Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “marzo, 2016”

Il Giubileo delle Corali sarà dal 21 al 23 ottobre

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Dopo che su questo blog in anteprima è stata data la notizia del Giubileo delle corali, sono seguite richieste di informazioni alle quali non è stato possibile rispondere poiché nessun ulteriore dettaglio è trapelato fino a pochi giorni fa, quando si è saputo che la data è stata posticipata al 21-23 ottobre e che ad assumersi l’onere dell’organizzatore sarebbe stato il Coro della Diocesi di Roma. La cosa ha destato in molti un grande entusiasmo ma anche qualche perplessità e, personalmente, qualche interrogativo: riuscirà l’organizzazione a non creare un evento, mi si passi l’espressione, “Frisina-centrico”? Saranno capaci di rispettare e valorizzare le tante anime della musica sacra liturgica? Per esempio, mi riferisco ad Universa Laus, all’Associazione Santa Cecilia, al Pontificio Istituto di Musica Sacra e agli Istituti di Musica Sacra diocesani. E dato che il Giubileo è un evento di cattolico, occorrerà tenere in debito conto anche le validissime realtà estere. Certamente è un grande impegno e un bel servizio: auguro agli organizzatori di poterlo svolgere per il meglio.

Dunque, nella Memoria Liturgica di San Giovanni Paolo II si terrà il Giubileo delle Corali e degli Animatori Liturgici, rivolto a tutti i Laici, Sacerdoti, Direttori degli Uffici Liturgici, Direttori di Coro, Musicisti, Coristi, Organisti, Scuole di Musica Sacra, Cappelle Musicali, Corali Diocesane e Parrocchiali, Bande musicali a servizio della Liturgia e della pietà popolare e a quanti, loro familiari e amici, vorranno partecipare. Dal sito del Giubileo si evince il seguente programma:

Venerdì 21 ottobre 2016

Ore 08:00 Accesso in Aula Paolo VI da Piazza del Sant’Uffizio (Cancello del Petriano).
Ore 09:00 Inizio del Convegno “La Musica nella Liturgia per l’Evangelizzazione”.
Ore 13:00 Pausa pranzo (libero).
Ore 14:30 Continuazione del Convegno.
Ore 19:00 Termine dei lavori.

Sabato 22 ottobre 2016

Ore 07:45 Ritrovo dei partecipanti in Via della Conciliazione.
Ore 08:00 Accesso in Piazza San Pietro in un settore dedicato.
Ore 10:00 Udienza Giubilare di Papa Francesco.
Ore 16:00 Ingresso in Aula Paolo VI da Piazza del Sant’Uffizio (Cancello Petriano).
Ore 18:00 Concerto del Coro della Diocesi di Roma e dell’Orchestra Sinfonica, diretti da Mons. Marco Frisina, con la partecipazione di tutte le Corali intervenute.

Domenica 23 ottobre 2016

Basilica di S. Pietro – Pellegrinaggio alla Porta Santa – Santa Messa.
Ore 08:00 Ritrovo dei partecipanti presso il gazebo bianco a Castel Sant’Angelo e inizio pellegrinaggio verso la Porta Santa di San Pietro.
Ore 10:00 Sistemazione nella Basilica di S. Pietro nei posti assegnati (divisi per voce di canto) e prove di canto.
Ore 10:30 Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pont. Cons. della Nuova Evangelizzazione, e animata dal Coro della Diocesi di Roma insieme a tutte le Corali intervenute.
Piazza San Pietro – Angelus del Santo Padre.
Ore 12:00 Angelus.

Iscrizioni ed ulteriori informazioni sul sito www.giubileocorali.com

Scarica la locandina

 

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Musica e liturgia, il tempo della RINASCITA?

organ

…Che tra liturgia e cultura ci sia una forte prossimità lo conferma monsignor Vincenzo De Gregorio, organista e dal settembre 2012 preside del Pontificio istituto di musica sacra, il “conservatorio” della Santa Sede: «Alcuni dei fenomeni italiani degli ultimi decenni non hanno riscontro in altri Paesi, dove la formazione musicale generale è diversa. Basti pensare che in Italia i libretti del canto liturgico riportano solo il testo, altrove c’è anche il pentagramma. Il problema a monte, dunque, resta soprattutto la formazione musicale». Di laici e sacerdoti: «Data la scarsa preparazione, molti parroci hanno dato spazio a chi si diletta di musica – persone alle quali, sia chiaro, va un grande rispetto per l’impegno. Questo però ha incoraggiato il dilettantismo e l’individualismo nelle scelte e nella creazione di nuove musiche».

