Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Del canto liturgico

canto

Quando si parla del canto liturgico, sono assai ricorrenti le discussioni cristallizzate su posizioni diametralmente opposte, che raramente colgono nel segno. Il più delle volte tali diatribe si risolvono con: “La liturgia dice questo, ma le norme non sono così importanti” e via dicendo, a cui l’interlocutore risponde con rigidi riferimenti ai libri liturgici, con tanto di citazioni. Non è superfluo auspicare, allora, che nell’approccio a tali questioni vi sia onestà intellettuale e onestà di intenzioni. Fraintendimenti, confusione, e prassi celebrative eccessivamente difformi, sono generate anche dal fatto che troppo poco, quando si tratta di canto liturgico, si argomenta mettendo veramente a fuoco la questione e troppo spesso ci si ferma su questioni sicuramente attinenti, ma non centrali. Nell’attuale crisi della musica liturgica – e quindi del canto – è quanto mai urgente che si riporti ogni discussione su ciò che è veramente fondamentale, ossia la ragion d’essere del canto liturgico.

Per condurre il nostro pensiero su questa strada, la prima grande consapevolezza da acquisire riguarda il senso rituale della celebrazione liturgica. La natura rituale dell’azione liturgica è il grande orizzonte, nonché il presupposto, entro il quale si deve muovere ogni discussione sul canto liturgico. In estrema sintesi, si potrebbe dire che “il cantare” dovrà sempre avere la sua origine dentro a tale azione e non fuori: nella celebrazione liturgica, infatti, vi sono in primo luogo dei riti da cantare o dei canti che sono essi stessi dei riti. In questo senso, la celebrazione è da considerarsi come una serie di azioni che, per essere poste in pienezza, necessitano del canto. Non c’è altro vero motivo che ne giustifichi la presenza. Diversamente, per motivi anche opposti, si tratterà il canto come un “di più”, inesorabilmente superfluo: elemento atto a solennizzare la celebrazione o, per altro verso, elemento atto a ricreare i partecipanti. Tali prospettive generano tutte le ambiguità che conosciamo.

Tenendo ferma la celebrazione in quanto azione rituale come nostro orizzonte, possiamo cogliere l’effetto più proprio del canto liturgico, che è quello di imprimere alle parole (e alle azioni) la forza di ciò che significano. Le conseguenze di questa affermazione conducono molto al di là di un certo modo di celebrare, attestato sul minimo necessario. Qui è in gioco, invece, quell’efficacia pastorale della celebrazione in vista di una partecipazione fruttuosa, la quale viene potentemente favorita dal connubio musica/parola, il canto appunto. Poiché senza il canto, la gran parte dei testi liturgici non esprimono quanto significano. Senza il canto, alcuni riti non si danno proprio, poiché lo richiedono per essere se stessi. Privata della sua musica e del suo canto, gran parte dell’azione liturgica è condannata all’inespressività. E qui ritorniamo al punto cruciale: allorché il direttore del coro o l’animatore liturgico ha l’impressione di questa piattezza, si adopera aggiungendo qualche canto (solenne o ricreativo, secondo i gusti); sarebbe invece corretto domandarsi come fare per dare alla liturgia il suo canto.

Queste brevissime e incomplete considerazioni circa il senso rituale della liturgia, ci hanno portato ad intuire il senso rituale del canto liturgico, cogliendo l’enorme potenziale del suo apporto, incredibilmente troppe volte sciupato e ancora mal impiegato. Seguendo questa strada, bisognerebbe allora chiedersi “perché” la musica riesce ad imprimere tale forza alle parole, e a quali condizioni. Magari in un’altra occasione.

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Del canto liturgico

  1. Nicola Gelao in ha detto:

    Il canto nella Liturgia se eseguito con amore e devozione porta anche l’assemblea a partecipare con maggiore sensibilità emotiva.

    • Grazie per aver lasciato un tuo commento.
      E’ vero, amore e devozione nel canto liturgico sono elementi fondamentali. A questi, per quanto possibile, occorre affiancare la pertinenza di ciò che si sceglie di cantare e la dignità dell’esecuzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...