Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Perché l’organo e non la chitarra?

chitarra

E’ sbagliato vedere l’Organo e la Chitarra in termini di “o, o”. Entrambi sono egualmente validi e dipende dalle circostanze nelle quali sono usati. La mia unica riserva è che debbano essere suonati bene e in modo sensibile. Le chitarre strimpellate non hanno posto nella liturgia e organi suonati in malo modo possono essere un disastro liturgico. La Chiesa deve educare i suoi musicisti ai più alti livelli e mai permettere standard penosi. La musica liturgica deve condurre a Dio. Non deve far infuriare le persone e condurle sull’orlo dell’inferno. Sarà un grande giorno quando la Chiesa  insisterà su una musica che sia trascendente e guidi i fedeli alle porte del paradiso.

Fonte: M° Colin Mawby in Il Naufrago / Castaway

Condivido. Non si costruisce nulla con i giudizi a priori e le posizioni assunte per partito preso. Ogni dialogo è destinato a naufragare se parte da opposizioni tipo “organo sì, chitarra no”, oppure “questo canto mi piace, questo no”.

Condivido, inoltre, che la questione della chitarra nelle azioni liturgiche sia legata in primo luogo non allo strumento, ma alla poca preparazione musicale di chi la utilizza. Posso ipotizzare, infatti, che colui che “strimpella” – per riprendere l’espressione di Mawby – la chitarra, possieda con molta probabilità una scarsa cultura e sensibilità musicale, e che sia inclinato ad apprezzare maggiormente un certo tipo di repertorio – poco impegnativo, leggero, spesso scadente anche nei testi – piuttosto che un repertorio di qualità, consono alla celebrazione liturgica? Credo di si. A questa situazione non si pone rimedio con gli aut aut o le pubbliche lamentele. È meglio creare le condizioni per un dialogo franco e pacato, senza illudersi di raccogliere frutti nell’immediato: Tu che suoni in chiesa, ne hai le capacità? In quale misura conosci la musica e la liturgia? Ti sei mai preoccupato di verificare le tue competenze e di cercare il confronto con una persona preparata?

Bene, ognuno si assuma le sue responsabilità, faccia quanto gli è possibile (e non ciò che gli è più comodo), e magari metta in conto di frequentare un bel corso formativo per un servizio liturgico sempre più degno del mistero che celebra.

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2 pensieri su “Perché l’organo e non la chitarra?

  1. Francesca in ha detto:

    Innanzitutto la ringrazio per questo blog e per gli articoli davvero interessanti che sono presenti. Mi trova pienamente concorde con quanto ha scritto circa l’utilizzo degli strumenti. E’ purtroppo vero che spesso ci si trova già a considerare “miracoloso” che qualcuno presti servizio nell’animare la liturgia e quando capita, ci si acconteti a prendere per buona la volontà e spesso la poca preparazione, di chi si mette in gioco. In quest’ottica si comprende da sè perchè la chitarra sia più frequente dell’organo, gli organisti sono ahimè rari, rarissimi (per lo meno dalle mie parti…io personalmente ne conosco solo due che purtroppo non sono stati dotati del dono dell’ubiquità). Quello però che percepisco quando si parla di musica liturgica è l’instaurarsi di un circolo vizioso. Mi spiego meglio: siamo tutti concordi nel dire che l’ideale sarebbe il canto gregoriano e l’utilizzo dell’organo. Siamo tutti concordi nel dire che per praticarli bisogna avere esperienza e che questa presuppone uno studio, reale, che dura anni. Dobbiamo al contempo onestamente però, fare i conti con ciò che abbiamo (direbbe mia nonna “qua ci mancano i preti, figuriamoci se possiamo tene’ le schole cantorum”) Se non disponiamo di, mi si passi il termine, persone altamente qualificate ( fare un corso formativo di animatore liturgico-musicale non rende organisti/pianisti/chitarristi/cantori diplomati) cosa si fa? Meglio una messa senza canti?E se la risposta fosse negativa, come allora ci si deve comportare?
    Le auguro una buona serata,
    Francesca

    • Grazie per la gentilezza.
      Partecipare ad un corso formativo in ambito liturgico-musicale non renderà musicisti e nemmeno liturgisti, tuttavia ti posso assicurare che fa un gran bene. Partecipare ad corso di formazione è come aprire una finestra e guardare fuori. E allora, una persona con le motivazioni giuste allargherà i propri orizzonti, arrivando almeno a dire: “So di non sapere”. E’ una grande conquista. La situazioni più gravi, infatti, sono quelle in cui si trovano persone che credono di sapere e non sanno.

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