Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Sarah e la riforma della riforma

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Riporto la notizia, anche se non strettamente riferita ai nostri temi. Tuttavia, vi è già così tanta confusione in ambito liturgico, e conseguentemente in quello musicale-celebrativo, che se il card. Sarah non ci mettesse del suo, ci farebbe un gran favore.

Da Radiovaticana.va

E’ opportuna una precisazione a seguito di notizie di stampa circolate dopo una conferenza tenuta a Londra dal card. Sarah, Prefetto della Congregazione del Culto Divino, alcuni giorni fa. Il card. Sarah si è sempre preoccupato giustamente della dignità della celebrazione della Messa, in modo da esprimere adeguatamente l’atteggiamento di rispetto e adorazione per il mistero eucaristico. Alcune sue espressioni sono state tuttavia male interpretate, come se annunciassero nuove indicazioni difformi da quelle finora date nelle norme liturgiche e nelle parole del Papa sulla celebrazione verso il popolo e sul rito ordinario della Messa.

Perciò è bene ricordare che nella Institutio Generalis Missalis Romani (Ordinamento Generale del Messale Romano), che contiene le norme relative alla celebrazione eucaristica ed è tuttora pienamente in vigore, al n.299 si dice: “Altare extruatur a pariete seiunctum, ut facile circumiri et in eo celebratio versus populum peragi possit, quod expedit ubicumque possibile sit. Altare eum autem occupet locum , ut revera centrum sit ad quod totius congregationis fidelium attentio sponte convertatur” (cioè: “L’altare sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo, la qual cosa è conveniente realizzare ovunque sia possibile. L’altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli”).

Per parte sua il Papa Francesco, in occasione della sua visita al Dicastero del Culto Divino, ha ricordato espressamente che la forma “ordinaria” della celebrazione della Messa è quella prevista dal Messale promulgato da Paolo VI, mentre quella “straordinaria”, che è stata permessa dal Papa Benedetto XVI per le finalità e con le modalità da lui spiegate nel Motu Proprio Summorum Pontificum , non deve prendere il posto di quella “ordinaria”.

Non sono quindi previste nuove direttive liturgiche a partire dal prossimo Avvento, come qualcuno ha impropriamente dedotto da alcune parole del card. Sarah, ed è meglio evitare di usare la espressione “riforma della riforma”, riferendosi alla liturgia, dato che talvolta è stata fonte di equivoci.

Tutto ciò è stato concordemente espresso nel corso di una recente udienza concessa dal Papa allo stesso Cardinale Prefetto della Congregazione del Culto Divino.

L’antefatto. Da Vatican Insider:

Era sembrato più di un invito, visto che a parlarne, seppure nel corso di una conferenza e non con un atto ufficiale, era stato il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione del culto divino: «È molto importante che torniamo, appena possibile a un orientamento comune, di preti e fedeli rivolti insieme nella stessa direzione, a oriente, o almeno verso l’abside, verso il Signore che viene», aveva detto, aggiungendo: «Vi chiedo di applicare questa pratica ovunque sia possibile». Le parole di Sarah erano rimbalzate in tutto il mondo, trovando appoggi entusiastici nei siti e nei blog dei cosiddetti tradizionalisti, anche perché il cardinale aveva aggiunto di voler iniziare, d’accordo con il Papa, uno studio per arrivare a una «riforma della riforma» liturgica, per migliorare la sacralità del rito.

Nei giorni scorsi il cardinale Sarah è andato nuovamente in udienza da Francesco. E nel pomeriggio di lunedì 11 luglio padre Federico Lombardi, nel giorno in cui è stata annunciata la nomina del suo successore, ha rilasciato una dichiarazione evidentemente concordata con il Pontefice e con il cardinale, che smonta la valenza dell’invito di Sarah e boccia pure l’espressione «riforma della riforma».

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2 pensieri su “Sarah e la riforma della riforma

  1. hermann in ha detto:

    peccato che l’ex portavoce vaticano dimenticò di dire che la riforma NON ha abolito la celebrazione ad orientem, infatti vi sono alcune parti del messale di Paolo VI in cui esplicitamente si dice: e rivolgendosi ai fedeli il sacerdote dice: …. cioé si dava per scontato che il sacerdote potesse essere rivolto al Tabernacolo e non al popolo. Poi è invalso l’utilizzo dell’altare staccato dalla parete, ma era una prescrizione solo per le nuove chiese. Invece si è fatto dovunque scempio degli altari antichi per costruire dei catafalchi o delle tavole da cucine al centro del presbiterio. Quello di Sarah è come un grido di dolore di fronte allo scempio che quotidianamente si fa della Liturgia che ha perso il suo carattere orante per diventare l’esercizio, spesso egotico, del celebrante verso i fedeli che guardano Lui e spesso nemmeno si rendono conto che sono lì ad adorare Dio, non a partecipare ad una cena.

    • Quando le rubriche del Messale invitano il sacerdote a rivolgersi ai fedeli, non lasciano per nulla intendere che egli sia stato fino a qual momento rivolto al tabernacolo; semplicemente implicano una relazione tra colui che presiede e i fedeli. Si prenda ad esempio quanto indicato per i riti d’ingresso: “Quando il popolo si è radunato, il sacerdote con i ministri si reca all’altare; intanto si esegue il canto d’ingresso. Giunto all’altare (…) eventualmente lo incensa. Poi, con i ministri si reca alla sede. (…) Segue il saluto, che il sacerdote RIVOLGE AL POPOLO allargando le braccia e dicendo…”. Oppure subito dopo la presentazione dei doni: “Ritornato in mezzo all’altare, RIVOLTO AL POPOLO, allargando e ricongiungendo le mani, il sacerdote dice: Pregate fratelli…”.
      Quanto all’utilizzo dell’altare staccato dalla parete, devo nuovamente contraddirla, non trattandosi di un uso “invalso” quasi abusivamente, e non fu prescritto “solo per le nuove chiese”. Una precisa indicazione della Santa Sede, a Concilio Vaticano II non ancora concluso, recita: “Nel costruire nuove chiese, o nel restaurare e adattare quelle già esistenti ci si preoccupi, diligentemente della loro idoneità a consentire la celebrazione delle azioni sacre secondo la loro vera natura, e ad ottenere la partecipazione attiva dei fedeli. E’ bene che l’altare maggiore sia staccato dalla parete per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo. Nell’edificio sacro sia posto in luogo tale da risultare come il centro ideale a cui spontaneamente converga l’attenzione di tutta l’assemblea” (Inter Oecumenici n. 90-91). Ne consegue, tra l’altro, che l’ALTARE su cui si celebra è il nostro “oriente”.

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