Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Alleluia?!

alleluia lampadine

Nell’affrontare questioni liturgico-musicali mi sono sempre promesso di motivare le mie affermazioni: cercherò di farlo anche in questo articolo, nel quale tratterò – per scoraggiarne l’utilizzo, dico subito –  del canto Alleluia. La nostra festa, detto “delle lampadine”, a motivo del simpatico gesto che l’accompagna. Testo e adattamento di Stefano Varnavà su musica di autore ignoto, in La nostra festa. Canti di festa per la preghiera comunitaria dei ragazzi, pubblicato da Rugginenti nel 1983.

Non entro nel merito di ciò che attiene specificamente all’aspetto musicale anche se è evidente che la composizione non ha molte pretese. Se venisse considerata una canzonetta per bimbi, buona per iniziare un loro momento di aggregazione, non le si farebbe certamente un torto. Comunque già il sottotitolo della raccolta è significativo: si deduce che i canti sono dedicati alla “preghiera comunitaria”  – che è cosa diversa dalla celebrazione liturgica – “dei ragazzi”, cioè occasioni nelle quali costoro siano presenti in modo esclusivo, o quasi. Ho interpretato male la volontà del compositore? Non credo. Anzi, ritengo, piuttosto, che non rispettino la volontà dell’autore coloro che – in buona fede, per carità – utilizzano questo brano a Messa come Canto al Vangelo, per di più in celebrazioni con variegata partecipazione di popolo. Ma non solo: non si rispetta neanche la volontà della Chiesa per i motivi che più avanti tenteremo di intuire. Ecco, intanto, le parole del canto in oggetto:

Alleluia.
La nostra festa non deve finire non deve finire e non finirà. (2 v.)
Perché la festa siamo noi che camminiamo verso te.
Perché la festa siamo noi cantando insieme così: la la la la la la.
Alleluia.

Contenuto del testo
Se ci si ferma al contenuto, sembra di riscontrare una visione superficiale della realtà, accanto ad un assai debole riferimento al trascendente, non meglio specificato: ciò sarà del tutto coerente con l’antropologia e la spiritualità cristiana, ed educativo alla vita secondo il Vangelo? Ad ogni modo, non dobbiamo certo scomodare le grandi tragedie umanitarie per accorgerci che in realtà la festa può finire, eccome.
Piuttosto è qualcos’altro a rimanere, seppure nascosto in mezzo alle difficoltà dell’esistenza: “La gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto.” (Papa Francesco, Evangelii gaudium). La “gioia” è altra cosa dalla “festa delle lampadine”. E’ la gioia della fede, la gioia che viene dall’essere amici di Gesù: gioia che viene ravvivata, nel Canto al Vangelo, dal fatto che il Signore sta di nuovo per parlare, donando ai credenti ancora una volta la sua Parola.
La conseguente spinta a muoversi verso gli altri, viene proprio da qui, poiché è questa gioia che porta ad andare verso il prossimo portandogli in dono ciò che si è ricevuto. Invece, tornando al nostro canto, riscontriamo che alla festa segue un “cantando insieme: la la la la la la”. Non mi dilungo, e credo che non ci sia molto da aggiungere.

Pertinenza liturgica
In primo luogo, per quello che attiene all’utilizzo liturgico di questo canto, possiamo confrontarci con l’Ordinamento generale del Lezionario Romano, chiedendoci: che cosa fanno i credenti riuniti quando cantano l’Alleluia? Leggiamo: “L’Alleluia, costituisce un rito o atto a se stante, con il quale l’assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per rivolgere a essa la sua parola, ed esprime con canto la sua fede” (OGLR 23). In poche parole ci viene detto quale sia la ragion d’essere del Canto al Vangelo. Tutti tesi al Signore che sta per parlare, quindi, e non al “noi che cantiamo la, la, la”. Sia ben chiaro: accogliere e salutare il Signore è un atto comunitario, e quindi azione di un noi. Ma l’Alleluia “delle lampadine” distrae l’assemblea, nel senso che la distoglie da ciò che dovrebbe accadere: porta a guardare a se stessi quando invece si dovrebbe volgere lo sguardo a Gesù.
In secondo luogo, occorre notare che il testo del Canto al Vangelo si trova nel Lezionario, incastonato tra le letture: dopo il Salmo Responsoriale nei giorni feriali oppure dopo la Seconda lettura nelle domeniche e nelle solennità. Ebbene, il testo del versetto, non è un elemento neutro, ma prezioso. Vale a dire che, il Canto al Vangelo, insieme agli altri testi della Liturgia della Parola, concorre a creare il contesto entro cui quel dato brano evangelico sarà proclamato. Per questo motivo non è opportuno, salvo poche e misurate eccezioni, sostituire il testo del Lezionario con un altro, poiché altrimenti si alterano quelle coordinate che la liturgia intende offrire per la comprensione dei testi biblici.

Prima conclusione
Forse qualcuno potrebbe dire che me la sono presa fin troppo con un canto che, come io stesso ho rilevato più sopra, ha poche pretese. Non ne avrei motivo, in effetti, se fosse utilizzato di tanto in tanto in qualche raduno di ragazzi o al catechismo: al contrario, viene indebitamente e purtroppo molte volte inserito nelle celebrazioni liturgiche. E tuttavia, se il problema fosse solo questo, limitato all'”Alleluia delle lampadine”, non sarebbe nulla. Invece non è così, e l’aver trattato di questa canzoncina ha per me un valore simbolico. E’ fondamentale, infatti, dedicare del tempo per tentare di mettere a fuoco le questioni e comprendere meglio quale sia la posta in gioco. E’ vero che le strade del Signore sono infinite, ma l’inconsapevolezza con la quale troppo spesso ci si accosta al canto liturgico, è un fatto grave e persistente di fronte al quale occorre adoperarsi per porre rimedio.

Seconda conclusione
In base a quanto si è osservato a proposito del brano Alleluia. La nostra festa, si delineano almeno due princìpi generali, che espongo qui molto sinteticamente.
In primo luogo, i canti che si utilizzano nella celebrazione liturgica devono essere dottrinalmente solidi e, salvo limitate eccezioni, possedere un chiaro contenuto biblico.
In secondo luogo, occorre fare in modo che i canti si integrino bene con il contesto di una determinata liturgia almeno a due livelli:
a) livello testuale: sarebbe opportuno che i canti scelti tengano in debito conto Antifone d’ingresso, di offertorio e di comunione, letture bibliche, canti tra le letture: Salmo Responsoriale e Canto al Vangelo, eucologia. Tendenzialmente senza sostituire questi testi con altri;
b) livello rituale: il canto/musica deve unirsi in modo coerente a quello che si sta facendo. Se con la sua seduzione (o con il suo fastidio) invece distrae dall’azione liturgica, deviando su di sé sola l’attenzione dei partecipanti, ha fallito il suo compito.

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