Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivi per il mese di “gennaio, 2014”

Il Salmo responsoriale

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Il salmo responsoriale di norma si proclami in canto. Vi sono due modi per cantare il salmo dopo la prima lettura: il modo responsoriale e il modo diretto. Nel modo responsoriale che, per quanto possibile, è da preferirsi, il salmista o cantore del salmo proclama i versetti, e tutta l’assemblea partecipa con il ritornello. Nel modo diretto, il salmo, senza ritornello da parte dell’assemblea, è cantato dal solo salmista o cantore del salmo, o da tutti insieme.

Il canto del salmo o anche del solo ritornello è un mezzo assai efficace per approfondire il senso spirituale del salmo stesso e favorirne la meditazione. In ogni singola cultura si devono usare tutti quei mezzi che possano incoraggiare il canto dell’assemblea, ivi compreso, in modo particolare l’uso delle facoltà previste a questo scopo nell’Ordinamento delle letture della Messa circa i ritornelli da usare nei vari tempi liturgici.

Per il canto o la recita del salmo responsoriale il salmista o il cantore stanno all’ambone

Così si esprime l’Ordinamento generale del Lezionario Romano ai nn. 20-22. Invito di cuore i direttori di coro a considerare di poter dedicare del tempo per insegnare a cantare questo brano della Sacra Scrittura. I salmi hanno la loro origine dal canto di autori ispirati dallo Spirito. Il salmo responsoriale è un canto. Quando non lo cantiamo, ci priviamo di una cosa bella. Pensiamo, ad esempio, alla festa di un amico: possiamo anche solo ipotizzare di augurargli buon compleanno recitando anziché cantando “Tanti auguri a te”? Assurdo, perché toglieremmo alle parole l’euforia tipica di quei momenti. Qui la forma è sostanza.  Ciò è vero anche per il Salmo responsoriale, e per tutti gli altri canti della Messa: se alle parole non uniamo la musica, togliamo loro il senso della gioia o della supplica, del ringraziamento o dell’invocazione, ecc… a favore di un appiattimento generale sui contenuti, che diventeranno poco o nulla espressivi. Dunque la musica non è un “di più” non importante.

Mi permetto di suggerire, a questo punto, un paio di sussidi che possono essere di aiuto: Diocesi di Trento e Treviso (a cura di), I salmi responsoriali domenicali e festivi, Elledici, 2009; e V. Tassani, I Salmi Responsoriali, EDB, 2010. Entrambi contengono gli spartiti con le parti del canto (ritornello e strofe) e dell’organo.

Inoltre, i vescovi italiani, per facilitare almeno il canto del ritornello da parte di tutta l’assemblea, hanno scelto dei testi comuni che si possono utilizzare al posto di quelli riportati nel Lezionario, e si trovano nel libro Nella casa del Padre.

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4 dicembre 1963

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Lo scorso 4 dicembre è stato il 50° anniversario dell’approvazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II: un documento di così grande respiro e così accogliente delle istanze del Movimento liturgico, che nessuna operazione a tavolino avrebbe potuto creare. Durante il Concilio davvero soffiò lo Spirito, scombinando i calcoli prudenti della curia romana, e facendo velocemente camminare la Chiesa. Non mi dilungo oltre, perché è impossibile circoscrivere in poche righe la portata di un evento del genere.

Tanti sono stati gli eventi commemorativi organizzati. Ma molti di più sono stati coloro che se ne sono dimenticati: mi chiedo in quante Diocesi si sia organizzato qualcosa. Mentre ci penso, mi domando anche a quando risalga, per molti preti, l’ultima occasione di studio e aggiornamento circa qualche tematica liturgica. E dire che la maggior parte del clero ha vissuto direttamente gli anni del Concilio e dell’immediato post-Concilio. Si sarà smarrito l’entusiasmo degli inizi? Forse si, ma è anche normale che accada.

In mancanza di un qualche documento pontificio per il 50° di Sacrosanctum Concilium, può tornare utile rileggersi quel che Giovanni Paolo II suggerì per il 40° anniversario nella Lettera Apostolica Spiritus et Sponsa  laddove indica ormai necessario un passaggio “dal rinnovamento all’approfondimento”.

