Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “maggio, 2016”

Pueri Cantores: educare al canto liturgico

pueri cantores asti

Dedicarsi all’educazione musicale e al canto dei bambini la ritengo una scelta pastorale quanto mai opportuna, soprattutto se teniamo conto delle ben poche e magari poco serie proposte che in ambito musicale la scuola italiana offre ai bambini, da decenni. E si vede. L’analfabetismo musicale è da noi alle stelle, e in nessun’altra nazione europea accade una cosa del genere: al contrario, diffusamente nelle scuole si impara la musica e a suonare uno strumento musicale (N.B. nulla a che vedere con le nostre spifferate al flauto dolce). Inutile dire che tale situazione si ripercuote, con le ovvie e deleterie conseguenze che ben conosciamo, anche sul terreno liturgico: infatti i bambini di ieri e dell’altro ieri, sono i giovani e gli adulti di oggi. Impegniamoci dunque per il domani: la capacità vocale dei bambini è una dote preziosissima che se coltivata con equilibrio, li aiuterà a crescere in “armonia”, e potranno esprimere al meglio la loro personalità. Il cantare favorisce l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé attraverso l’uso del corpo e della voce, stimola la concentrazione nell’ascoltare e nell’imitare. Il coro favorisce la socializzazione utilizzando la vocalità di gruppo non solo come fine ma anche come mezzo per “stare insieme” e assimilare le regole principali di comportamento: rispetto per gli altri, silenzio e pazienza, autoascolto e ascolto degli altri durante il canto.

Dunque, adoperarsi affinché i bambini familiarizzino con il linguaggio musicale ed aiutarli ad assaporare il bello educandoli al canto liturgico, è a mio avviso non solo opportuno, ma quanto mai doveroso. Attenzione! Non mi sto affatto riferendo al gruppetto dell’oratorio affidato ad un inesperto animatore. Costui, per quante buone disposizioni abbia, non sarà in grado di puntare agli obiettivi sopra esposti: farà un po’ di aggregazione, anche simpaticamente, e basta. Bisogna avere la volontà di pensare “in grande” magari uscendo dal proprio orticello e “fare squadra”, tanto più se ad una singola realtà mancassero le risorse necessarie per affidarsi ad una persona competente.

La buona notizia è che, finalmente, con il mese di ottobre 2016 prenderà il via ad Asti il progetto che l’Istituto Diocesano Liturgico-Musicale dedica alle voci bianche. Per info vedi qui.

Messa del Buon Pastore

Messa

Condivido con tutti il fatto che la Diocesi di Asti, nella celebrazione del Congresso Eucaristico (10-17 aprile 2016) convocato dal suo vescovo Francesco Ravinale con il motto “Pane del Cammino, Dono di Misericordia, Centro di Unità”, in vista della celebrazione conclusiva ha pensato ad una composizione che contenesse i canti del “Proprio”, tratti dal Graduale Romano e in lingua italiana: da qui il lavoro del M° Daniele Ferretti, la Messa del Buon Pastore per Assemblea, Coro a 4 voci, Ottoni e Organo, pubblicato dalle Edizioni Carrara di Bergamo. Nella quarta domenica di Pasqua la figura dominante è il Buon Pastore: l’immagine evocata nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10, da cui ogni anno è tratta la pericope evangelica, ha ben collocato la celebrazione del Congresso Eucaristico di Asti nell’alveo del Giubileo Straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco.

Canto d’Introito: celebra il Signore che si rende presente nell’assemblea riunita nel suo nome, mutuando le strofe e la prima parte del ritornello dal Salmo 32, il quale si presenta come un inno di lode alla provvidenza di Dio, che in questa domenica trova la sua concretizzazione nell’immagine del Buon Pastore. Per introdurre meglio i fedeli al mistero celebrato, poi, la seconda parte del ritornello, aggiunge un invito esortativo: “Ascoltiamo la voce del Buon Pastore, seguiamo con fede il Signore della vita”.
Salmo responsoriale: è tratto dal Salmo 99, il quale invita tutti i popoli a lodare con gioia il Signore. Il motivo della lode emerge nel versetto 3: “Siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo” e il ritornello evidenzia questa consapevolezza dell’assemblea orante.
Canto al Vangelo: il versetto alleluiatico (Gv 10, 14) riprende il tema del conoscere: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.
Canto alla presentazione dei doni: è tratto dal Salmo 62 e accompagna la carità dei fedeli che, offrendo con gioia il pane e il vino, non dimenticano coloro che ne sono sprovvisti, e cercano Dio come la terra arida cerca l’acqua. Con fede sicura, nell’io collettivo del salmista, cantano la fiducia di essere esauditi: “Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca”.
Canto alla Comunione: abbina l’Antifona propria di Comunione “Io sono il buon pastore e offro la vita per le mie pecore” (Gv 10, 14-15) al Salmo 22 (nella notissima versione De Marzi – Turoldo). In tal modo si è voluto lasciare spazio al canto religioso popolare, debitamente valorizzato nell’armonizzazione di Ferretti.

