Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Bellezza della musica

bellezza

Nel precedente post, traendo spunto dall’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, ho scritto a proposito di Sacrosanctum Concilium (n. 112) la quale, in merito alla musica sacra, afferma che «la Chiesa ammette tutte le forme della vera arte purché dotata delle qualità necessarie». Qui desidero riprendere da dove mi ero fermato.

Qual è la qualità artistica della musica, desiderabile in campo liturgico? Non certo la perfezione stilistica, come si esige in altri ambiti, come quello concertistico. Senza giocare al ribasso, possiamo dire che in una celebrazione sarà bello, per esempio, anche il canto spettante al ministro ordinato qualora abbia la proprietà dell’intonazione, della voce chiara e facilmente intendibile, seppure priva della qualità del cantante lirico; allo stesso modo, il canto del popolo ha le sue prerogative, che non possono essere giudicate con il metro utilizzato per misurare il canto dei professionisti: un prato fiorito è bello, anche se molti di quei fiori sono ancora in boccio o già appassiti. Così è il canto dell’assemblea. Il suo pregio consiste più nell’unanimità e nel fervore che nella bellezza delle voci considerate singolarmente. Queste mancanze, non alterano la bellezza dell’insieme, più di quanto i difetti dei singoli fiori quella del prato. Possiamo utilizzare la stessa metafora per riferirci non più al canto del popolo, ma a quello del coro o dei solisti. Se da questo prato coperto di fiori volessimo coglierne uno per donarlo ad una persona a noi cara, sceglieremmo indubbiamente il fiore più bello, non uno di quelli appassiti. Così il canto di coloro che ad esso sono deputati, non potrà non essere coltivato o lasciato alla libera iniziativa, ma nel limite del possibile dovrà essere frutto di applicazione e studio.

Anche per questo Sacrosanctum Concilium afferma che la musica liturgica deve avere la qualità della «vera arte». L’arte, rapportata all’ambito del rito, dice la differenza tra ciò che è naturale, qui inteso come ciò che è istintivo, grezzo, e ciò che viene fatto proprio nella celebrazione. Come il gesto rituale (si pensi al camminare o al porgere), pur contenendo inscindibilmente in sé tutto ciò che è genuinamente umano, subisce una sorta di modifica nel modo di attuarsi e un ampliamento di significato, così avviene nell’arte. Con la sua opera l’artista modifica ciò che è naturale: forse la natura non è bella? Eppure l’artista si sforza e desidera superarne e amplificarne la bellezza. Con la sua opera, l’artista ricerca il modo di andare oltre ciò che è naturalmente bello per giungere ad un altro ordine di bellezza. Nell’arte vi è come un movimento simile a quello che la Liturgia ci può permettere: raggiungere l’aldilà in questo mondo. Un pensiero di Simone Weil può dirci qualcosa: «In tutto quel che suscita in noi il sentimento pure ed autentico del bello, c’è realmente la presenza di Dio. C’è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo, di cui la bellezza è il segno».

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...