Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “febbraio, 2016”

Come fare con i giovani?

giovani coro

Di tanto in tanto, quando si affronta la tematica del canto liturgico, emerge la questione della presenza (o assenza) dei giovani nei cori. Ovviamente non si sta parlando di cori “giovanili”, ma di cori parrocchiali e basta. Dunque, così è stato al Convegno dei cori liturgici che si è tenuto ad Asti il 21 febbraio nel corso del lavoro a gruppi che ha seguito la relazione iniziale. Si è avvertita una evidente preoccupazione, che perlopiù si è manifestata nella domanda: “Come fare a coinvolgerli?”. La questione è lecita, visto e considerato che i giovani sono il futuro – come si suol dire – e diventa ancor più significativa se consideriamo alcune realtà corali ormai formate in gran parte da ultrasettantenni, destinate quindi a ridimensionarsi fortemente, se non a sparire, nel giro di non molto. Anche questo fa parte di una Chiesa che cambia, talvolta a suo malgrado.

Innanzitutto dobbiamo ricordarci che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e che il coro (o il direttore di coro) non può farsi carico di situazioni che richiedono l’attenzione pastorale della Chiesa nel suo complesso. Guardiamo, dunque, alla nostre assemblee: in quale percentuale sono formate da giovani? Ecco, direi che – sotto questo profilo – un coro parrocchiale goda di “buona salute” se l’età media dei suoi componenti rispecchia almeno quella dell’assemblea. Intendiamoci, non che questo mi lasci tranquillo, ma non lo reputo innanzitutto un problema del coro se tendenzialmente i giovani sono poco presenti a Messa. Un sano realismo, da questo punto di vista, permette di evitare anche certe scelte che la storia ha già indicato come scarsamente feconde e anzi talvolta fonte di problemi: vedasi i “cori giovanili”, una scorciatoia pastorale che quasi sempre perpetua errori già fatti. Vedasi anche il cosiddetto “repertorio giovanile” che ammicca in quanto facile, immediato, spicciolo, di solito non necessita di competenze musicali, né grosso impegno.

Invece, un primo aspetto doveroso per un coro, anche nei confronti dei giovani, è che si facciano le cose bene. Bando al pressapochismo e all’improvvisazione, e ci si preoccupi che chi è alla guida del coro sia una persona competente, musicalmente e liturgicamente. Per quanto possibile. Già: magari non avrà conseguito una laurea in teologia o un diploma al conservatorio. Ma che conosca i fondamentali della musica e sappia distinguere l’Avvento dalla Quaresima, una dossologia da un Kyrie eleison, è chiedere troppo? Se queste competenze non ci sono, si può provvedere: andando a lezione e studiando. La persona sincera, che con bontà porta avanti il suo servizio musicale nella liturgia lo farà, magari incoraggiata dal parroco e supportata dalla comunità parrocchiale che gli pagherà il corso formativo. Una persona egocentrica, che nel coro parrocchiale ha trovato il suo spazio per apparire, no. Rimarrà nella sua ignoranza. E questa è tra le cose peggiori che possa capitare ad un coro e ai suoi giovani.

Un secondo aspetto importantissimo è quello relazionale. Non ci saranno molti giovani a Messa, ma alcuni sì. Qualcuno del coro li conosce? Magari, con i giusti modi, si potrebbe far loro un invito e chiedere se vogliono venire alle prossime prove, per vedere come funziona la cosa. Ammesso e non concesso che il “clima” che troveranno in quella sede sia disteso e sereno, accogliente, amichevole. Che il giovane (così come un adulto) non si ritrovi tra persone sbuffanti, venute quasi mal volentieri, o che parlano tra di loro di cose che non si comprendono. Vero?

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Cantare la liturgia

cantare

Dopo 50 anni dalla riforma liturgica è opportuno fare il punto della situazione, quasi un tagliando, per procedere più spediti e con più entusiasmo. Stiamo attraversando un momento di appiattimento nelle celebrazioni. In molte chiese manca la guida del canto dell’assemblea. Certe liturgie sono animate da persone con poca preparazione liturgica e musicale. Il punto centrale è la formazione; perciò bisogna ripartire dai seminari.

Segnalo che la rivista “Vita Pastorale” (Periodici San Paolo) nel numero di febbraio 2016 ha pubblicato un dossier intitolato Cantare la liturgia il quale, tra i link utili, porta anche questo blog (vedi pag. 37). Grazie!

Ecco il sommario:
– Il canto liturgico: luci e ombre (Antonio Parisi)
– Ci sarebbe da fare… (Antonio Parisi)
– Da Pio X al Concilio (Vincenzo De Gregorio)
– Le scuole ci sono (Carlo Paniccia)
– Prima dei canti, insegnare a cantare (Franco Gomiero)
– Suonare è pregare (Pierangelo Ruaro)
– La partecipazione attiva (Domenico Donatelli)

Clicca qui per il download del dossier.

Coristi e formazione

choir

Buongiorno a tutti,
vorrei conoscere il vostro parere sull’ aspetto più prettamente spirituale di un coro liturgico, cioè sulla formazione e sul percorso di fede che a mio avviso i coristi dovrebbero fare. Che tipo di iniziative prendete in questo senso? E quanto successo riscuotono? I vostri parroci sono attenti a quest’aspetto?
Io non riesco a considerare un coro liturgico come un coro qualsiasi, non ci si può limitare a cantare e basta, noi abbiamo motivazioni diverse, svolgiamo un vero e proprio ministero, ma mi sento un po’ sola quando affronto questo tipo di problemi. Qual’è la vostra esperienza? Grazie.

