Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

L’Inno per l’Anno Santo della Misericordia. Appunti.

giubileo-della-misericordia

Insieme alla pubblicazione di Misericordes sicut Pater! – l’Inno per il Giubileo della Misericordia –  si sono fatti sentire vari commenti al riguardo, positivi e negativi. Taluni esternano le loro impressioni “a pelle”, altri argomentano più razionalmente.
Fin dal primissimo ascolto, questo brano mi ha richiamato alla mente lo stile musicale di Taizé. Tra parentesi: quel repertorio non è forse un buon esempio di come la musica liturgica possa far partecipare attivamente i giovani senza ricorrere a canzoni leggere, chitarre strimpellate, ecc…? Migliaia di giovani, da decine di anni, cantano quei canoni in polifonia e anche in latino (!), senza avere l’impressione che quella musica sia “noiosa, monotona, triste”, per utilizzare alcune espressioni riferite a questo inno sui social. Ma non è la musica di Taizé il tema di questo post.

Il testo
L’autore è il P. Eugenio Costa. Il ritornello “Misericordes sicut Pater”, ovvero il motto del Giubileo, è una citazione di Luca 6,36, “Siate misericordiosi come il Padre vostro”. Sono le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli dopo il discorso sull’esigenza dell’amore cristiano verso i nemici (Lc 6,27-36) e prima del triplice comando “non giudicate; non condannate; perdonate” (Lc 6,37-38). La prima strofa è indirizzata al Padre, la seconda al Figlio, la terza allo Spirito Santo, la quarta ha un respiro escatologico, e presentano numerosi riferimenti biblici. In esse vengono ripetute le parole del Salmo 135 “In aeternum misericordia eius” che in italiano traduciamo “Il suo amore è per sempre”. Vi sono, poi, rimandi alla parabola del padre misericordioso (Lc 15), alla grandezza dell’amore di Gesù per noi (Gv 15, 12-17), al giudizio finale sulla base delle opere di misericordia compiute (Mt 25, 31-46), all’inno alla carità di san Paolo (1Cor 13,4-7), all’esigenza di portare il Vangelo in tutto il mondo (Mt 24,14) affinché vi sia un cielo nuovo e una terra nuova (Ap 21,1).

La forma
Dal punto di vista delle forme è determinante, anzitutto, la struttura testuale. Da questo versante, nella composizione di Paul Inwood risiede un’ambiguità, che è questa: Misericordes sicut Pater! è presentato come Inno del Giubileo, ma in realtà un inno non è.
Pur in una variegata forma liturgico-musicale, l’inno possiede una struttura piuttosto riconoscibile: forma libera (per esempio: Gloria, Te Deum…) o metrica (come gli inni della Liturgia delle Ore, o in italiano Noi canteremo gloria a te, per intenderci), e gli sviluppi dell’una o dell’altra forma, come ad esempio gli inni con ritornello (già il repertorio gregoriano ne comprende: Gloria laus, O Redemptor, Crux fidelis…). Quest’ultima struttura oggi sembra dilagare, soprattutto sotto forma di canzone, e non senza problemi.
Misericordes sicut Pater!, dunque, è inno del Giubileo in quanto “sigla” dell’evento – si passi l’espressione – ma dal punto di vista della forma liturgico-musicale dovremmo piuttosto dire che è una litania. La litania, da un punto di vista formale, è caratterizzata da una struttura ripetitiva, binaria e dialogica, formulata con sobri elementi verbali e sonori. La forma più semplice si presenta in questo modo:

A) proposta da parte di un solista;
B) risposta del popolo.

Nella celebrazione eucaristica possiedono questa struttura “A-B” litanie come il Kyrie eleison e l’Agnus Dei. Ma vi sono forme litaniche più elaborate, di cui la Preghiera universale del Venerdì Santo ne è un esempio:

A) esortazione;
B) risposta del popolo;
C) preghiera del solista.

Misericordes sicut Pater! manifesta questa struttura:

A) Misericordes sicut Pater;
B) esortazione;
C) In aeternum misericordia eius.

Come si può notare, la composizione sviluppa ulteriormente la forma litanica: si è previsto il canto del popolo, non solo in A) che diviene un vero e proprio ritornello, ma anche in B) e C), e l’intero brano prevede il canto polifonico. In fase esecutiva, forse sarebbe più coerente riservare B) al canto di un solista o del solo coro.