La Messa del Buon Pastore di Daniele Ferretti non cade nel fraintendimento ingenuo di una musica liturgica fruibile immediatamente, come quelle melodie che si cantano quasi da sole. Neppure qui si ricerca l’arte per l’arte: la parte dell’Assemblea è realmente alla portata delle capacità medie dei fedeli e consiste in brevi e opportuni interventi partecipativi, mentre complessivamente, si è dato vita ad una musica “contemporanea” per la liturgia di oggi: una musica per un servizio ecclesiale specifico – quello dei cantori – fatto di sacrificio e di passione. Pochi al servizio di molti, è l’immagine della ministerialità ecclesiale che si è tenuta presente elaborando questa Messa, nella convinzione che quello del coro, sia un ruolo specifico: come quello di chi presiede la celebrazione, del diacono o del lettore.

Vai al catalogo delle Edizioni Carrara.

Qualche spunto

musicam sacram

Il prossimo anno ricorrerà il 50° anno dalla pubblicazione di Musicam Sacram (5 marzo 1967), Istruzione del “Consilium” e della Congregazione dei Riti, inerente l’applicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II in materia di musica sacra. Un documento che risente del periodo nel quale fu redatto e dei problemi che allora dovette affrontare: si trattava di mettere a punto le modalità partecipative dei fedeli, e nello stesso tempo sostenere l’istanza conciliare rispetto a posizioni talvolta intransigenti. D’altro canto MS è il documento post-conciliare in ambito liturgico-musicale tutt’ora più completo, che non manca di essere portatore di sollecitazioni ancora oggi attuali. Ad esso non ne sono seguiti altri dello stesso tenore. Chissà se il 2017 ci riserverà qualche novità da questo punto di vista? Intanto ripassiamo qualche indicazione liberamente tratta da MS 4-11:

Musica sacra è quella che, composta per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e bontà di forme. Sotto la denominazione di Musica sacra si comprende, in questo documento: il canto gregoriano, la polifonia sacra antica e moderna nei suoi diversi generi, la musica sacra per organo e altri strumenti legittimamente ammessi nella Liturgia, e il canto popolare sacro, cioè liturgico e religioso.

L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando è celebrata in canto, con i ministri di ogni grado che svolgono il proprio ufficio, e con la partecipazione del popolo. In questa forma di celebrazione, infatti, la preghiera acquista un’espressione più gioiosa, il mistero della sacra Liturgia e la sua natura gerarchica e comunitaria vengono manifestati più chiaramente, l’unità dei cuori è resa più profonda dall’unità delle voci, gli animi si innalzano più facilmente alle cose celesti per mezzo dello splendore delle cose sacre, e tutta la celebrazione prefigura più chiaramente la liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste.

Nello scegliere le parti da cantarsi si cominci da quelle che per loro natura sono di maggiore importanza: prima di tutto quelle spettanti al sacerdote e ai ministri, cui deve rispondere il popolo, o che devono essere cantate dal sacerdote insieme con il popolo; si aggiungano poi gradualmente quelle che sono proprie dei soli fedeli o della sola «schola cantorum».

Ogni volta che, per una celebrazione liturgica in canto, si può fare una scelta di persone, è bene dar la preferenza a coloro che sono più capaci nel canto; e ciò soprattutto quando si tratta di azioni liturgiche più solenni, di celebrazioni che comportano un canto più difficile o che vengono trasmesse per radio o per televisione.

Nello scegliere il genere di musica sacra, sia per la «schola cantorum» che per i fedeli, si tenga conto delle possibilità di coloro che devono cantare. La Chiesa non esclude dalle azioni liturgiche nessun genere di musica sacra, purché corrisponda allo spirito dell’azione liturgica e alla natura delle singole parti, e non impedisca una giusta partecipazione dei fedeli.

Si tenga presente che la vera solennità di un’azione liturgica dipende non tanto dalla forma più ricca del canto e dall’apparato più fastoso delle cerimonie, quanto piuttosto dal modo degno e religioso della celebrazione, che tiene conto dell’integrità dell’azione liturgica, dell’esecuzione cioè di tutte le sue parti, secondo la loro natura. La forma più ricca del canto e l’apparato più fastoso delle cerimonie sono sì qualche volta desiderabili, quando cioè vi sia la possibilità di fare ciò nel modo dovuto; sarebbero tuttavia contrari alla vera solennità dell’azione liturgica, se portassero ad ometterne qualche elemento, a mutarla o a compierla in modo indebito.

Ancora sul Giubileo dei ragazzi e delle ragazze

papa francesco giubileo ragazzi

Questa mattina ho chiesto ad una ragazza quattordicenne, partecipante alle giornate del recente Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, quale cosa più di tutte le fosse piaciuta. Immediatamente mi dice: “La Messa in piazza San Pietro!”. Vista la spontaneità della risposta, rilancio su che cosa l’abbia più colpita di quella Messa. Risposta: “Tutto!”. La sollecito ancora un paio di volte a cercare qualcosa in particolare, ma tra i suoi ricordi non riesce a conferire ad alcuni elementi più importanza che ad altri. Ci sarebbe troppo da raccontare. E questa è una buona cosa, a mio avviso, nel senso che una celebrazione deve coinvolgere a vari livelli e sotto diversi profili, senza che qualche aspetto travalichi gli altri. Allora le chiedo dell’omelia del papa, se ricorda qualche sua parola. Lei annuisce: “Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!”. Infine, il mio interesse mi spinge ad interpellarla sui canti. Lei non si scompone: “Sono abituata – mi dice – sono canti che conoscevo perché li ho già sentiti qui in parrocchia e in cattedrale”.

Riporto questa breve esperienza, poiché ancora una volta ne conseguo che i ragazzi non abbiano bisogno di “canti-per-ragazzi” ma di educazione al canto di tutti.

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