Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Il canto: anzitutto mattoni e calce

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Mi sono recentemente trovato nella situazione di dover rendere con un’immagine la funzione del canto nella liturgia.

Vedete questa nostra bella Cattedrale? Noi ne ammiriamo le decorazioni e gli affreschi, ma guardate bene: osservate le mura, le colonne, i capitelli, gli archi. Tutto questo è fatto con mattoni e calce: sono questi a dare alla nostra Cattedrale la sua forma. Se non ci fossero le mura, neanche gli affreschi potrebbero esserci.

Quando parliamo di canto liturgico il discorso quasi subito scivola sui “canti”: inizio, offertorio, comunione. Come il visitatore distratto che si sofferma solo sugli affreschi. Non che ciò che è dipinto non sia importante, al contrario è espressione di fede. Anche “i canti” lo sono o dovrebbero esserlo: tuttavia sono momenti nei quali facilmente entra in causa il gusto personale, la preferenza per questo o quell’autore, dove si sceglie con criteri non proprio ortodossi. E allora da affreschi, questi canti si riducono a fregi, orpelli e ornamenti di questo o quello stile, diventando insignificanti o superflui nella celebrazione. E’ quanto mai urgente e importante, allora, invitare a soffermarsi sul canto in quanto atto del cantare e in quanto codice sonoro della celebrazione, essenziale per la sua forma. Cioè pensare al canto come ai mattoni e alla calce, elementi semplici e anche nascosti ma che posizionati uno sull’altro e uniti conferiscono alla Cattedrale la sua forma. Che brutta una celebrazione in-forme, come una tenda che si affloscia su se stessa: mai significativa se non grazie a cause esterne che talvolta aggiungono pathos, come una qualche festa o ricorrenza.

In che modo il canto contribuisce a dare forma alla celebrazione? Se l’invocare, il supplicare, l’acclamare, il proclamare, il dialogare, diventano quello che sono. Il canto permette che prendano la loro forma. Davvero troppo e oltre ogni ragionevole limite, condanniamo tutto al “dire” che può andare bene per lo spiegare e al massimo per il narrare, ma non per tutti i diversi modi di presa di parola che incontriamo nella celebrazione. Queste hanno bisogno del canto! Anche se solo di poche note.

Il canto: mattoni e calce per dare forma alla celebrazione (come il silenzio, i gesti e i movimenti del corpo…).

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2 pensieri su “Il canto: anzitutto mattoni e calce

  1. Antonella in ha detto:

    Si. Caro don Simone hai scattato un’altra istantanea e l’immagine è chiara: il canto, mattoni e calce, per dare forma alla celebrazione.
    Condivido.
    Grazie.

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