Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

A parità di condizioni

canto gregoriano 3

La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale (Sacrosanctum Concilium, 116).

La Costituzione conciliare sulla Liturgia precisa che il gregoriano è proprio della “liturgia romana”, ossia di una particolare tradizione liturgica della Chiesa romana. Questa condizione privilegiata del canto gregoriano, nonché la sua valenza di esemplarità anche per le nuove composizioni, è giustificata dal fatto che il suo repertorio è sorto nella fase in cui andavano fissandosi i testi stessi della liturgia, così che la liturgia romana di quell’epoca coincide con la sua forma cantata, e come tale è giunta a noi, (pur attraversando complesse vicissitudini storiche); nonché dalla sua qualità musicale e dal suo modo di aderire alla parola latina. Tuttavia l’espressione “a parità di condizioni” non è di facile comprensione. Anzi è un punto controverso: c’è chi lo sorvola come se semplicemente non esistesse o comunque minimizzando alquanto, e chi lo utilizza come una mannaia con la quale abbattere ogni benché piccolo utilizzo liturgico del canto gregoriano.

L’inciso in oggetto sembra implicitamente supporre che vi possa essere una pari condizione tra l’uso del gregoriano e l’uso di altri generi di musica e canto. Comunque lo si voglia interpretare, pare avere un valore limitativo: non si dà per il gregoriano un primato assoluto, ma relativo alle condizioni in cui viene utilizzato. Da quali fattori dipenderebbe questa parità di condizioni? Essi potrebbero riguardare la capacità esecutiva di coloro che cantano: sono in grado di sostenere questo canto come gli altri generi di canto, e a quale livello di qualità? Oppure di adesione culturale ai suoi valori musicali: chi appartiene ad altre tradizioni musicali è in grado di sintonizzarsi con questo repertorio? Oppure la conoscenza adeguata della lingua latina: si è in grado di comprendere il testo che si canta? Oppure il progetto celebrativo più generale che si intende perseguire: il canto gregoriano realizza allo stesso modo di altri generi musicali i valori celebrativi che si vogliono perseguire? Si deve supporre, inoltre, che tali condizioni non dovrebbero attribuirsi solo ad un coro preparato ma anche ad una comune assemblea di fedeli.

Tuttavia nell’agire pratico, riscontriamo preconcetti che non sono certo giustificabili: forse vi sarà capitato di interloquire con qualcuno che accusa il canto gregoriano di noiosità o incomprensibilità, ad esempio. Ci troviamo di fronte a semplificazioni non accettabili e che proprio non aiutano il discernimento. Certo, non è più pensabile di far partecipare i fedeli nel canto mediante il recupero e la restaurazione del gregoriano, così come Pio X (1903) auspicava: strada percorsa a fatica e con risultati deludenti. Ma neppure è serio ritenere che il canto gregoriano non abbia più nulla da dire al canto liturgico di oggi e che nulla di esso sia più cantabile. Anzi: senza fatica è possibile rinvenire in tale repertorio piccoli gioielli, eseguibili anche da un’assemblea media, in modo dignitoso, e comprendendo il testo cantato.

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...