La responsabilità, secondo De Gregorio, è però anche di chi non ha affrontato per tempo il problema. «Eppure i testi ufficiali erano chiari: i canti nelle lingue volgari devono essere approvati dall’ordinario. Questa indicazione è stata elusa due volte: in primis dallo stesso ordinario che non si è applicato all’esame e alla scelta delle musiche. E quindi da laici e dai religiosi, che si sono inventati cantautori. La lacuna è stata in parte sanata recentemente con la pubblicazione del repertorio nazionale della Cei nel 2009. Ma la raccolta è stata effettuata nel 1999: a oggi mancano quindi già quindici anni di musica. Se poi contiamo che ogni movimento ha il suo repertorio… Non sono per un dirigismo stretto, ma non posso nemmeno pensare che tutto possa passare senza un vaglio minimo».

Leggi l’articolo su Avvenire.

Nulla di nuovo o di non già detto. Ma le cose ripetute aiutano, ne sono sicuro. Tuttavia mi sono permesso di aggiungere un punto di domanda al titolo di Avvenire: il fatto è che vedere nell’oggi il tempo della rinascita mi sembra un po’ troppo. Direi piuttosto che quello odierno sia il tempo della semina, e che altri mieteranno quello che non hanno seminato…

Nel ’66 la Messa beat. E oggi?

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Dentro musica, battimani e scene isteriche. Fuori una calca di giovani, con le forze dell’ordine in stato di assedio a blindare l’ingresso. È il 27 aprile 1966 e non è un concerto dei Beatles, ma la prima esecuzione della Messa dei Giovani di Marcello Giombini: la celebre “messa beat”… E la Chiesa elettrizzata e anche sconvolta dagli esiti della costituzione Sacrosanctum Concilium che, ammettendo la lingua volgare nel rito, genera in alcuni una sorta di liberazione rispetto al passato, in altri una sensazione di profondo smarrimento. Questo fatto produce una terra di nessuno in cui diversi attori liturgico-musicali fanno la loro comparsa. E, naturalmente, gli uni contro gli altri… A 50 anni di distanza, quella “litigiosità” sulla musica nella liturgia non sembra venire a patti. Difficile trovare un argomento ecclesiastico su cui le discussioni siano più roventi.

Leggi l’intero articolo su Avvenire.

Aggiungo solo un veloce pensiero a margine. Probabilmente bisognava passare da lì e forse quegli esperimenti erano necessari: non mi sento di condannare e non mi straccio le vesti. In ogni caso, la questione odierna non è ciò che è stato. Il cammino che oggi deve essere decisamente intrapreso, è quello che conduce a mettere a tema la musica, e quindi il canto, come linguaggio della liturgia. Solo così sarà possibile superare la crisi della musica liturgica. E’ necessario far maturare quei punti di vista che, anche con scelte operative paradossalmente di segno opposto, riducono la musica liturgica a musica e canto nella liturgia o per la liturgia, dove le preposizioni dicono di due elementi pensati in modo estrinseco, che condividono unicamente la simultaneità dell’esecuzione, liturgica e musicale.

Kyrie eleison: la litania del Signore misericordioso

kyrie eleison

Nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia mi pare importante che gli operatori musicali della liturgia considerino meglio ed approfondiscano il significato e l’uso liturgico della litania Kyrie eleison, tradotto in italiano, impoverendone la portata, con “Signore pietà”.

