Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “ottobre, 2015”

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Canto per l’apertura della Porta giubilare

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Segnalo un’altra composizione per il Giubileo straordinario della Misericordia. Ha appena trovato pubblicazione Giubilate nel Signore Nostro Dio, per Organo e Coro a 4 voci dispari. Il testo è opera di Don Salvatore Savaglia, sacerdote dell’Arcidiocesi di Siracusa, e la musica del M° Marco Di Lenola.
Il brano consta di un introduzione, della strofa a una voce, del ritornello polifonico e di una coda a cappella con un breve intervento dell’organo prima della cadenza finale, ed è stato pensato specialmente per la celebrazione di apertura della Porta Santa della Misericordia nelle Chiese particolari, prevista per la terza Domenica di Avvento, oltre che per altri contesti celebrativi giubilari. Reperibile presso le edizioni Armelin.

Nella memoria di San Giovanni Paolo II

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In varie occasioni anch’io ho richiamato la preziosa funzione e la grande importanza della musica e del canto per una partecipazione più attiva e intensa alle celebrazioni liturgiche, ed ho sottolineato la necessità di purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra, per assicurare dignità e bontà di forme alla musica liturgica.

Giovanni Paolo II, Chirografo Mosso dal vivo desiderio, 3.

Canti per i riti di apertura della Porta giubilare

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Fonte: Facebook

In un precedente post ho segnalato l’Antifona per l’apertura della Porta di misericordia composta su commissione dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Gaeta. Ora un altro lavoro musicale merita di essere raccolto, sempre inerente ai riti di apertura della Porta giubilare nelle Chiese particolari. Il compositore Giovanni Geraci ha reso disponibili gli spartiti sul social network più diffuso:

Nella Cattedrale di Verona per la Celebrazione di apertura dell’Anno Santo della Misericordia (13 Dicembre), nei momenti rituali legati all’Ingresso in Cattedrale (Acclamazione del Vescovo davanti alla porta, Antifona sull’ostensione del Libro dei Vangeli e Canto d’Ingresso) eseguiremo quanto indicato in questo file. Credo che il pregio di questa proposta sta nel fatto che i tre momenti sono stati pensati in maniera unitaria e composti non solo per rivestire degnamente i testi liturgici previsti, ma anche per “esaltare sonoricamente” le azioni rituali che andranno a commentare.

Rito di apertura della Porta santa (G. Geraci)

Alleluia?!

alleluia lampadine

Nell’affrontare questioni liturgico-musicali mi sono sempre promesso di motivare le mie affermazioni: cercherò di farlo anche in questo articolo, nel quale tratterò – per scoraggiarne l’utilizzo, dico subito –  del canto Alleluia. La nostra festa, detto “delle lampadine”, a motivo del simpatico gesto che l’accompagna. Testo e adattamento di Stefano Varnavà su musica di autore ignoto, in La nostra festa. Canti di festa per la preghiera comunitaria dei ragazzi, pubblicato da Rugginenti nel 1983.

Non entro nel merito di ciò che attiene specificamente all’aspetto musicale anche se è evidente che la composizione non ha molte pretese. Se venisse considerata una canzonetta per bimbi, buona per iniziare un loro momento di aggregazione, non le si farebbe certamente un torto. Comunque già il sottotitolo della raccolta è significativo: si deduce che i canti sono dedicati alla “preghiera comunitaria”  – che è cosa diversa dalla celebrazione liturgica – “dei ragazzi”, cioè occasioni nelle quali costoro siano presenti in modo esclusivo, o quasi. Ho interpretato male la volontà del compositore? Non credo. Anzi, ritengo, piuttosto, che non rispettino la volontà dell’autore coloro che – in buona fede, per carità – utilizzano questo brano a Messa come Canto al Vangelo, per di più in celebrazioni con variegata partecipazione di popolo. Ma non solo: non si rispetta neanche la volontà della Chiesa per i motivi che più avanti tenteremo di intuire. Ecco, intanto, le parole del canto in oggetto:

Alleluia.
La nostra festa non deve finire non deve finire e non finirà. (2 v.)
Perché la festa siamo noi che camminiamo verso te.
Perché la festa siamo noi cantando insieme così: la la la la la la.
Alleluia.

