Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Canto gregoriano

greg

Il canto gregoriano, oggi di fatto abbandonato dalle comuni assemblee liturgiche, continua a trovare forte interesse presso gli studiosi specializzati e conosce una certa divulgazione in ambito concertistico, anche se per un pubblico di “nicchia”. Come siamo arrivati a questo punto? E’ una vicenda lunga più di quindici secoli.

Il repertorio del canto cosiddetto “gregoriano”, si è formato lentamente lungo i secoli, fin dai primi secoli del cristianesimo a Roma per arrivare alle grandi rielaborazioni e creazioni carolingie a partire dal IX secolo e ai successivi contributi romani. Ha conosciuto la “concorrenza” del canto polifonico rinascimentale, e il declino dovuto alle nuove composizioni sacre – ad esso preferite – di epoca barocca e classica, e successivamente, in Italia, a causa delle melodie di sapore operistico. In questi secoli di decadenza, il canto gregoriano venne rimaneggiato grossolanamente a più riprese e abbruttito in vari modi nella prassi esecutiva rimanendo sì sempre in vigore, ma contaminato da una tradizione creatasi lungo i secoli, lontana da quella originale. Poi, agli inizi del novecento, per correggere gli abusi liturgico-musicali allora in essere, si affermò il movimento ceciliano. In quel periodo il canto gregoriano venne restaurato grazie a faticose verifiche storiche e filologiche, a coronamento delle quali, vennero pubblicati il Graduale e il Liber usualis, le nuove edizioni ufficiali del canto liturgico. L’allora Papa Pio X, nell’offrire la sua approvazione ai ceciliani e alla riscoperta del canto gregoriano, ebbe motivazioni squisitamente pastorali. In quei tempi, infatti, anche nelle basiliche romane si era molto lontani dal suo ideale liturgico, se lui stesso ebbe modo di lamentarsi: “Alla devota salmodia del clero, alla quale partecipava anche il popolo, si sono sostituite interminabili composizioni musicali sulle parole dei salmi, tutte foggiate alla maniera delle vecchie opere teatrali e per lo più di sì meschino valore d’arte, che non si tollererebbero affatto neppure nei concerti profani di minor conto”. Pio X, era fermamente convinto che la soluzione a questa situazione potesse venire anche dalla riscoperta del canto gregoriano. Pertanto, nel suo Motu Proprio Tra le sollecitudini indicò: “Si procuri di restituire il canto gregoriano nell’uso del popolo, affinché i fedeli prendano di nuovo parte più attiva all’officiatura ecclesiastica, come anticamente solevasi”. Tuttavia, “anticamente” la lingua parlata di quei fedeli era il latino e, quella di rieducare il popolo al canto gregoriano, si rivelò un impresa che non raggiunse il suo fine. Al tempo di Pio X, liturgia e musica sacra erano ormai da secoli due aspetti, per così dire, disgiunti e indipendenti. Il canto dei fedeli, quale mezzo per l’auspicata partecipazione attiva dei fedeli (da Pio X, 1903, al magistero di Pio XII, 1958, la locuzione “partecipazione attiva” equivaleva a “partecipazione esteriore”) rimarrà qualcosa di desiderato ma solo un mezzo, eventualmente anche non necessario, per realizzare la “partecipazione interiore” ossia l’intima devozione dell’anima.

In questa frattura tra “interiore” e “esteriore” nella quale era ormai caduta la comprensione della partecipazione dei fedeli, cadrà anche la questione pastorale del canto gregoriano.

Il Concilio Vaticano II, riferendosi alla partecipazione liturgica con tutta una serie di aggettivi, permetterà il superamento di questa visione classica dualista; nel paragrafo 116 della Costituzione Sacrosanctum Concilium riserva alcune parole al canto gregoriano, riconoscendolo come “canto proprio della liturgia romana” e che pertanto “a parità di condizioni” ad esso deve essere riservato il “posto principale”. E’ possibile che il canto gregoriano diventi qualcosa in più che un ambito per specialisti o per amanti del settore? Ne tratterò in un prossimo post.

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Un pensiero su “Canto gregoriano

  1. ANTONELLA in ha detto:

    In alcuni tempi liturgici e per alcuni canti, io sono per il gregoriano.
    Ogni voce che lo esegue canta all’unisono….
    Di una bellezza unica nella sua circolarità…..

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