Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “luglio, 2015”

Tre suggerimenti per iniziare un buon coro liturgico

coro

Uno degli elementi importanti per una buona celebrazione liturgica è senz’altro il coro. Ora, a volte formare un buon coro liturgico può essere molto difficile, in quanto le persone non sono educate al gusto liturgico e scambiano la celebrazione per una festa di compleanno. Ecco alcuni consigli.
1) Cerca di convincere i sacerdoti, prima di tutto, che ci sono documenti della Chiesa che vanno conosciuti e studiati. Puoi invitare qualche buon liturgista o musicista di Chiesa e far loro spiegare cosa è lecito e cosa non lo è.
2) Fai leva sull’idealismo. Non convincerà tutti, ma molti si sentiranno onorati di far parte di un gruppo che può influire sulla vita spirituale delle persone. Fai capire come è bello essere parte di una tradizione millenaria piuttosto che rincorrere l’ultima moda.
3) Sii accogliente. Spesso gruppi che vogliono difendere la tradizione si trasformano in paladini della morale, escludendo coloro che non si conformano ai loro standards (standards pubblici, su quelli privati si dovrebbe poi indagare). Sii accogliente, specialmente in questo momento storico di grande confusione. Il buon canto liturgico può essere balsamo per l’anima.

Fonte: Il naufrago

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Povera musica liturgica

canto assemblea

Povera musica liturgica! Tante persone vi si dedicano con passione e competenza, ma quanto è ancora bistrattata! Da un lato, coloro che la vorrebbero semplicemente disponibile per dar sfoggio della loro arte (costoro non sono molti, ma piuttosto arrabbiati), dall’altro uno stuolo di pseudo animatori liturgici che, in liturgie appesantite da un abuso del linguaggio verbale, specie nelle troppo lunghe omelie, pensano la musica liturgica come un’occasione per aggregare o come un momento di preghiera “più leggero” all’insegna del “questo mi piace questo no”. Non ditemi che non è così, perché io stesso ci sono passato. Lo vedo, e ho l’occasione per constatarlo molto da vicino.

Siamo ancora nell’800 liturgico-musicale! Due secoli fa e anche di più, infatti, quando l’azione liturgica era una cosa riservata al clero, la musica serviva da sottofondo e da riempitivo ornamentale. La gente la viveva come un diversivo, trovandovi un motivo per svagarsi un po’: andava in chiesa anche per ascoltare la musica che piaceva: trascrizioni per organo di arie d’opera, brani organistici e pezzi cantati di sapore operistico.  Musica – preghiera – liturgia erano completamente disgiunti.

Certo, le cose non stanno più così, e i racconti dell’epoca, come questo, ci paiono incredibili e ci fanno sorridere. Ma siamo sicuri di essere tanto lontani da quella situazione? Se ciò che si canta non è attinente con il Mistero celebrato? Se il canto liturgico è vissuto come ricreazione o intermezzo musicale? Se il repertorio del coro si costruisce sul “mi piace”? E se il clero incoraggia tali modi di fare?

Al contrario, il canto liturgico nasce dentro la liturgia, non fuori da essa. Coloro che celebrano i divini misteri traggono il loro canto dal contesto liturgico, dalle azioni rituali da compiersi, dai testi della liturgia e della Sacra Scrittura affinché nell’atto del cantare, assemblea celebrante e ministri possano invocare, supplicare, acclamare, dialogare, annunciare, lodare, benedire comunitariamente. Se questo accade, allora il canto liturgico sarà non semplicemente inteso come un brano cantato inserito all’offertorio o alla comunione, per esempio, ma sarà il codice sonoro grazie al quale coloro che celebrano danno vita ad una serie variegata di atti liturgici per l’unica celebrazione nella quale si invoca, si supplica, si acclama, si dialoga, si annuncia, si loda, si benedice comunitariamente.

Musica liturgica giovanile?

batteria

Sull’ultimo numero del Bollettino Ceciliano, l’editoriale di don Valentino Donella dal titolo “Tanti modi di dire il falso” tratta di un’espressione utilizzata da tempo in campo ecclesiale: la musica liturgica giovanile. Tra l’altro, scrive:

Cosa significa? musica composta dai giovani? eseguita dai giovani? adatta ai giovani? che i giovani amano? Si, tutto questo forse, ma anche qualcosa di più e di peggio, che nessuno dice o non ha il coraggio di evidenziare. La musica giovanile è anche il linguaggio delle canzoni, del divertimento e dei festivals, della radio, della televisione e del mercato discografico: idioma malamente adattato al servizio liturgico. I due aggettivi esprimono una falsità, anche se chi li usa è ben lontano dal rendersene conto e tanto meno intende con essi ingannare chicchessia.

