Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “giugno, 2015”

Poi sarà il silenzio?

CIPtErOWcAAAS1E

Ho iniziato a scrivere circa 30 anni fa a 4 voci dispari; poi accogliendo alcune osservazioni, ma soprattutto conoscendo la reale consistenza dei nostri cori parrocchiali, ho cominciato a comporre a 3 voci, due femminili e una maschile, per la mancanza di uomini nei nostri cori. Questa Messa rappresenta ancora un passo avanti, si presenta a due voci dispari, assemblea-donne e uomini. Con la preoccupazione di venire incontro alla realtà dei nostri cori. Nella prossima pubblicazione sarò costretto a scrivere soltanto il testo e sopra di esso i neumi, in campo libero senza rigo musicale. Se poi avrò ancora anni da vivere, scriverò il … silenzio.
Naturalmente scherzo, ma parlando seriamente sono veramente impensierito circa la situazione della musica liturgica oggi in Italia. Viviamo un momento di stasi, di calma piatta, fermi, senza più sollecitazioni di nessun tipo. Ci sono alcune isole felici, dove si continua a operare bene e a camminare, ma la maggior parte delle realtà ecclesiali e delle nostre comunità celebrative vive alla giornata senza alcun progetto o piano operativo. Il canto è ancora considerato come riempitivo e insignificante. Assemblea che canta, coro, solista, direttore, organista e strumentisti, sono ancora visti come facoltativi e opzionali.

Don Antonio Parisi, nel presentare la sua nuova Messa Cristo Gesù sposo della Chiesa, allega queste parole. Me le disse anche poche settimane fa, in una cordiale telefonata intercorsa per altre questioni. Certo che sentite da una persona come lui, che in CEI si è prodigato per anni a favore della musica liturgica, fa un certo effetto. Chi opera nelle periferie diocesane ha talvolta la necessità di ascoltare parole che siano di orientamento operativo, e se le aspetta dagli organismi competenti. Invece niente. Ed anche le “isole felici” – come dice lui – lo sono solo a metà, ne sono convinto, perché devono sempre fare i conti con l’indifferenza di buona parte del clero oppure con l’intraprendenza ignorante di persone che nella musica liturgica vedono solo l’occasione per tirare avanti il loro piccolo orticello.

Sul sito delle Edizioni Carrara è possibile reperire la Messa Cristo Gesù sposo della Chiesa di Don Antonio Parisi, composta in vista della 66a Settimana Liturgica Nazionale che si terrà a Bari nell’agosto 2015. È una Messa scritta a due voci dispari, una voce per assemblea e coro femminile e l’altra voce per gli uomini (tenori e bassi), con accompagnamento organistico. La pubblicazione comprende spartito e CD. La parte destinata all’assemblea è semplice, cantabile e immediata. I canti dell’Ordinario sono concertanti  con l’Organo: un tentativo di sviluppare la parte organistica, ponendo attenzione alla forma musicale e alla durata del brano.

Papa Francesco a Torino: S. Messa del 21 giugno

Condivido il video della Messa presieduta da papa Francesco a Torino e alcune brevissime impressioni sull’aspetto canoro della celebrazione, pur non avendo sotto mano testi e spartiti. Il coro e l’orchestra sono stati certamente ben preparati. Azzeccatissimo il canto d’inizio il cui testo è tratto dal Salmo 28 Exaudi vocem meam di Alessandro Ruo Rui, con interpolazione del corale Tutta la terra canti a te (testo di Costa; la melodia è presa dal salterio ginevrino, in italiano meglio conosciuta come Noi canteremo gloria a te). Operazione assolutamente pertinente da un punto di vista liturgico, traendo l’introito dal Graduale romanum e  favorendo  il canto dell’assemblea con il notissimo corale. Personalmente ho trovato gradevoli anche gli altri interventi cantati.

Aggiungo velocemente un paio di osservazioni.

La prima è dedicata al Gloria, ancora di Ruo Rui, che considero una composizione fresca e brillante. Il compositore ha scelto di conferire la forma responsoriale al testo, cosa che non trova consenso unanime, per il fatto che l’antico inno non possiede ritornelli.

La seconda osservazione è riferita al momento della comunione, che pare si sia prolungato per una ventina di minuti. Qui vi è stato un susseguirsi di canti, anche notevolmente diversi uno dall’altro quanto a stile: da O sacrum convivium di Molfino all’Ave verum corpus di Mozart, fino a Pane di vita nuova di Frisina, passando per un paio di canti a me sconosciuti, di stampo evidentemente più leggero, eseguiti da altra formazione corale rispetto a quella diretta da Ruo Rui (Rinnovamento nello Spirito o Sermig?). Tutto lascia pensare che ci sia stato il tentativo, certamente da apprezzare, di coinvolgere diverse realtà ecclesiali; tuttavia, in questo caso, rimane come la sensazione di un collage con alcuni interventi non proprio all’altezza.

Cosa cantiamo oggi a messa?

WP_20150501_14_12_48_Pro_edited

Condivido un articolo per certi versi polemico, ma che segnala aspetti importanti per il canto liturgico. Ad integrazione di quanto sarà affermato qui di seguito, riporto ciò che il Messale Romano, significativamente afferma circa il canto d’ingresso, ma che è applicabile anche per il canto alla presentazione dei doni e alla Comunione: “Si può utilizzare sia l’antifona con il suo salmo, quale si trova nel Graduale romanum o nel Graduale simplex, oppure un altro canto adatto all’azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale” (OGMR 48). Anticipando un’espressione dell’articolo qui sotto, i testi del Graduale non possono essere sostituiti “a piacere”, certamente, ma a determinate condizioni sì: è possibile utilizzare un altro testo anziché l’antifona ivi contenuta, che comunque dovrebbe rimanere un punto di riferimento indiscusso per la scelta dei canti più pertinenti e per le nuove composizioni. In ogni caso, colpisce che nel suo complesso questa indicazione venga completamente ignorata e disattesa, quasi che il Messale non fosse roba nostra, con la complicità difficilmente giustificabile di preti e vescovi.

