Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Il canto dei fedeli: tra il tutto e il niente, una partecipazione “per gradi”?

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Continuiamo il nostro approfondimento dell’Istruzione Musicam sacram (= MS). Al netto dei suoi problemi, il documento riesce ad  individuare ogni via possibile per promuovere la partecipazione attiva dei fedeli mediante il canto e ciò traspare in primis laddove si afferma che «nello scegliere il genere di musica sacra, sia per la Schola cantorum che per i fedeli», bisogna «tenere conto delle possibilità di coloro che devono cantare» (MS 9).

Per favorire il canto dei fedeli, in quattro diversi paragrafi MS chiede di valutare l’opportunità di una partecipazione “per gradi”: questo dettato costituisce una degli apporti più significativi di MS. Vi sono infatti «diversi gradi» tra la celebrazione «nella quale tutto ciò che richiede il canto viene di fatto cantato, e la forma più semplice» (MS 7); pertanto conviene variare i gradi di partecipazione «secondo la solennità dei giorni e delle assemblee» (MS 10); infine, per ragione di ordine pastorale, «vengono proposti per la Messa cantata dei gradi di partecipazione» (MS 28), scostandosi non poco dalla rigida distinzione di Messa solenne, cantata, letta (pur non abolendola). L’indicazione di principio su ciò che va anzitutto cantato, viene data da MS laddove si chiede di cominciare da quelle parti «che per loro natura sono di maggiore importanza» (MS 7), cioè quelle dove si manifesta maggiormente la natura comunitaria della liturgia: le risposte cantate dal popolo al canto dei ministri, e il canto di questi insieme ai fedeli. Lo stesso sarà affermato più avanti: «Comprenda prima di tutto le acclamazioni, le risposte ai saluti del sacerdote e dei ministri e alle preghiere litaniche; inoltre le antifone e i salmi, i versetti intercalari o ritornelli, gli inni e i cantici» (MS 16). Per condurre «i fedeli alla partecipazione piena al canto» MS 28 si mantiene coerente al principio dato. Pertanto, tra ciò che viene indicato come il primo grado di partecipazione al canto della Messa – oltre alle parti spettanti a chi presiede – vengono appunto inseriti i dialoghi (al saluto iniziale, al prefazio, al Pax Domini e al congedo), e ciò che i fedeli devono convenientemente cantare insieme ai ministri e la Schola: il Sanctus, l’Amen al termine della dossologia della preghiera eucaristica, e il Pater noster con l’embolismo. Il secondo grado comprende la restante parte dell’Ordinario: in prima battuta Kyrie, Gloria, Agnus Dei, poi il Credo e, volendo, la preghiera dei fedeli. Il terzo grado comprende il canto del Proprio e le letture della Sacra Scrittura.

C’è da osservare che, mentre MS 32-33 in vario modo sollecita la partecipazione di tutta l’assemblea ai canti del Proprio, magari «con ritornelli facili» oppure sostituendo «con altri testi i canti d’ingresso, d’offertorio e di comunione che si trovano nel Graduale», uso a quel tempo già in vigore con indulto in varie parti (e a questa possibilità si rifaranno ben presto le Conferenze episcopali), non così avviene per i canti che costituiscono l’Ordinario. Ad essi si riferisce MS 34: «Se sono cantati su composizioni musicali a più voci, possono essere eseguiti dalla Schola nel modo tradizionale, cioè “a cappella” o con accompagnamento». Ci troviamo di fronte ad una formulazione di compromesso. Infatti sono in principal modo le “Messe” polifoniche, composte dal rinascimento fin alla prima metà del ‘900, a costituire quel «patrimonio della musica sacra» che si deve conservare, e che soltanto una Schola altamente preparata le può eseguire. Il minimo che si poteva fare in sede di redazione di MS, per non uscire dai principi posti da Sacrosanctum Concilium, era la collocazione dell’inciso: «Purché il popolo non sia totalmente escluso dalla partecipazione al canto» (MS 34).

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