La questione è stata posta su Facebook in un gruppo dedicato agli “animatori liturgico-musicali” e certamente riguarda un aspetto importante e spesso doloroso: quello riguardante la formazione dei coristi di un coro liturgico. Alcuni utenti online hanno condiviso la necessità, preoccupati del fatto che si possa insinuare il pericolo dell’esibizionismo e constatando, peraltro, di non essere mai riusciti ad attuare una proposta formativa poiché i coristi stessi lamentano i loro troppi impegni. Altri hanno riaffermato l’importanza dell’aspetto spirituale e formativo in mancanza del quale il coro viene minato nel suo funzionamento. Si è inoltre constatato il diffuso disinteresse del clero. Tuttavia, al quesito sono mancate le risposte più attese, che sarebbero state anche per me le più interessanti. Racconti e testimonianze di esperienze positive e riuscite, purtroppo, queste non si sono viste. E neanche io ne ho da portare, ahimè.

Che dire. E’ inutile girarci intorno: i nostri cori parrocchiali sono composti in buona parte da persone che si sono unite per il semplice piacere di cantare e che hanno trovato un modo più gratificante di partecipare alla Messa. Ho esagerato? Forse, ma solo in parte. Nei cori liturgici sono presenti anche persone coscienziose che desiderano fare le cose per bene, e che tuttavia devono continuamente fare i conti con la disponibilità altrui. E non soffermiamoci sui casi di eccesso e mancanza di equilibrio, anch’essi presenti, da un versante e dall’altro. Mi sorgono, dunque, alcune domande: ma non è così anche nelle nostre assemblee? Esiste un’assemblea liturgica perfetta? Quanti dei fedeli presenti alla celebrazione domenicale, verrebbero ad una catechesi infrasettimanale? Non è il “mal comune” che voglio invocare. Ma solo constatare che ci stiamo imbattendo nella “normalità” del popolo di Dio, che certamente deve essere condotto ad una maggiore consapevolezza di ciò che celebra, con moderazione, cioè senza aspettarsi passi da gigante, e senza abbattersi.

Per abbozzare alcune risposte ai quesiti iniziali, certamente non richiederei ai coristi altri incontri, oltre a quello celebrativo domenicale e a quello delle prove infrasettimanali. Già è molto. Se il coro si trova a provare per la domenica successiva, si potrebbe iniziare dedicando una maggiore attenzione al brano evangelico di quel giorno, magari leggendolo insieme e corredandolo di qualche altro brevissimo testo tratto dal formulario di quella celebrazione. Chi di dovere potrebbe poi dare conto ai coristi dei motivi che hanno spinto alla scelta di quei determinati canti (aggancio con le antifone e le orazioni). Il tutto nei dieci minuti iniziali. Se si inizia ad imparare un canto nuovo, anziché buttarsi a capofitto sulla melodia, si potrebbe iniziare soffermarsi sul testo, mettendo in luce gli aspetti più significativi di quel brano e collocandolo nel suo utilizzo liturgico. Per quello che riguarda gli incontri formativi, a mio avviso occorrerà agire a livello interparrocchiale e diocesano. Innanzitutto per determinare degli incontri tra direttori/responsabili dei cori, al fine di una conoscenza reciproca, uno scambio di esperienze e di opinioni, e in seguito, anche per far emergere alcune proposte per i coristi, sempre a livello interparrocchiale e/o diocesano. Invito fin da subito a superare la resistenza: “Ma non vengono in parrocchia, figuriamoci altrove!”. Sarà anche così adesso, forse, non ne sono sicuro e al dire il vero, mi interessa solo in parte. Occorre preparare il terreno per il futuro, altrimenti…

P.S.
Domenica ci sarà ad Asti il primo convegno per i cori liturgici diocesani: “Atto di canto, atto di fede. Il linguaggio sonoro della Messa”. Speriamo bene!

Online il nuovo sussidio CEI per la Quaresima

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Segnalo che è disponibile online il nuovo Sussidio liturgico-pastorale del Tempo di Quaresima-Triduo 2016: Nella tua misericordia, a tutti sei venuto incontro. Questa espressione, tratta dalla Preghiera eucaristica IV, esprime l’ampiezza della misericordia divina e la sua azione preveniente, che precede ogni altra iniziativa umana. Celebrare la Quaresima, tempo di conversione, significa accogliere prima di tutto in noi la forza della misericordia divina; mentre celebrare la Pasqua significa rendersi disponibili a prolungare nel tempo l’azione del Risorto che ci manda come suoi discepoli.

Il Sussidio, offre:
– Commento biblico-liturgico (una proposta di riflessione biblica, a partire dalle letture domenicali)
– Indicazioni celebrative (per ogni domenica e festività si danno alcune sobrie e puntuali indicazioni celebrative)
– Proposta liturgico-musicale (adeguata proposta di animazione liturgico-musicale)
– Percorso di formazione catechetica (schede di catechesi)
– Sezione patrimonio artistico (con relativi commenti teologici

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