Utilizzo
Il sito del Giubileo non offre precisazioni al riguardo. Appare chiaro, evidentemente, che sarà utilizzato molto spesso nell’Anno Santo. Ma per quanto riguarda le celebrazioni liturgiche? Il P. Costa, in un’intervista a Radio Vaticana, afferma che “questo canto avrebbe, dal punto di vista rituale, il senso di essere un canto processionale, ciò vuol dire che deve aiutare ad accompagnare una lunga processione, per esempio di ingresso, di inizio di una celebrazione – può essere una Messa o altro – con molte persone, spesso con molti vescovi, sacerdoti e diaconi. Che questo venga accompagnato da questa musica, che ha un suo ritmo pacato, però preciso, che aiuta a camminare nella fede e nella speranza”. Le delucidazioni dell’autore non appaiono del tutto convincenti.
Certo, un canto d’ingresso non per forza deve avere un carattere pomposo, anzi, ma deve pur sempre dare inizio ad una celebrazione: gioverebbe quindi una certa brillantezza per favorire l’unione dei convenuti. Misericordes sicut Pater! proprio per il suo “ritmo pacato” e per la sua stessa struttura, appare come il canto che può nascere da coloro che sono già dentro la celebrazione e che hanno assaporato il mistero, più che il canto di coloro che stanno iniziando a celebrarlo.
Vi è poi un altro punto critico. L’Anno Santo si estenderà per un periodo che va dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016 e le varie celebrazioni si terranno nei tempi di Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua e nel tempo Ordinario, ma purtroppo il testo di Misericordes sicut Pater! non sembra che abbia le caratteristiche per introdurre i celebranti nel mistero di questi diversi tempi liturgici.

Concludo questi appunti, offrendovi il link per l’ascolto e per il download dello spartito.

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8 pensieri su “L’Inno per l’Anno Santo della Misericordia. Appunti.

  1. Ho letto lo spartito e ascoltato il brano (che effettivamente non ha la forma di inno), però mi sembra un notevole passo avanti rispetto a quel che si sente nelle nostre chiese. Rispetto alle canzonette che si sentono spesso c’è un abisso. Se deve accompagnare una processione può essere un introito, un offertorio o un communio. E in questo utilizzo riprende, con linguaggio moderno, la struttura del salmo con antifona. Speriamo che l’esempio venga seguito.

  2. Stefania in ha detto:

    quindi per esclusione andrebbe bene alla comunione? grazie per i suoi articoli, molto illuminanti x noi animatori, o meglio molto chiari e concreti

    • Grazie per la tua gentilezza.
      Se la celebrazione eucaristica nella quale viene inserito – parrocchiale o diocesana – è davvero giubilare e il contesto celebrativo giustifica l’uso di questo canto, direi che utilizzarlo come canto alla comunione sia una soluzione plausibile e forse mi orienterò anch’io in tal senso. Tuttavia, dato il suo carattere meditativo e litanico, sarebbe interessante immaginarne anche altri utilizzi: in un incontro di preghiera, in un’adorazione eucaristica o in liturgia della Parola, in una celebrazione penitenziale piuttosto che ai Vespri, potrebbe trovare una giusta collocazione. Mi sembra che la composizione offra questa possibile varietà di impieghi, ancora più adatti che non in una celebrazione eucaristica.

  3. A mio avviso, la forma meditativa e litanica dell’inno Misericordes, a mio avviso, accompagna molto poco i riti di comunione. Se durante la Celebrazione eucaristica lo si vuol inserire ben venga l’introito o l’offertorio. La comunione se il canto riprende il brano del Vangelo è meglio. Comunque, grazie don Simone per questo tuo servizio. Buona Domenica e buon anno santo!

  4. Andrea Scaramella in ha detto:

    Vorrei commentare questo Inno da musicista e quindi prettamente dal lato musicale, e per questo non voglio assolutamente sembrar polemico. Non vorrei farlo dal punto di vista formale (cosa che don Simone ha già pertinentemente fatto) ma dal punto di vista tematico ed armonico. Sono convinto che quanto scritto da Paul Inwood non sia “farina del suo sacco” ma abbia voluto citare 2 opere di Beethoven, per la precisione il Concerto per Violino op.61 e la Sonata n.10 op.96 per Violino e Pianoforte. La prassi dei compositori dei secoli scorsi di citare temi di compositori di cui avevano grande stima era molto consolidata nei secoli scorsi.
    Il ritornello A è tratto dalle battute 56-60 dell’esposizione del primo movimento del Concerto, mentro il ritornello C è un insieme dell’incipit del primo movimento della Sonata più parte delle battute sopra menzionate. Personalmente trovo che la coda polifonica sia poi uno sviluppo di questo tema secondo lo stile e la tecnica compositiva di Paul Inwood, anche se stilisticamente poco pertinente con il resto del lavoro, che armonicamente è assai vicino allo stile beethoveniano.
    Se le citazioni siano state volontarie o meno personalmente lo ritengo assai poco rilevante. Ciò che ritengo invece rilevante è che la qualità dell’Inno sia notevolmente superiore a quanto ho sentito (e suonato) di recente, scritto per opera dei “soliti” noti.

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