Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

L’arte dei suoni

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L’opera d’arte è, sì, una cosa fabbricata, ma dice anche qualcos’altro oltre la pura cosa: allo agoreúei. L’opera d’arte rende noto qualcos’altro, rivela qualcos’altro: è allegoria. Alla cosa fabbricata l’opera d’arte riunisca anche qualcos’altro. Riunire si dice in greco symbállein. L’opera d’arte è simbolo.

La riflessione di Heidegger è interessante. L’opera d’arte racchiude in se stessa un eccedenza rispetto a ciò che è sensibile, una trascendenza che non lo nega, ma che è inscritta in esso. L’arte tende a tenere insieme il suo andare oltre e la sensibilità da cui parte e a cui rimane sempre legata. In effetti, quando siamo di fronte ad essa, l’opera d’arte ci “dice” qualcosa. L’impatto genera in noi emozioni e pensieri. Ciò che viene generato in noi, è esattamente l’eccedenza racchiusa nell’opera d’arte, ma che nello stesso tempo è oltre ad essa. Inoltre, ad uno viene comunicata una cosa, ad un altro un altra cosa. L’opera d’arte dice qualcosa di specifico a ciascuno di noi, e può suscitare emozioni diverse. Questa è la forza del linguaggio simbolico.

Per quello che riguarda la musica e quindi  il canto, dobbiamo fare una constatazione: e cioè che l’arte dei suoni non fabbrica nulla nel suo attuarsi. Il pittore, dipingendo realizza il quadro: il dipinto sarà allegoria e simbolo. Ma il musicista suonando o i cantori cantando non producono nulla di tangibile – poiché le onde sonore sprigionate tali non sono – né tantomeno di permanente. E’ significativo cogliere, dunque, che nella musica e nel canto, allegoria e simbolo risiedano non in un manufatto, ma nell’atto stesso del suonare o del cantare. Queste due azioni, nello specifico, sono simboliche: racchiudono e  nello stesso tempo  rimandano a qualcos’altro. A cosa? Credo sia impossibile dirlo in modo esauriente, ma in un contesto liturgico il credente potrebbe provare emozioni legate al suo essere insieme ad altri che condividono la stessa fede, sentendosi un unico corpo, pur nella diversità; potrebbe avere l’impressione di vivere un tempo non ordinario, quotidiano, ma essere rimandato ad un tempo “altro”, straordinario, solenne.  Senza contare tutti i significati e gli atteggiamenti che la musica, legata alle parole, può suggerire, veicolare e amplificare potentemente: gioia, raccoglimento, lode, supplica, ecc…

Ad una condizione: che sia bella.

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