Nel linguaggio comune, infatti, si identifica la misericordia con il perdono: ciò non è sbagliato ma non rende piena ragione della ricchezza che il termine possiede nell’Antico Testamento, in virtù dell’esperienza d’Israele. Per esso, “misericordia” è compassione e fedeltà. Il primo termine, in ebraico raḥamîm, esprime l’attaccamento istintivo di una persona ad un’altra: secondo i semiti questo sentimento ha sede nel grembo materno, nelle viscere paterne. E’ la tenerezza che si traduce in atti: in compassione, pazienza, perdono, comprensione. Il secondo termine, ḥesed, designa la relazione che unisce due persone ed implica fedeltà. Pertanto la misericordia ha una base solida: non solo eco di un istinto di bontà, che può ingannarsi, ma anche bontà cosciente e voluta, fedele a se stessa. Entrambi i termini ebraici vengono molto spesso tradotti in greco con una parola che nel Nuovo Testamento significa anch’essa misericordia: èleos, da cui deriva la supplica liturgica Kyrie eleison. Nelle varie lingue parlate i termini raḥamîm, ḥesed, èleos, subiscono traduzioni che oscillano dalla misericordia all’amore, passando per la tenerezza, la pietà, la compassione, la clemenza, la bontà, e perfino la grazia di Dio. Per queste ragioni occorre valutare se per la litania dei riti di introito non sia più opportuno utilizzare l’acclamazione in greco, rispetto alla sua traduzione italiana – lecita ma limitativa – così come avviene per altri termini quali amen, alleluia, osanna (mantenuti in ebraico) e come fanno le liturgie che dai greci hanno preso la formula, come ad esempio la liturgia copta e la liturgia etiopica.

Per San Tommaso d’Acquino misericordia in latino è miserum cor, cuore rattristato, ricordando che San Giovanni Damasceno ravvisa nella misericordia una forma di tristezza: è il con-rattristarsi del Cristo che nella sua carne attua il grande amore del Padre: “Vedendo le folle ne sentì misericordia perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (Mt 9,36); “sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì misericordia per loro” (Mt 14,14); “essendoci di nuovo molta folla, disse: Sento misericordia per questa folla (Mc 8,2). Sentì misericordia, cioè visse con loro la tristezza nel loro vivere. “Kyrie eleison… essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti” (OGMR 52). Ma nel Kyrie eleison non si disgiunga l’acclamare il Signore dall’implorare la sua misericordia, così come il Messale pare che appena giustapponga l’acclamazione e l’implorazione. Commenta Cabasilas:

Misericordia è che mentre eravamo ancora peccatori (Rm 5,6-11), il Padre, ricco di misericordia per il grande amore con il quale ci ha amati (Ef 2,4), ha donato il suo Unigenito (Gv 3,16); il quale non soltanto ha avuto misericordia della nostra situazione ma se ne è fatto socio e partecipe essendo stato egli stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi (Eb 4,15). Quando si è manifestata la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati per sua misericordia (Tt3,4-5). Così, chiama misericordia la carne che ha assunta.

Misericordia è il farsi carne del Figlio Unigenito. Misericordia è il Signore, o come dice papa Francesco in altro contesto: “Il nome di Dio è misericordia”. A tal riguardo, interessantissimo a mio parere è il fatto che nei manoscritti antichi, il testo sia scritto in una sola parola kyrieleison e che la musica gregoriana abbia rispettato questo elemento di filologia sviluppando a volte un melisma considerevole sulla e che garantisce il legame delle due parole Kyrie ed eleison. 

Uso

Oltre a quanto detto sopra, riporto per intero quanto scrive l’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 52:

Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto penitenziale. Essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore.
Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente due volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore, in considerazione dell’indole delle diverse lingue o della composizione musicale o di circostanze particolari. Quando il Kyrie eleison viene cantato come parte dell’atto penitenziale, alle singole acclamazioni si fa precedere un «tropo».

Dunque, il Kyrie eleison è un canto che si omette solo se ha fatto parte dell’atto penitenziale qualora sia stata utilizzata la terza formula: Kyrie-Christe con “tropo”, cioè aggettivazioni del Cristo, illustrazioni della persona del Signore. Diversamente la litania non fa parte dell’atto penitenziale, ma lo segue. L’attuale rito della Messa prevede sei invocazioni (due Kyrie, due Christe, due Kyrie) alternate: tre come proposta e tre corrispondenti, come risposta e si lascia libertà di aumentare il numero delle acclamazioni, secondo l’opportunità. Tuttavia mai venga sottratta all’assemblea la sua implorazione e si valuti con attenzione l’utilizzo dei Kyrie polifonici, poiché solo in qualche caso viene rispettata la forma e la funzionalità litanica.

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