In seguito, Don Donella evidenzia i motivi che, a suo modo di vedere, rendono falsa l’espressione musica liturgica giovanile. Riassumo utilizzando le sue parole: la falsità sta nel fatto che non sono stati i giovani ad introdurla, ma i religiosi, i curati e i parroci. E’ falsa e ingannevole perché appartiene ad un vocabolario ideologico, parente del sessantottismo. Falsa e ingannevole perché non producendo interiorizzazione e spiritualità, fa male a chi la pratica e alla stessa liturgia. L’argomentazione offre sicuramente vari spunti da approfondire.

Di certo, alcuni luoghi comuni sono stati già ampiamente sfatati, e chi tutt’ora prosegue su questa linea denota un pensiero troppo corto. Ad esempio, l’idea secondo cui un certo modo di fare musica attirerebbe i giovani: “Così almeno vengono!” Vengono fino ad un certo punto, e in piccola parte, come ad altre attività. E’ altrettanto un dato acquisito – almeno dalle mie parti, ma penso anche altrove – che la presenza nelle parrocchie di due cori, quello degli adulti e quello dei giovani, sia fonte di tensioni amare e trascinate negli anni. Molto meglio imporsi di integrare le varie fasce d’età in un unico coro.

Rimangono alcuni dubbi e domande. La musica liturgica giovanile, dovrebbe essere cantata da un coro e da un’assemblea di giovani. E mi starebbe bene. Ma se il coro utilizza il suo repertorio giovanile anche con fedeli di variegata tipologia, lasciandoli muti spettatori, come papa Pio X denunciava già nel 1903? Queste modalità celebrative sono vecchie di 200 anni. I coristi che cantano musica liturgica “giovanile”, poi, non dovrebbero poter essere collocati in una fascia d’età abbastanza precisa? Tuttavia non è raro che tali cori siano formati da vari 45enni e oltre. Dunque tale repertorio non è propedeutico ad un altro più adulto e popolare, ma alternativo ad esso? Il repertorio giovanile è pieno zeppo di canti per la Messa: inizio, offertorio, comunione, fine. E le altre parti? Forse è sottesa l’idea della Messa come recipiente/contenitore per canti?

Per finire: non sarà che questa musica liturgica giovanile sia composta ed utilizzata unicamente in quanto facile, immediata, spicciola? Generalmente non necessita di competenze musicali, né grosso impegno. E il pastore che cosa dovrà fare? Dare pacche sulle spalle e assecondare queste facili scorciatoie, o indicare pazientemente e con gradualità la strada della formazione, della crescita, della consapevolezza?

La Messa di Ennio Morricone

ennio-morricone

Lo scorso 11 giugno nella chiesa del SS. Nome di Gesù a Roma, Ennio Morricone ha diretto la sua Missa Papae Francisci, Anno ducentesimo a Societate Iesu restituta, per doppio coro e orchestra, da lui composta in occasione del bicentenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù e dedicata a Papa Francesco, trasmessa da Rai 5. Un evento mondiale.

Inserisco qui un paio di link: l’esecuzione della Missa dal sito di Rai 5, e un’intervista rilasciata da Morricone a Radio Vaticana in merito al suo lavoro.

Ho rinvenuto su internet molti siti che hanno dato notizia dell’evento e diversi commenti entusiasti; tuttavia pochissime recensioni. Tra queste, l’articolista Mario Dal Bello, su Città Nuova.it, scrive: “Diciamolo subito: è davvero bella. Non so se sarà “liturgica” – manca il Credo – ma di certo c’è un’anima grande, l’anima del nostro tempo che cerca la pace e con essa Dio”.

Non sono un critico musicale: pertanto non mi addentro nell’analisi della composizione e nei suoi aspetti estetici. Di sicuro, il fatto che manchi il Credo, è l’ultimo dei problemi quanto alla liturgicità di questa composizione e anzi, da questo versante non è per nulla un problema. Piuttosto è evidente che la composizione non rispetta le forme liturgiche dei testi. Soprattutto rilevo che: il Kyrie e l’Agnus Dei non hanno una forma litanica e – in quest’ultimo – sono incomprensibili le parole, l’Alleluia non è un’acclamazione, il Sanctus non è affatto cantabile dal popolo; il testo dell’introito è costituito da un vociare informe; il pezzo finale è un omaggio alla colonna sonora di Mission. Senza contare che per essere eseguita occorre un organico di quasi 150 elementi e una buona mezz’ora.

Se ciò che Dal Bello rileva nel suo articolo è condivisibile, allora dobbiamo ritenere che questa composizione di Morricone sia animata da spirito romantico: soggettiva ricerca del divino, intima apertura all’infinito? Ma la musica liturgica è qualcosa di più e di diverso. Purtroppo la Missa Papae Francisci non è un contributo alla causa e credo che neppure intendesse esserlo.

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