Fonte: www.cantualeantonianum.com

La domanda che si pongono ogni domenica i cori parrocchiali, qualche minuto prima della messa, è proprio questa: “cosa cantiamo oggi”. Sfogliano il libretto dei canti e buttano giù la lista dal solito repertorio che va bene dal Battesimo del Signore a Cristo Re. Molti ancora sono -ahimè – irretiti dalla falsa idea che il modo di cantare oggi nelle nostre messe sia quello promosso dal Concilio Vaticano II e dalla riforma liturgica. NIENTE DI PIU’ FALSO e addirittura facilmente provabile. Per chi legge l’inglese c’è un bell’articolo qui. Altrimenti ve ne faccio una breve sintesi.
Per molti potrebbe essere una sorpresa sapere che ogni messa ha i suoi canti propri, i cui testi non sono cambiabili a piacere, mentre la musica può essere composta in modi differenti sempre rispettando però il testo proprio dei canti del giorno. La Sacrosanctum Concilium, in un numerello di quelli che nessuno legge, il 117, scrive così: “Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di S. Pio X. Conviene inoltre che si prepari un’edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole.”
E al numero 121, parlando dei musicisti compositori si dice: “Compongano melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che possano essere cantate non solo dalle maggiori « scholae cantorum », ma che convengano anche alle « scholae » minori, e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l’assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche.”
Per quanto riguarda il primo punto si fece un grande sforzo che produsse la revisione per la nuova messa del Graduale Romanum (1974), cioè il libro di canti gregoriani dell’ordinario della messa (kyrie, gloria…) e del proprio di ogni celebrazione eucaristica (i testi del graduale sono i testi propri della liturgia romana dei canti d’introito, di offertorio e di comunione). In più, per le comunità parrocchiali meno provviste in fatto di coro o esperienza canora, venne prodotto lo splendido Graduale simplex (I ed. 1967; II ed. 1975), che come dice il titolo è un libro di canti semplici per la messa (appropriati, più che strettamente propri).
Abbiamo così ben due serie di testi approvati, con relativa musica gregoriana. Ora non si capisce perchè tutti i libri liturgici del Concilio siano stati adattati nelle lingue vernacole e questi due importantissimi libri, che contengono testi che non si dovrebbero mutare a piacimento (SC 22,3), sono rimasti patrimonio degli esperti e dei circoli di liturgisti (il grassetto è mio, ndr).
Non è questione di gregoriano o meno, ma il fatto che le antifone e i salmi che le accompagnano per ogni messa non è intenzione del Concilio vengano dati in balia dei ragazzi del coro parrocchiale. Come invece è avvenuto per quarant’anni, con grave diseducazione al canto vero della liturgia romana e in barba alla volontà del Concilio. Infatti, la vera tradizione liturgica romana antica, prevedeva per la messa solo il canto di antifone e salmi, il tutto preso per il 90% dalla sacra Scrittura, non dalla mente fervida di poeti improvvisati. La musica invece poteva variare da luogo a luogo e di tempo in tempo, per adattarsi alle esigenze, tenendo presente però della preminenza e della guida della melodia gregoriana.
La costituzione apostolica di Paolo VI con cui promulga il Messale Romano rinnovato dice in proposito chiaramente: “Il testo del Graduale Romano, almeno per quanto riguarda il canto, non è stato cambiato. … sono state adattate le Antifone d’ingresso e di Comunione per le Messe lette. “. Quelle infatti che troviamo scritte nei messali sotto il titolo di antifone di Ingresso e di comunione sono le antifone eventualmente da LEGGERE nelle messe in cui il proprio non dovesse essere cantato. Per questo motivo il messale non riporta l’antifona di offertorio, perché nelle messe lette non si prevede mai che essa venga letta: c’è solo se viene cantata, e infatti nei graduali ecco che puntualmente compare.
Se poi entriamo nel merito, potete rendervi conto di quanto sia mutilata la liturgia e la comprensione delle singole feste da quando esse hanno perso i canti propri che le hanno accompagnate e sostenute, come colonna sonora e testuale, per centinaia e centinaia di anni.
Riflettiamo e procuriamoci, almeno per conoscenza, i libri liturgici che ancora mancano in sacrestia, cioè i graduali.

La musica di papa Francesco

papa-francesco

Breve post non dedicato alla musica liturgica, perlomeno direttamente. Vorrei condividere un articolo apparso tempo fa su Avvenire, dedicato al rapporto che papa Francesco ha con la musica. Talvolta si sente dire non la ami. A questa conclusione si giunge mettendo insieme alcuni indizi. Forse ricorderete l’assenza del papa al concerto in occasione dell’Anno della Fede, cosa di un anno fa ormai, ma che fece un gran clamore. Poi ci si è ormai abituati al fatto che nel celebrare, papa Francesco non canti le parti spettanti a colui che presiede. Inoltre, molti sono in attesa di ascoltare il suo magistero sul tema, ma nulla: se non mi sbaglio, neppure un piccolo pensiero nelle omelie a Santa Marta. Dunque, papa Francesco non ama la musica.

Personalmente non ritengo che le cose stiano in questo modo, e per i fatti appena ricordati ci saranno motivi più che validi, senza necessariamente dovervi scorgere un disinteresse di papa Francesco per la musica in generale o per la musica liturgica in specie. Buona lettura.

articolo online
articolo formato pdf

Navigazione articolo