma i preti cantano? Il canto del ministro che presiede

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Espressioni come presiedere la celebrazione, presbitero che presiede o altre similari, sono piuttosto recenti. In Musicam Sacram (=MS) la riscontriamo una sola volta al n. 14, ed è già rilevante: «Il sacerdote presiede la santa assemblea in persona di Cristo». In merito al canto, gli interventi del ministro che presiede riguardano: prima della celebrazione, una certa qual “regia” musicale concorrendo alla scelta delle parti cantate (cfr. MS 15); durante la celebrazione, il canto in dialogo con i fedeli e la partecipazione al canto dell’assemblea (cfr. MS 7, 16, 26).

L’atto di presiedere una celebrazione inizia prima di essa e colui che la presiede ne è il primo responsabile poiché deve guidare la preghiera di tutta l’assemblea, in tutte le sue espressioni. Per questo è suo compito preparare ogni azione liturgica non da solo, ma dialogando con «tutti coloro che devono curare la parte rituale o pastorale o del canto» (MS 5), in questo caso con l’animatore del canto, il direttore del coro, l’organista, e gli altri ministri: chi presiede è chiamato a coordinare gli elementi (parole, gesti, canti…), e stimolare gli interventi dei fedeli e dei ministri. MS prevede, infatti, una serie di possibilità, dei gradi di partecipazione che dovrebbero essere di volta in volta vagliati per non cadere nel consunto programma canoro “inizio-offertorio-comunione-fine” con l’aggiunta “alleluia-santo”. La varietà delle modalità celebrative alle quali ci si riferisce (cfr. MS 7, 10, 16, 28) deve senza dubbio essere conosciuta e desiderata in primo luogo dal celebrante che presiede.

Durante la celebrazione, la natura gerarchica della Chiesa, rettamente intesa, sarà manifestata dal canto proprio di ciascun ministro, compreso quello del ministro ordinato che presiede. Il suo compito ministeriale richiamerà quel ministero già svolto dal Cristo in favore del suo popolo, quando pregherà a nome di tutta l’assemblea sollecitando la sua risposta: Amen! Purtroppo il canto dell’eucologia viene largamente considerato come un artificio, in primis dal clero. Ma viste le problematiche delle nostre assemblee, invece, ai pastori potrebbe quantomeno venire il dubbio che proprio questa possibilità musicale possa divenire utile per sottrarre i testi liturgici alla banalità di una lettura sciatta e incolore, all’ovvietà stereotipata delle formule e delle risposte ripetitive. L’alto compito di queste preghiere dialogate è quello di “annodare” l’assemblea celebrante. Non si tratta, pertanto, di briciole da lasciar cadere o di riti da osservare in maniera formalistica: il ministro ordinato che presiede l’assemblea dialoga con Dio e dialoga con i fedeli. L’equilibrio sincero, vero e umile del canto presidenziale viene garantito anche dalla musica che porta la sua preghiera, poiché se il canto assembleare può certamente far uso della poesia e del fascino dei ritmi, che il canto del coro arricchirà con il suo apporto, il canto del ministro che presiede si serve di una linea melodica sobria. Egli non è un virtuoso. Poche note, poche formule melodiche bastano alla sua preghiera o al suo rendimento di grazie.

Per i presbiteri che volessero scommettere sull’efficacia pastorale del loro canto liturgico, allego la Prima melodia della Messa e l’audio per ascoltarne le melodie.

L’Alleluia di Botor per la Messa finale della GMG a Cracovia: ecco lo spartito!

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Ecco il Canto al Vangelo composto dal polacco Botor, cantato in occasione della Messa finale della GMG 2016 a Cracovia. Il contrappunto rende la composizione interessante e vivace. Essa implica la presenza di due solisti, un soprano che salga fino al Do3, e un tenore (gli amici musicisti diranno se eventualmente possono essere omessi oppure no. Lo spartito però non indica questa possibilità). Il testo del versetto, in latino, si riferisce alle parole dette da Gesù all’apostolo Tommaso – Quia vidisti me, Thoma, credidisti… – ed è affidato ad un cantore.

Alleluia
Canti dell’Ordinario (Missa Ioannis Pauli II)
La Messa finale della GMG

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