Contenuto del testo
Se ci si ferma al contenuto, sembra di riscontrare una visione superficiale della realtà, accanto ad un assai debole riferimento al trascendente, non meglio specificato: ciò sarà del tutto coerente con l’antropologia e la spiritualità cristiana, ed educativo alla vita secondo il Vangelo? Ad ogni modo, non dobbiamo certo scomodare le grandi tragedie umanitarie per accorgerci che in realtà la festa può finire, eccome.
Piuttosto è qualcos’altro a rimanere, seppure nascosto in mezzo alle difficoltà dell’esistenza: “La gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto.” (Papa Francesco, Evangelii gaudium). La “gioia” è altra cosa dalla “festa delle lampadine”. E’ la gioia della fede, la gioia che viene dall’essere amici di Gesù: gioia che viene ravvivata, nel Canto al Vangelo, dal fatto che il Signore sta di nuovo per parlare, donando ai credenti ancora una volta la sua Parola.
La conseguente spinta a muoversi verso gli altri, viene proprio da qui, poiché è questa gioia che porta ad andare verso il prossimo portandogli in dono ciò che si è ricevuto. Invece, tornando al nostro canto, riscontriamo che alla festa segue un “cantando insieme: la la la la la la”. Non mi dilungo, e credo che non ci sia molto da aggiungere.

Pertinenza liturgica
In primo luogo, per quello che attiene all’utilizzo liturgico di questo canto, possiamo confrontarci con l’Ordinamento generale del Lezionario Romano, chiedendoci: che cosa fanno i credenti riuniti quando cantano l’Alleluia? Leggiamo: “L’Alleluia, costituisce un rito o atto a se stante, con il quale l’assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per rivolgere a essa la sua parola, ed esprime con canto la sua fede” (OGLR 23). In poche parole ci viene detto quale sia la ragion d’essere del Canto al Vangelo. Tutti tesi al Signore che sta per parlare, quindi, e non al “noi che cantiamo la, la, la”. Sia ben chiaro: accogliere e salutare il Signore è un atto comunitario, e quindi azione di un noi. Ma l’Alleluia “delle lampadine” distrae l’assemblea, nel senso che la distoglie da ciò che dovrebbe accadere: porta a guardare a se stessi quando invece si dovrebbe volgere lo sguardo a Gesù.
In secondo luogo, occorre notare che il testo del Canto al Vangelo si trova nel Lezionario, incastonato tra le letture: dopo il Salmo Responsoriale nei giorni feriali oppure dopo la Seconda lettura nelle domeniche e nelle solennità. Ebbene, il testo del versetto, non è un elemento neutro, ma prezioso. Vale a dire che, il Canto al Vangelo, insieme agli altri testi della Liturgia della Parola, concorre a creare il contesto entro cui quel dato brano evangelico sarà proclamato. Per questo motivo non è opportuno, salvo poche e misurate eccezioni, sostituire il testo del Lezionario con un altro, poiché altrimenti si alterano quelle coordinate che la liturgia intende offrire per la comprensione dei testi biblici.

Prima conclusione
Forse qualcuno potrebbe dire che me la sono presa fin troppo con un canto che, come io stesso ho rilevato più sopra, ha poche pretese. Non ne avrei motivo, in effetti, se fosse utilizzato di tanto in tanto in qualche raduno di ragazzi o al catechismo: al contrario, viene indebitamente e purtroppo molte volte inserito nelle celebrazioni liturgiche. E tuttavia, se il problema fosse solo questo, limitato all'”Alleluia delle lampadine”, non sarebbe nulla. Invece non è così, e l’aver trattato di questa canzoncina ha per me un valore simbolico. E’ fondamentale, infatti, dedicare del tempo per tentare di mettere a fuoco le questioni e comprendere meglio quale sia la posta in gioco. E’ vero che le strade del Signore sono infinite, ma l’inconsapevolezza con la quale troppo spesso ci si accosta al canto liturgico, è un fatto grave e persistente di fronte al quale occorre adoperarsi per porre rimedio.

