Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Musicam Sacram e l’azione liturgica

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Tracciando una relazione dell’attività della Cappella Sistina al Concilio, Mons. Bartolucci, Maestro Direttore Perpetuo della Cappella, dice del grande plauso incontrato con le proprie esecuzioni presso i Padri Conciliari, plauso «inatteso e soprattutto di grande conforto! Si vuole che il popolo sia attivo, come se l’attività dell’uomo non fosse altro che muovere le braccia, le gambe, la bocca, e non vi fosse una sua attività più profonda, più umana, più essenziale: quello dello spirito».
Quando canta, è risaputo che la Cappella Sistina non fa stonature; ma che possa dirsi altrettanto quando scrive in prosa? Stando infatti a questa prosa del Maestro Perpetuo, la «liturgia, concreta sequenza di azioni pratiche, di orazioni e di letture» e di canto del popolo, sarebbe solo un «muover le braccia, le gambe, la bocca» (cosa muovono i cantori della Sistina? N.d.R).

Inizio la mia trattazione di Musicam  Sacram (= MS) con questo breve affaccio sui contrasti che caratterizzarono il tempo conciliare e post-conciliare, per farcene un’idea, in qualche modo. Il testo è uno stralcio di un vivace articolo pubblicato da Rivista Liturgica nel 1964 (2, p. 250-254), con il quale si intese rispondere alle osservazioni polemiche poste dal maestro Bartolucci, le quali oppongono ad una malintesa partecipazione attiva, il primato dello spirito. Come se muovere le braccia, le gambe, e la bocca non potessero essere attività profonde, pienamente umane ed essenziali. Il Vaticano II aveva invece guadagnato una nuova consapevolezza in ordine alla liturgia ed al suo essere azione di Cristo e della Chiesa, vedendo nella partecipazione attiva dei fedeli il superamento di qualunque dualità “spirito-corpo”. La celebrazione liturgica, nel suo darsi rituale, è azione; piuttosto, dovremo dire che la nostra prassi celebrativa ancora stenta a riappropriarsi dell’atto liturgico, anche in ordine al canto e alla musica.

Certamente MS risente del clima arroventato in cui fu redatta e dell’epoca nella quale vide la luce: anni di transizione anche da un punto di vista culturale e sociale, e di passaggio ad un modo più profondo di intendere la liturgia e, conseguentemente, la funzione della musica sacra. In essa si possono riscontrare passaggi che evidentemente sono il frutto di compromessi fra visioni diverse; argomentazioni che talvolta conseguono al dettato di Sacrosanctum Concilium (= SC), e che altre volte sembrano rimandare a istanze precedenti. Tuttavia l’Istruzione rimane la magna charta della musica e dei musicisti postconciliari, alla quale costantemente si riferiscono tutti i libri liturgici riformati venuti dopo la sua pubblicazione.

MS è composta da 69 paragrafi, suddivisi in un proemio (1-4) e nove capitoli:
I. Alcune norme generali (5-12);
II. I partecipanti alle celebrazioni liturgiche (13-26);
III. Il canto nella celebrazione della Messa (27-36);
IV. Il canto dell’Ufficio divino (37-41);
V. La musica sacra nella celebrazione dei Sacramenti e dei Sacramentali, in particolari azioni sacre dell’anno liturgico, nelle celebrazioni della parola di Dio e nei pii e sacri esercizi (42-46);
VI. Quale lingua usare nelle azioni liturgiche celebrate in canto, e come conservare il patrimonio di musica sacra (47-53);
VII. La preparazione delle melodie per i testi in lingua volgare (54-61);
VIII. La musica strumentale (62-67);
IX. Le Commissioni per la musica sacra (68-69).

Tra gli apporti più significativi del documento può essere annoverato MS 13, il quale mette in luce l’aspetto celebrativo della liturgia e come la Chiesa si presenta in essa. Rifacendosi all’insegnamento di SC, ribadisce che «le azioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa», la quale, quando è riunita in assemblea per la celebrazione, «è popolo santo radunato e ordinato sotto la guida del vescovo o del sacerdote». In riferimento a questo paragrafo, è possibile notare come anche i vari ministri, tenendo conto della loro diversità, contribuiscono a manifestare la Chiesa e sono considerati parte dell’assemblea. MS ne distingue alcuni, a partire dai ministri ordinati (non viene citato il ministero diaconale, che ancora attendeva di essere riscoperto), per poi procedere ad una sorta di elenco non necessariamente esaustivo: «i ministranti, il lettore, il commentatore e i membri della Schola cantorum». Ma il capitolo della ministerialità rimane tutt’ora aperto, anche dopo la pubblicazione di specifici documenti. Uno dei compiti che ancora ci attende, infatti, è fare in modo che «ciascuno, ministro o fedeli, svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (SC 28), cogliendo l’invito a fare in modo che in ogni celebrazione si osservi la verità dei ministeri, si rispetti il ruolo di tutti riconoscendo il valore dell’assemblea liturgica e della sua articolazione ministeriale.

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