Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

La chitarra

chitarra-classica

Diciamolo chiaramente: la chitarra è uno strumento nobilissimo. Pagine bellissime le sono state dedicate nelle tradizione della musica classica occidentale ed insigni musicisti si sono dedicati a questo strumento con attenzione e competenza. Detto questo bisogna anche dire: la chitarra non è impiegata nella liturgia, nel 99% dei casi, esaltando le sue capacità espressive ma come strumento di accompagnamento e questo non le fa bene. Infatti, è strumento che in paragone all’organo non ha quella forza sonora per sostenere un’assemblea (a mio parere quando è amplificata la chitarra non rende bene), in paragone all’organo non ha quel senso liturgico che viene da secoli di tradizione che non va dimenticata ma a cui va data la giusta importanza, in paragone all’organo non è sonoramente variegata. Come si vede io non ne faccio una questione di fede ma di opportunità e mi spiego perché la Chiesa abbia sempre raccomandato l’organo come strumento liturgico per eccellenza. Purtroppo quando le orecchie non vogliono sentire, proprio non sentono (Aurelio Porfiri, in Liturgia Opus Trinitatis, blog di Matias Augé).

Alle giuste e pertinenti osservazioni di Porfiri, mi permetto di allegare due pensieri riguardanti il chi utilizza la chitarra e il che cosa viene eseguito in quel “99% dei casi”.

1) Come mai la chitarra viene così diffusamente impiegata nella liturgia come strumento di accompagnamento? Perché è comunemente ritenuto uno strumento “facile”. Perché con appena qualche settimana di esercizio si riesce ad accompagnare qualche canzone di musica leggera – tipo Sapore di sale di Gino Paoli o Canzone del sole di Battisti – e con qualche esercizio in più, senza conoscere nulla di musica, si accompagna qualche canto nella liturgia. Non si offendano i “chitarristi fai-da-te”, ai quali va anche la mia simpatia, ma sono convinto di non allontanarmi molto dalla realtà. Dan Crary, uno dei pionieri della chitarra acustica, diceva che “la chitarra è lo strumento più facile da suonare male, e più difficile da suonare bene”. E dunque, se per imparare a suonare decentemente questo strumento, ci vogliono anni di studio con metodo, quali risultati si ottengono in pochi mesi? Ciò corrisponde alla dignità della liturgia?

2) L’utilizzo della chitarra nella liturgia come strumento di accompagnamento, implica obbligatoriamente un certo tipo di repertorio che, per stile, andamento melodico e costruzione armonica si avvicina parecchio alla musica leggera e al genere “canzone”. Questo repertorio, forse accettabile in assemblee esclusivamente giovanili, va esaminato con prudenza, poiché alcuni “compositori” non hanno ben chiara la differenza di significato tra il facile, il semplice e il banale. Vi si trovano, pertanto, anche composizioni davvero scadenti, con testi solo genericamente religiosi, sdolcinati, superficiali.

Guardando un po’ meno alle necessità immediate e un po’ di più a lungo termine, sarebbe opportuno indirizzare le persone di buona volontà ad uno studio più serio della musica perché possano svolgere in modo migliore il loro servizio. Toccherebbe al clero fare da guida in quest’ambito? Si, se in questi ultimi due o tre decenni vi fosse stata un’adeguata educazione musicale in seminario. Forse i preti di oggi sentirebbero maggiormente questa necessità.

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