Seconda conclusione
In base a quanto si è osservato a proposito del brano Alleluia. La nostra festa, si delineano almeno due princìpi generali, che espongo qui molto sinteticamente.
In primo luogo, i canti che si utilizzano nella celebrazione liturgica devono essere dottrinalmente solidi e, salvo limitate eccezioni, possedere un chiaro contenuto biblico.
In secondo luogo, occorre fare in modo che i canti si integrino bene con il contesto di una determinata liturgia almeno a due livelli:
a) livello testuale: sarebbe opportuno che i canti scelti tengano in debito conto Antifone d’ingresso, di offertorio e di comunione, letture bibliche, canti tra le letture: Salmo Responsoriale e Canto al Vangelo, eucologia. Tendenzialmente senza sostituire questi testi con altri;
b) livello rituale: il canto/musica deve unirsi in modo coerente a quello che si sta facendo. Se con la sua seduzione (o con il suo fastidio) invece distrae dall’azione liturgica, deviando su di sé sola l’attenzione dei partecipanti, ha fallito il suo compito.

Antifona per il rito di apertura della Porta della Misericordia

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Io sono la porta, dice il Signore,
chi passa per me, sarà salvo;
entrerà e uscirà e troverà pascolo.
(Gv 10,9)

Dopo la pubblicazione dell’Inno del Giubileo della Misericordia, va ora senz’altro segnalata l’iniziativa dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Gaeta che ha commissionato la composizione dell’antifona “Io sono la porta”. Il rito di apertura della Porta della misericordia nelle Chiese particolari, infatti, prevede il canto di un’antifona specifica da eseguirsi una volta giunti alla porta principale della cattedrale, dopo la sua apertura, durante l’ostensione del Libro dei Vangeli. Un plauso all’iniziativa.

Concludo allegando l’antifona Io sono la porta; mentre dell’Inno Misericordias sicut Pater! ne ho trattato in questo articolo.

La liminalità della musica liturgica

musica liminalità

Si può ritenere che il primo compito della musica liturgica (nella sua espressione sia vocale che strumentale) non sia propriamente e semplicemente quello di elevare l’animo dei fedeli, ma piuttosto  quello di strapparli dal loro mondo (interiore e/o esteriore) per far percepire loro il mondo simbolico del rito e collocarli all’interno di esso. Il coinvolgimento e l’elevazione spirituale dei celebranti dovrà passare attraverso questa condizione di turbamento emotivo, grazie al quale il nostro essere presenti a Dio, agli altri, al mondo viene sospeso e riattivato in modo nuovo. L’attuazione di questo compito può prodursi in molti modi, attraverso le molteplici strategie di cui dispone la musica. L’atto stesso di cantare può essere una prima soglia che, implicandoci corporalmente, ci strappa da una condizione preordinata e ci getta in una nuova situazione emotiva e relazionale. Anche con l’ascolto può aprirsi una breccia, purché sia un ascolto impressivo, un modo di lasciarsi raggiungere e toccare da ciò che ci circonda per diventare tutt’uno con questa realtà. La ricerca pastorale della partecipazione dovrà guardarsi con più attenzione dal rischio di accontentarsi di compiacere il gusto di qualcuno (sia esso ritenuto conservatore o innovatore) o di assestarsi sul minimo di capacità esecutive o di fruizione della musica, per promuovere piuttosto, con l’aiuto di chi è competente, sia la ricerca delle forme musicali adeguate sia l’educazione a servirsene. E’ un aspetto importante dell’ars celebrandi.

Fonte: Luigi Girardi, La liminalità della musica liturgica, in La liminalità del rito, a cura di G. Bonaccorso, ed. Messaggero Padova – Abbazia di Santa Giustina Padova, Padova 2014 (Caro Salutis Cardo. Contributi, 28), p. 269-292.

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