La liturgia, immutata per secoli, finì in passato per essere ritenuta intoccabile; ora riformata per volere del Concilio (e da chi ne aveva la competenza), continua a subire riforme: da un vescovo in una celebrazione, dal punto di vista di un parroco, dalle decisioni di un gruppo liturgico. Tutti mettono mano alla loro riforma. Pare, dunque, che non si riesca ad uscire dal periodo del rinnovamento. Invece, dobbiamo diventare capaci di dire: la liturgia è stata riformata, ora tocca a noi lasciarci riformare dalla liturgia. Ma questo implica una comprensione profonda dei riti liturgici.

Il ragionamento è applicabile anche dal punto di vista musicale: dal post-concilio ad oggi si è prodotta una valanga di nuove composizioni! Ma adesso occorre “approfondire”. Quale idea di liturgia traspare da questa o quella composizione? Quale immagine di Chiesa? A quale aspetto liturgico vorrebbero riferirsi? Riescono ad unirsi al momento rituale? Esprimono la preghiera? Favoriscono l’unanimità e la partecipazione attiva dell’assemblea? Posseggono la qualità dell’arte? Nei canti, la musica si lega alle parole o le utilizza senza rispetto a proprio piacimento? I testi sono presi dalle Sacre Scritture ed esprimono concetti teologicamente esatti, oppure sono solo genericamente religiosi?

Musica della liturgia

Inizio il Blog per convogliare in questo spazio i miei pensieri sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa, ambito al quale mi sono dedicato sia nei miei studi liturgici, sia per interesse personale, e ancor di più da quando sono direttore di questo Istituto. Vorrei anche condividere materiali e approfondimenti che in questi anni ho raccolto o che potrò apprendere da qui in avanti.

Il mondo musicale è assai complesso. Non lo è di meno quando incontra la liturgia, anzi; qui possiamo trovare le realtà più disparate, se non addirittura contraddittorie fra di loro. Tuttavia, non credo che si debba nemmeno volere uniformità, e gli sforzi di chi si occupa della formazione degli operatori del settore liturgico e musicale non dovrebbero andare in questa direzione, in quanto sia l’una che soprattutto l’altra, sono dimensioni che, per complessi motivi, rifuggono gli schemi preconfezionati. La Chiesa considera legittime le diversità nell’esprimersi musicalmente nelle celebrazioni: a patto che queste differenze dipendano da significative istanze culturali. E’ infatti desiderabile che il servizio della musica sia fedele allo spirito della liturgia  e non che non sia soggiogato ai gusti o alle convinzioni personali di questo o quello, peraltro spesso frutto di una scarsa preparazione. Con ciò non voglio dire che coloro che operano da amatori in ambito liturgico-musicale siano persone di cattiva volontà, anzi. E’ per questo motivo che, personalmente, non temo il confronto ma amo dialogare di questi temi con coloro che, siano preparati o no, ne abbiano il desiderio. Sono molto in difficoltà, invece, con coloro che si dimostrano incrollabilmente convinti della giustezza del proprio operato: certezze formatesi, però, non attraverso il confronto con la ricca e multiforme tradizione musicale della Chiesa, ma attuando l’esatto contrario. Questi tali sono riconoscibili: si occupano dell’orticello  creato a loro immagine e somiglianza in modo possessivo, sono chiusi al dialogo, e se vi si trovano costretti, subito attaccano. Purtroppo ne ho fatto l’esperienza.

Se ognuno di noi è quello che è, ciò è dovuto, nel bene e nel male, a quello che finora ha vissuto. Il mio interesse musicale coltivato in qualche modo già da ragazzo studiando organo (ci fosse stato allora un Istituto come il nostro!), è passato anche attraverso le canzonette di chiesa strimpellate con la chitarra: il fai-da-te liturgico-musicale, generalmente, porta a quello. Mi sarei fermato lì se, entrato in seminario, non mi si fosse aperto dinanzi un più vasto orizzonte grazie all’accostamento sincero degli insegnamenti della Chiesa. Da allora, non finisco di imparare. I miei più recenti studi presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova mi hanno confermato quanto sia importante nella liturgia il linguaggio musicale. A ciò, su queste pagine, mi vorrei dedicare.

Don Simone

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