Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “giugno, 2014”

Criteri per la scelta dei canti

criteri

“Cosa cantiamo oggi?”. E’ la fatidica domanda che il direttore di coro e/o l’animatore liturgico di turno si pongono spesse volte pochi minuti prima che la celebrazione abbia inizio, purtroppo. Tuttavia, se si desidera che il canto sia parte integrante del rito liturgico e non un semplice decoro o intrattenimento, occorre avere un certo tempo a disposizione per formulare una risposta accorta. A volte si tenta un confronto del testo del canto con la tematica liturgica del giorno ma, ad esser sinceri, quando si ha una certa fretta si prende ciò che è più sottomano, il canto più conosciuto o quello che “piace” di più. In realtà il lavoro più importante è a monte: bisogna passare al setaccio ciò che abbiamo in repertorio.

Joseph Gelineau delineò quattro criteri volti a determinare se un’opera musicale sia adatta o meno a svolgere il suo compito nella liturgia. Li riprendo:

1) criterio canonico: una norma liturgica potrebbe obbligare all’uso di una certa melodia, oppure consigliarla o permetterla. E’ il caso delle melodie che troviamo nei libri liturgici e attengono al canto del celebrante presidente, ai dialoghi con l’assemblea, e altri testi.

2) criterio rituale: una melodia deve essere in accordo con gli attori previsti. Tento un paio di esempi. Per un momento canoro strettamente assembleare come il canto del Santo, non si potrà assumere solo una melodia che preveda solo una polifonia (un’assemblea non è generalmente preparata a questo); oppure, le melodie della dossologia Per Cristo – riservata al celebrante presidente -, o delle strofe del Salmo Responsoriale – riservato al salmista -, non potranno prevedere interventi cantati dall’assemblea o dal coro, che invece interverranno rispettivamente con l’Amen e con il ritornello del salmo.
Risponde al criterio rituale inoltre, il fatto che una melodia deve essere in accordo con un testo e la sua forma, e con il genere musicale che ne deriva. Di nuovo qualche esempio: il Gloria, che è un testo a strofe irregolari, non dovrà essere cantato con ritornello; un Kyrie o un Agnello di Dio che appartengono al genere “litania” dovranno attenersi ad una sobria proposta del solista a cui risponde l’assemblea (risposta sostenuta ed eventualmente arricchita musicalmente dal coro); un Canto al Vangelo non potrà presentarsi in una qualsiasi forma ma, secondo lo schema “alleluia – versetto – alleluia” (non l’Alleluia in Quaresima, ovviamente).
In generale, una melodia deve essere pertinente al momento rituale nel quale deve essere inserita.

3) criterio pastorale: una melodia deve corrispondere all’indole e alla cultura di un popolo, alla predisposizione, alla capacità o alla conoscenza di un’assemblea celebrante.

4) criterio estetico: una melodia dovrà essere bella, artistica e stilisticamente adatta ad esprimere il mistero.

I primi due punti rispondono a richieste oggettive dipendenti dalle norme liturgiche e dalla natura stessa della celebrazione; gli ultimi due sono soggettivi. L’esame deve essere attento, applicando contemporaneamente tutti e quattro i criteri, in modo da non finire per scegliere un’opera d’arte però non ritualmente pertinente, oppure melodie tutt’altro che artistiche solo perché sono alla portata di tutti.

La schematizzazione di Gelineau riconduce ed esplicita il dettato di Sacrosanctum Concilium 112: “La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia esprimendo più dolcemente la preghiera e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle dovute qualità”.

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