Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Canto dell’assemblea o dei fedeli? Cosa ne dice Musicam Sacram

assemblea-liturgica-canto

Seppur originata in un contesto non del tutto sereno a causa delle diverse posizioni di liturgisti e musicisti, Musicam Sacram (= MS) lascia trasparire il suo forte carattere pastorale nei continui riferimenti alla «partecipazione attiva» dei fedeli. La parola «assemblea» compare 13 volte; «fedeli» 43 volte; «popolo» 23 volte. Leggendo il documento è possibile notare qualche oscillazione di significato attribuito al termine «assemblea»: con esso si vuole, in linea di massima, intendere «la Chiesa riunita per celebrare», popolo e ministri – questa deve essere considerata l’accezione più profonda e più teologicamente ricca del termine – ma talvolta sembra che si voglia anche semplicemente far riferimento ai «fedeli». Tuttavia, è riscontrabile una certa attenzione a non considerare come sinonimi questi diversi termini, che difatti non lo sono. Riaffermare qui che con il termine «assemblea» si intende «popolo e ministri» è importante, sia per rifarsi al dettato generale di Sacrosanctum Concilium, sia per abbandonare con decisione certe visioni tendenzialmente clericali delle azioni liturgiche. Il radunarsi in assemblea è il concreto manifestarsi della Chiesa fatta di persone numerose e diverse. Dunque, anche in ordine alla musica liturgica e ai suoi “attori”, è giusto mettere al centro quest’attenzione.

Dopo aver affermato che «le azioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa», in MS 16 leggiamo: «Non c’è niente di più solenne e festoso nelle sacre celebrazioni di un’assemblea che, tutta, esprime con il canto la sua pietà e la sua fede». Il testo ricorda il tema della partecipazione mediante il canto, e il soggetto di tale azione è «l’assemblea tutta»; la partecipazione al culto cristiano, infatti, non conosce spettatori. MS accosta il canto assembleare al senso di solennità e di festa che questo conferisce alla celebrazione, dimensioni sulle quali bisogna soffermarsi: il solenne sarà altro rispetto a ciò che è ordinario e il festoso sarà altro rispetto a ciò che è quotidiano.  Ma queste dimensioni non saranno garantite né da particolari ornamenti cerimoniali o musicali, né da riferimenti a ciò che va di moda; non dall’esterno, ma dall’interno della celebrazione nascono la solennità e la festa, e a tale dinamica il canto assembleare giova grandemente. Questo è tra i più importanti e fondamentali compiti ministeriali di una musica che si voglia dire “liturgica”.

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