Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Parlare di riforma della riforma

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Segnalo l’articolo di Cesare Giraudo S.J. su La Civiltà Cattolica (quaderno 3995) dal titolo «La riforma liturgica a 50 anni dal Vaticano II. “Parlare di riforma della riforma” è un errore», e mi permetto di presentarne un piccolo sunto. Siccome questa rivista viene esaminata in fase di bozza dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, per questo motivo, e anche per certe attinenze dell’articolo con il campo della “musica liturgica”, merita attenzione.

Nel testo si prende atto che ancora si incontrano cattolici «che non nascondono le loro perplessità nei confronti della riforma liturgica». Giraudo riconosce che nella riforma liturgica attuata dopo il Vaticano II, «accanto alle luci, di certo preminenti, non mancano le ombre». In effetti «la risposta al progetto che emerge dai Praenotanda dei libri liturgici, a cinquant’anni dalla loro promulgazione, lascia ancora molto a desiderare». In questo contesto, l’autore si riferisce alla conferenza tenuta a Londra il 5 luglio scorso dal card. Sarah, nella quale veniva prospettata come rimedio una eventuale riforma della riforma e, in concreto, proponeva l’orientamento comune di sacerdoti e fedeli, rivolti insieme nella stessa direzione. In data 11 luglio, un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede precisava che sull’orientamento dell’altare non c’erano delle novità e inoltre affermava che era meglio evitare di usare l’espressione “riforma della riforma”, riferita alla liturgia. Già papa Francesco, in una intervista rilasciata recentemente a p. Antonio Spadaro, aveva dichiarato: «Il Vaticano II e la Sacrosanctum Concilium si devono portare avanti come sono. Parlare di “riforma della riforma” è un errore».

In conclusione, Giraudo propone due linee di lavoro. In primo luogo segnala la necessità di puntare sulla riscoperta della dimensione del sacro: «Dobbiamo riscoprirla e farla nostra il più presto possibile, attraverso il giusto impiego di quei segni gestuali e verbali che aiutano a tenerla desta, quali un certo doveroso mantenimento della lingua latina e del patrimonio musicale che ha caratterizzato l’intera tradizione dell’Occidente”. In secondo luogo vi è il tema della formazione liturgica, poiché resta ancora molto da fare per metabolizzare Sacrosanctum Concilium: «La riforma liturgica è malata per il semplice motivo che i suoi odierni fruitori l’hanno recepita in maniera debole. Si tratta di una malattia da curare, non di un malato da sopprimere».

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